Notte d’orrore nella scuola

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di Sara Consalvo e Elena Priore | del 03/03/2011 |commenta

Notte d’orrore nella scuola
Sara ed Elena ci hanno inviato il loro racconto per “La grande fabbrica delle short stories”, l’iniziativa di Education 2.0 per i ragazzi e le ragazze della secondaria di primo grado che si vogliono cimentare con la scrittura di storie brevi. Inviate le vostre a community@educationduepuntozero.it



Era una di quelle notti. Una di quelle notti dove non c’è neanche una stella in cielo e la luna era piena e stranamente rossa. Elena e Sara stavano facendo una cosa che non avrebbero dovuto fare. Stavano scavalcando il cancello verde ed alto della loro scuola. Un brivido le percorse dalla testa ai piedi. Erano lì per una scommessa lanciata da alcuni loro compagni di classe: dovevano scoprire cosa si aggirava durante la notte nella loro scuola. Si narrava di uno spirito intrappolato nella terra per delle questioni rimaste in sospeso. Non avrebbero mai pensato che quella notte avrebbero scoperto più di uno spirito! Dopo aver scavalcato il cancello salirono i sei gradini scricchiolanti e pieni di crepe dell’ingresso. Appena Sara sfiorò impaurita la crepa del quarto gradino un’ondata di vento gelato la scaraventò per terra procurandole un profondo taglio sul braccio destro. Il sangue iniziò a sgorgare senza fermarsi. Elena si avvicinò preoccupata e, prendendo un fazzoletto dalla sua tasca, iniziò ad asciugare lentamente la ferita. Bum... un tuono le fece sobbalzare il cuore, come se non bastasse un enorme temporale si abbatté su di loro. Scoraggiate corsero indietro per scavalcare di nuovo il cancello ma, ad aspettarle, c’era un enorme mano insanguinata che impediva loro il passaggio. Ancora più impaurite di prima si precipitarono all’ingresso questa volta però senza calpestare nessuna crepa. Elena tirò fuori una spilletta nel tentativo di scassinare la porta d’ingresso. Poi arrivò Sara, la guardò, estrasse dal giubbotto una chiave color oro e aprì la porta; ”potevi dirmelo prima che desideravi aprire la porta” la canzonò Sara “dove le hai trovate quelle?” chiese Elena non abituata a vedere Sara come una ladra “Io non corro mica pericoli! ho chi fa questo per me” ribatté Sara. Elena lasciò correre e si avviò nel corridoio che portava alle classi terze. Camminando si resero conto che la porta del sottoscala era socchiusa e da dentro provenivano strani gridolini agghiaccianti. Sara prese tutto il coraggio che aveva e si avvicinò alla porta, appena mise la mano sulla maniglia un cigolio sinistro la raggelò e rimase paralizzata dal grande spavento per quello che avrebbe potuto trovare là dentro. Allora anche Elena dovette prendere tutto il suo coraggio ed avvicinarsi a Sara e, mettendo la mano sopra la sua, aprirono insieme la porta. Appena entrate... una miriade di ragni pelosi caddero dall’alto e, come se ciò non bastasse, una figura misteriosa avvolta nell’ombra, che sembrava un cupo mietitore, si avvicinava loro con un’ascia affilata. Contemporaneamente lanciarono un urlo rauco e spento ed, uscite dallo stanzino, corsero su per le scale. Si appoggiarono contro un muro per riprender fiato ma subito si accorsero che erano appoggiate contro un messaggio scritto con il sangue: “Avete voluto violare la nostra dimora, ora pagherete le conseguenze”. Sempre più stanche dalle numerose corse si rinchiusero nello stanzino dove le collaboratrici scolastiche tenevano i materiali che utilizzavano per la pulizia della scuola. “Ma cosa sta accadendo? Chi è che vive qua dentro? Che cosa vogliono da noi?” chiese impaurita Sara. “Non ti sembra ovvio? Di sicuro abbiamo disturbato le creature che riposano qua dentro. Vuoi sapere che vogliono da noi? La nostra MORTE perché noi abbiamo scoperto la loro esistenza e sono sicura che ci attendono altri mostri oltre ad una mano mozzata e ad un cupo mietitore” rispose Elena. “L’unica cosa che possiamo fare è trovare un piano per sfuggire ai mostri!” esclamò Sara. “Tu hai un piano?” sperò Elena. “No, ma ne troveremo uno insieme” dichiarò Sara come se avesse appena sentito quella frase da un film d’avventura. “Ok! Colleghiamo le sinapsi!” esclamarono le due ragazze sorridendo sperando nell’unica loro possibilità di salvezza. Fortunatamente lo sgabuzzino era molto attrezzato. Entrambe impugnarono una scopa, una torcia e, in un angoletto, trovarono anche un pezzetto d’aglio che presero (non si sa mai, potevano anche presentarsi alcuni vampiri). Erano impaurite ma misero da parte i loro timori e, con coraggio si avviarono nel corridoio impugnando le scope come delle lance. Passando davanti un ascensore, che non era mai stato funzionante, la porta si aprì di scatto e dentro aspettavano... quattro zombi che stavano per scaraventarsi sopra le due ragazze, ma loro prontamente li spinsero con le scope di nuovo all’interno dell’ascensore che, magicamente, si richiuse. Sara ed Elena si guardarono negli occhi e si lanciarono un sorriso soddisfatto per aver appena sconfitto quattro zombi. Successivamente proseguirono il tragitto molto preoccupate e stanche controllando in ogni singola stanza che non ci fosse nessun mostro. Mentre si avvicinavano ad una delle molteplici uscite di sicurezza sentirono alcuni versi somiglianti a quelli di un pipistrello e come la maggior parte di noi sa i pipistrelli sono la trasformazione di creature notturne chiamate: Vampiri... Elena e Sara si guardarono in viso pensando preoccupate la stessa cosa: non potevano permettere che per colpa della loro scoperta quel vampiro si sarebbe aggirato nella città uccidendo poveri innocenti fino a scovarle e stroncare le loro giovani vite. Dovevano fare una sola cosa... affrontarlo ed ucciderlo. Strinsero nella mano i pezzetti di aglio che avevano trovato nello sgabuzzino e decisero che Sara avrebbe lanciato il suo pezzo d’aglio nell’occhio sinistro ed Elena in quello destro. Lentamente si avvicinarono al luogo da dove provenivano i versi: nell’ingresso dell’ampio Auditorium della scuola. Al loro arrivo trovarono il vampiro ad aspettarle e, come avevano pianificato, Sara si preparò a lanciare ma il vampiro iniziò a sbattere i piedi per terra facendo alzare alcune mattonelle per far cadere le due malcapitate. Elena perse l’equilibrio e le cadde il suo spicchio d’aglio. Sara abilmente riuscì a cogliere al volo lo spicchio d’aglio scappato dalle mani di Elena e, con un tiro da maestro, li lanciò entrambi negli occhi scuri del Vampiro che iniziò a lacrimare scappando. “Grazie per avermi salvato. Comunque secondo me l’aglio lo deve aver indebolito e deve essere scappato per non morire davanti ai nostri occhi” osservò Elena. “Andiamo a vedere cosa sta accadendo nell’Auditorium, sento delle strane voci” sussurrò Sara. Elena annuì. Dopo aver superato la soglia dell’Auditorium si nascosero dietro ad alcune sedie messe in fila orizzontalmente e notarono come era stato allestito stranamente l’enorme palcoscenico situato di fronte alle sedie. Al centro del palco c’era un enorme fiamma rossa che partiva da un grande candelabro a sei bracci. Intorno ad esso erano disposti diversi troni ognuno appartenente ad una specie di mostro diverso. Erano presenti: i quattro zombi che le avevano assalite accanto all’ascensore, c’era anche il cupo mietitore del sottoscala, addirittura anche il vampiro di prima, in aggiunta c’erano due troll, tre fantasmi, una strega e due scheletri. Nascoste dietro le sedie ascoltarono ogni singola parola del loro discorso molto attentamente. “Non possiamo farle scappare” diceva uno scheletro. “Devono morire” diceva la strega. “Se se ne vanno potremmo essere sgamati e costretti a fuggire per l’eternità” diceva il vampiro. “Umm sento odore di umani” sentenziò uno dei due troll con uno strano vocione forzato. Sara ed Elena si guardarono sconvolte avevano dimenticato che i troll potevano sentire da lontano ogni odore che riguardi il cibo. Tutti gli strani mostri cominciarono ad avvicinarsi verso le due giovani che erano rimaste bloccate dietro le sedie. Un’onda di paura le invase quando i mostri le catturarono e dissero in coro scoppiando in una lunga risata: ”Ve l’abbiamo fatta”. Le ragazze si guardarono perplesse non capendo, ma tutto si svelò quando ad uno ad uno tutte le creature mostruose si tolsero le maschere rivelando la loro identità. Erano tutti i loro compagni di classe che avevano fatto loro uno scherzo bello e grosso. Tutto a quel punto fu chiaro ed il vampiro, che in realtà si chiamava Amin, canzonò Sara: ”Ammazza che bella mira con quell’aglio piangerò per settimane”. A quel punto anche gli zombi si lamentarono (in realtà erano Rosa, Flavia, Jessica ed Estelle): ”La prossima volta fate più piano con le scope” dopodiché si misero a ridacchiare. I troll che erano Riccardo e Antonio chiesero: ”Per voi va bene se ci mangiamo un pezzo delle vostre braccia?” e risero anche loro. Elena, che si ricordò del taglio di Sara, domandò :”Ma come avete fatto a far cadere Sara dai gradini e procurarle quel taglio?” Le rispose la strega che era Tonia: ”Veramente noi non abbiamo fatto nulla è bastata solo la distrazione di Sara la stessa cosa è successa ad Elena con le mattonelle”. E tutti scoppiarono in una risata. Dopo scoprirono anche chi erano i due scheletri: Sebastian ed Amedeo. Il cupo mietitore era Alessandro mentre i tre fantasmi Luca, Federico e Christian. In pratica era solo stato un brutto scherzo delle menti malefiche dei loro compagni di classe.


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L’immagine è di Hiro F e Luca Spasiano, del Liceo artistico di Latina.


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