
Da 1994 a oggi, così come documentato nel sito “La Scatola delle Esperienze”, ho avuto modo di osservare da vicino il rapporto sia di bambine/i che di adolescenti con le tecnologie. Nei confronti delle ITC sono certamente molto disinvolti, si trovano a proprio agio ed apprendono con grande facilità nuove applicazioni e l’uso di diversi dispositivi tecnologici. Ma questo è noto a tutti e in proposito tanto è stato già scritto. Quel che però maggiormente mi preme sottolineare è quanto sia importante l’uso creativo delle tecnologie e di come queste riescono a “funzionare” anche se rotte o ricreate mediante “materiale altro”. A questo proposito porterò alcuni esempi. Accade molto spesso che alcuni genitori regalino giochi usati alla nostra classe, stiamo parlando di una sezione di scuola dell’infanzia con frequentanti 29 bambine/i di 3, 4 e 5 anni. Quest’anno, oltre a ricevere in dono libri, videocassette, audiocassette, pupazzi di peluche, super eroi, mattoncini lego, ecco che sono arrivati anche 3 portatili gioco non funzionanti, due joystick da playstation e uno switch. Ne ho già scritto qui: http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=87&m=20111021 e qui http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275&m=20111104.
Tutto ciò è stato accolto con grande entusiasmo e bambine/i hanno subito chiesto di giocare con i “giochi nuovi”. Dunque c’è stato chi ha cominciato a sfogliare i libri inventando racconti da leggere, chi ha costruito animazioni con i super eroi che si confrontavano con morbidi pupazzi di peluche, chi ha realizzato varie costruzioni con i mattoncini lego e chi ha scelto di utilizzare le tecnologie. Qui ho rivolto maggiore attenzione per vedere quale sarebbe stata la reazione dei bambine/i quando avrebbero scoperto che si trattava di giochi rotti. Ebbene sulle prime hanno cercato di farli funzionare. Qualcuno ha cominciato a fare ipotesi: “dobbiamo attaccarli alla corrente” – “non ci sono le batterie” – “dobbiamo trovare il tasto giusto per accenderli”… qualche altro ha detto: “sono rotti, li aggiusto io”. Dopo diversi tentativi falliti ci si aspetterebbe un normale disinteresse per giochi non funzionanti… invece ecco che grazie alla fantasia hanno preso vita. Da due a quattro bambine/i – davanti ai monitor completamente spenti – c’è stato chi ha immaginato di vedere film in DVD e chi ha connesso i joystick da Playstation e ha cominciato a giocare, passando di livello in livello. In pratica l’esperienza reale è stata proiettata in quello che può essere chiamato il “gioco di ruolo” e in quello denominato “gioco simbolico”. Non è la prima volta che questo accade.
Nella nostra classe abbiamo a disposizione 5 computer funzionanti, tre di questi sono connessi a internet, da ciò ne consegue che non tutti i bambini contemporaneamente hanno accesso ai computer, ma che comunque c’è da parte di ognuno una esperienza diretta. Si tratta di esperienze collaborative condivise perché non c’è mai un’attività individuale. Mediante questi computer bambine/i hanno incontri chat con genitori, altri docenti, ricercatori, studenti (http://www.descrittiva.it/calip/0405/index.htm) che condividono con noi i medesimi progetti (per esempio Soave Kids e Pinocchio 2.0, si veda l’articolo pubblicato su Edu-Tech Numero 6 di settembre 2011) favoriti da Messenger o Skype; vedono film, ascoltano canzoni grazie a Youtube, disegnano con Paint, giocano con la fisica in maniera empirica (http://www.descrittiva.it/calip/0708/Crayon-Physics-3-4.htm). Altri bambini scelgono di giocare ai travestimenti, realizzano strutture (strade, città, case) con legnetti o mattoncini lego, disegnano… ricostruiscono spontaneamente oggetti tecnologici (macchine fotografiche digitali, telefonini, robot, portatili…) con vari materiali. 
Essendo la nostra classe all’interno dell’istituto comprensivo abbiamo costanti contatti con studenti della primaria e della secondaria di primo grado e con loro condividiamo i medesimi progetti (http://www.descrittiva.it/calip/Pinocchio2punto0-Edu-Tech.pdf). Questi studenti “più grandi” spesso raggiungono la nostra sezione per farci vedere quanto hanno realizzato o scoperto; ultimamente Andrea e Marco della classe 3A secondaria di primo grado ci hanno presentato un braccio robotico da loro costruito e programmato, il quale sa afferrare palline, bicchieri e battere le mani. I ragazzi hanno così spiegato ai “piccoli” come attivare la loro creazione usando il cellulare (il video su Youtube).
Un braccio robotico è stato esposto alla RomeCUP 2012.
Insomma, resto sempre più convita che le tecnologie non limitano la creatività, la fantasia e la spontaneità di bambine/i e ragazzi né la loro capacità di collaborare e condividere con amici, genitori e insegnanti.
BIBLIOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO:
Edu-tech anno 4, numero 1 gennaio 2012, pag. 16 e e nei blog Soave Kids: http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=87, Pinocchio 2.0: http://blog.edidablog.it/blogs//index.php?blog=275 e su http://www.facebook.com/group.php?gid=139204519436108
Scuole laboratori e luoghi di ricerca per tutta la collettività di Debora Governale, pubblicato il 18/04/2012
Cara Linda, grazie per aver deciso di condividere pubblicamente un'esperienza così bella, non solo per i bimbi che la vivono, ma anche per noi che li osserviamo in questo loro bellissimo percorso di crescita e di sviluppo.Una dimostrazione, la tua, di come i bambini siano in grado di trovare la soluzione anche alla “cianfrusaglia” che noi adulti riteniamo inutile (volendomi collegare al commento di Ignazio Licciardi). Mi trovo pienamente in accodo con la tua affermazione: “le tecnologie non limitano la creatività, la fantasia e la spontaneità di bambine, bambini e ragazzi né la loro capacità di collaborare e condividere con amici, genitori e insegnanti”.Molto interessante poi il passaggio del sotto-stadio piagetiano, da cui emerge la finzione simbolica, e la capacità, cui tu stessa fai riferimento del “gioco di ruolo” e del “gioco simbolico”.Il mio punto di riflessione si sofferma su un aspetto un po' particolare che riguarda la relazione tra Istituzione Scuola e Istituzione Famiglia.Mi chiedo infatti come progettare tale “sistema integrato”. Uno degli argomenti che mi sta più a cuore è l'incontro tra genitori, figli e la tecnologia.Troppo spesso accade che, per mancanza di tempo, di voglia o di conoscenze, i genitori lascino i loro piccoli navigare tra le “intemperie” del web, correndo il rischio di esporli a contenuti non adatti.Il fatto che la Scuola promuova un diverso utilizzo della tecnologia rispetto all'uso classico è un'innovazione di rilevante importanza. Penso che, nel vostro Istituto Comprensivo, organizziate degli incontri in cui spiegare ai genitori, quanto sia importante il loro ruolo nell'utilizzo della tecnologia in casa, quanto sia importante la loro supervisione su cellulari, computer, internet, ponendo maggiore attenzione, sull'importanza della loro presenza in questo contesto, non come “controllori”, ma come guide nell'approccio dei bambini al mondo “virtuale”.Il mio interesse nei confronti dei nostri piccoli “scienziati”, mi porta a pensare, come dice Ignazio Licciardi, ai “non-infanti” -cioè a noi adulti, che tentiamo troppo spesso di tarpar lor ali e di chiudere quell'interesse verso l'oltre e verso l'altro del “perché”. Ci dimentichiamo di come eravamo, ci dimentichiamo di quel pensiero, di quell'idea in continuo divenire, tipico della mente dei bambini, capacità che va perduta proprio con la scolasticizzazione, capacità, che noi invece dovremmo sempre alimentare e sostenere, in quanto autentica scolarizzazione.Vorrei a questo punto collegarmi all'esempio di vita in operatività di Danilo Dolci che si propone di recuperare l'uomo nella mente, nel corpo e nello spirito. Vogliamo che le scuole siano dei laboratori e dei luoghi di ricerca non solo per chi li vive (cioè studenti, insegnanti, collaboratori) ma per la collettività tutta.Vogliamo una scuola deweyana che vuole farsi “ motore della società”, che vuole essere pólis, vuole essere comunità, così come sostiene anche E.Morin.La scuola deve essere educante e liberante, grazie a una serie di attività che coinvolgono tutte le espressioni di cittadinanza, dai bambini agli anziani. Tutto ciò, per giungere alla vera communitas.E tu Linda metti in opera ciò, ogni giorno con la tua “scuola-laboratorio”.
Nella speranza che il Tuo buon esempio, possa essere d'aiuto ai “molti” che si cimentano costantemente nel difficile compito dell'educazione e della formazione.
Ancora una volta grazie. Debora Governale
I bambini e le tecnologie che ci sono o che mancano! di Paolo Beneventi, pubblicato il 16/04/2012
Oggi ho citato nel mio nuovo blog il video pubblicato in queste pagine in cui si vedono i ragazzi delle medie "insegnare" il braccio robotico ai bambini dell'infanzia. Mi piace quando si parla di bambini e tecnologie in termini reali e non ideologici, anche perché sono più di 30 anni che faccio esperienze di questo tipo e so che cosa vuol dire!
http://bambinioggi-paolo.blogspot.it/2012/04/un-video-di-bambini-e-robot.html
Una cosa però che succede spesso dovrebbe farci ripensare la nostra idea di "tecnologie". Per esempio in questi giorni, per sviluppare con i bambini di 5 anni certi spunti su cui si è giocato e lavorato molto bene, siamo letteralmente costretti e usare software e hardware di alcuni o anche molti anni fa perché, per quanto abbiamo cercato, non si trova niente di attuale. Cioè: certe cose che ai bambini piacciono moltissimo - a meno di non disporre di cose stra professionali oggi o amatoriali molto vecchie (!?) - semplicemente non si possono fare!
Scriverò meglio su questo anche qui - se vorrete - e poi penso di aprire un nuovo blog, in cui parlare insieme di hardware e software per fare le cose, in particolare insieme con i bambini. Che non è la stessa cosa che passivamente inchinarci sempre a ciò che offre il mercato!
il bambino creativo di maurizio tiriticco, pubblicato il 12/04/2012
Lavorare con i bambini è la cosa più bella del mondo! Soprattutto quando sono in età di "scuola per l'infanzia"! E' l'età in cui certe categorie del mondo adulto non si sono ancora maturate e sviluppate e tutto ciò che c'è è, e ciò che accade accade. L'unica discriminante è quella del mi piace/non mi piace, mi fa bene/mi fa male, ridere/piangere (o meglio, frignare)! E' l'età in cui non c'è il vero e il falso, il rotto e il non rotto... qui volevo arrivare! Gli adulti si adontano quando i bambini "rompono" i giocattoli: è una categoria adulta quella del rompere! Il bambino non rompe, cerca e scopre: non sa e non può sapere che quel giocattolo funziona solo se... perché un adulto lo ha costruito così! Il giocattolo non è per lui un giocattolo, è un pezzo delle mille realtà che deve scoprire e fare proprie... e deve far presto, perché poi viene l'età delle operazioni formali e quel che è fatto è fatto! Migliaia di anni della nostra storia di umani si devono consumare in due o tre anni soltanto! I giocattoli sono solo nella testa degli adulti. E' di qui che occorre partire per capire come e perché i bambini di Linda interagiscono con le tecnologie "rotte" che l'adulto getta via! Il "rotto" in sé non esiste e non c'è oggetto che non sia... "oggetto" di scoperta! Un adulto si offende se gli regali un computer rotto! Il bambino è solito misurarsi con tutto, esplorare, capire, e il concetto del "rotto" non lo turba più di tanto. Anche un computer "non rotto" è oggetto di esplorazione e di scoperta! Ogni oggetto, dunque, rotto o sano che sia, è pur sempre oggetto di "lavoro!" Lui non gioca, noi crediamo che giochi, ma lui lavora, capisce, costruisce. E la cosa meravigliosa è che dal nostro coso "rotto" nasce una cosa nuova, per lui e per noi! L'adulto, quindi, deve solo offrire oggetti, pretesti, contesti, condizioni, stimolare, seguire! E' il bambino che inventa e che crea! E' lui che procede dal pretesto al testo! Ed è l'adulto Linda che aiuta il bambino a crescere. Lasciate che i bambini "costruiscano" i loro giochi. Una volta erano i manici di scope gettate via, che diventavano spade, o vecchi coperchi che diventavano scudi! Oggi le tecnologie "rotte" offrono molto di più, forse! E l'immaginazione dei nostri bammbini diventa, come dice Giuseppe Fiori, tecno-immaginazione! Vai avanti Linda e raccontaci ancora...
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