L’emergenza DSA

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di Stefano Stefanel | del 10/02/2011 |3 COMMENTI |commenta

L’emergenza DSA
L’alunno ha bisogno di interventi organici e sistematici, non di un certo buonismo o di una “comprensione” che conclude nella valutazione tutta l’attenzione verso i Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).



L’intervento di Rossella Grenci “Dislessia e docenti: scontro o incontro?” del 1° febbraio 2011 tocca una delle più chiare emergenze della scuola italiana. Col termine “emergenza” però voglio indicare due cose diverse:
- l’emergenza (o emersione) della consapevolezza che i Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono una caratteristica di molti alunni;
- l’emergenza nella gestione dei DSA a fronte del comportamento dei docenti evidenziati dalla Grenci.

In questo settore devo dire che i Dirigenti scolastici sono quelli che stanno forzando il “muro di gomma” dell’incomprensione, per affrontare in modo adeguato queste due emergenze, ma i vari ordini di scuola “resistono” davanti a due “evidenze” difficili da negare:
- i DSA ci sono e sono rilevabili anche se non sono certificati;
- la certificazione indica una direzione all’autonomia didattica, non impone comportamenti o valutazioni.

Credo sia importante collocare la dislessia dentro i DSA non come disturbo primario, ma come disturbo più facilmente individuabile. Inoltre va anche osservato che mentre la dislessia è un disturbo abbastanza accettato in quanto tale, disgrafia, discalculia e disturbi attentivi vengono spesso derubricati a disordine o disattenzione. Credo quindi sia necessario collocare il ragionamento sulla dislessia dentro quello più vasto dei DSA, al fine di affrontarli in modo organico.

Nelle scuole che dirigo un insegnante è referente per i DSA e gestisce il monitoraggio su tutti gli alunni certificati. Inoltre tiene i rapporti con i genitori e con i certificatori. Il lavoro è difficile e trova molti ostacoli, ma l’aver dato veste istituzionale chiara alla gestione dei DSA non facilita coloro che vorrebbero minimizzare o disconoscere il problema.

La lentezza però delle fasi formative e l’attaccamento di molti docenti, soprattutto di scuola secondaria, alla certificazione, non permettono di elaborare vere strategie d’insieme per entrare nel problema DSA e ricondurlo alla sua naturale apertura verso strumenti di supporto affinché l’alunno non abbia a subire conseguenze eccessive da una problematicità facilmente assorbibile.

L’alunno ha bisogno di interventi organici e sistematici, non di un certo buonismo o di una “comprensione” che conclude nella valutazione tutta l’attenzione verso i DSA. E soprattutto non ha bisogno che i DSA vengano affrontati attraverso ordini di servizio, obblighi o adempimenti, come troppi docenti tendono a chiedere. Questo presuppone una notevole formazione e la comprensione che la soluzione di problemi didattici ed educativi non è mai di tipo medico. La corsa alla certificazione dell’handicap delle scuole italiane non indica un desiderio di integrazione, ma una volontà palese a spostare sul versante medico i problemi didattici o educativi. Spostare tutto questo sui DSA porta solo complicazioni e non soluzioni.

Perché la questione dei DSA è una delle questioni che possono cambiare la scuola italiana se affrontata nel modo giusto, ritengo fondamentale agire a livello di sistema e quindi partendo dall’organizzazione scolastica e non solo dalla sensibilizzazione dei singoli docenti.

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Mandrake con le toppe! di Lorenza, pubblicato il 25/02/2011

Più che ruolo educativo metterei in evidenza quello formativo e d'istruzione. Quello educativo lo lascerei ai genitori se ci sono e/o ai tutori se i primi mancassero. Sarebbe veramente necessario ristabilire i ruoli di ciascuna agenzia formativa pur mantenendo le collaborazioni indispensabili,  approfondirli e organizzarli partendo dal poco e bene. Invece con poche risorse si vorrebbe fare tutto e bene.

Nel concreto quotidiano, per rispettare l'alunno come persona va conosciuto e interpretato, contestualizzato e relazionato. Non conoscendo le sue pecularietà si rischia di far male ogni intervento. Per fare questi interventi è necessaria tanta competenza, tanta disponibilità di tempo e soprattutto tanta educazione e rispetto verso il tipo di lavoro che ci si appresta a svolgere, naturalmente dopo le doti di "missionario professionista" e  di preparazione necessaria e sempre in aggiornamento... Considerando che in alcune scuole si può badare solo a risolvere problemi di sicurezza immediata, di segnalazioni e di tutela ai minori, di sovrannumero in spazi ristretti, di carenza di personale, di soffitti che crollano, di strumenti compensativi mancanti... ma che nonostante tutto si organizzino tempi, strategie, valutazioni, si forma e si fa regia all'istruzione e anche all' educazione oltre che di alunni anche di genitori... beh, alle volte mi sento Mandrake...Surprised con le toppe!

Una questione di rispetto di laura ceccon, pubblicato il 14/02/2011

Il ruolo centrale della scuola, quello educativo e formativo, parte dal rispetto dell'alunno come PERSONA. Che sia certificato o no, dsa o adhd, extracomunitario o superdotato, è una persona che va rispettata nelle sue peculiarità e caratteristiche. E' la didattica che deve adattarsi all'alunno e non viceversa. Basterebbe questo ma siamo distanti anni luce....

Ben detto! di Rossella Grenci, pubblicato il 14/02/2011

Felicissima di leggere queste considerazioni! Ho condiviso nel mio blog.

Grazie

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