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Disabilità: dai numeri… alla realtà!

Pubblicato il: 07/02/2011 16:14:00 -


Parlare di dati statistici non è semplice, specie se questi devono servire a dare un quadro realistico su alcuni nodi problematici connessi con il rispetto delle norme per l’integrazione degli alunni con disabilità, e la sua reale ed effettiva applicazione su tutto il territorio nazionale, negli ambienti scolastici.
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L’Istat diffonde i primi risultati dell’indagine sugli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali, relativa agli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010. L’immagine che rileva è quella di una realtà disomogenea sul territorio nazionale, ed è desolante che a distanza di anni e numerose leggi (ne cito solo alcune che ritengo importanti: Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996 n. 503, abbattimento barriere architettoniche, Legge 5 febbraio 1992, n. 104: Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) siamo ancora lontani dall’aver pienamente applicato l’integrazione nelle scuole, come si evince dagli ultimi dati statistici rilevati.

“Gli alunni con disabilità presenti nella scuola dell’obbligo nell’anno scolastico 2009/2010 sono poco più di 130 mila; di questi, circa 73 mila sono studenti della scuola primaria e circa 59 mila della scuola secondaria di I grado. In entrambi gli ordini scolastici le alunne con disabilità rappresentano solo un terzo della popolazione (nella scuola primaria sono 32,6% e nella scuola secondaria il 37,3% degli alunni con disabilità). Nella scuola primaria la popolazione scolastica con disabilità ha un’età media intorno ai 9,7 anni e ben il 33% degli alunni frequentanti ha un’età superiore ai 10 anni. Nella scuola secondaria di I grado l’età media della popolazione con disabilità è pari a 13,5 anni, con una percentuale di alunni con età superiore ai 15 anni pari al 20%. Questi dati evidenziano un elevato livello di ripetenza nella popolazione con disabilità, fenomeno negativo in quanto, in alcuni casi, testimonia un semplice prolungamento nel tempo del progetto riabilitativo dell’alunno con disabilità, soprattutto in mancanza di servizi territoriali capaci di prendere in carico tali persone.” (Fonte: Istat. Testo integrale: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110119_00/)

Il quadro che emerge dai dati in questione è di una profonda disuguaglianza tra le strutture scolastiche e il personale qualificato per il superamento dell’ handicap, con conseguenze dirette sulla piena integrazione degli alunni con disabilità. Si evincono differenze sostanziali tra nord, centro e sud.

Al centro-sud si rileva un’alta percentuale di alunni con disabilità multiple, prevalentemente caratterizzate da difficoltà motorie. Ne consegue che le istituzioni preposte all’adeguamento delle strutture scolastiche per il superamento delle barriere architettoniche dovrebbero dimostrarsi particolarmente attive.

Il dato fa emergere con chiarezza che nel mezzogiorno c’è una maggiore complessità di bisogni espressi dalla popolazione scolastica con disabilità, rispetto a quella del resto della penisola. Dal trasporto scolastico all’insegnante di sostegno, alla figura dell’assistente materiale, e/o all’educatore culturale che possa mediare i conflitti che sorgono tra i diversi attori della componente scolastica.

Come ben sappiamo esiste un’elevata difficoltà per adeguare le strutture e consentire un’accessibilità completa agli alunni che presentano disabilità motorie, perché molti edifici scolastici sono nati con altre destinazioni d’uso e sono stati adibiti “di fatto” a scuole. Anche la loro ubicazione, all’interno dei centri urbani, contribuisce a rendere questi edifici ancora meno accessibili dal punto di vista pratico. E per concludere, non dobbiamo dimenticare che gli enti gestori soffrono di una cronica carenza di fondi specifici.

Se poi diamo uno sguardo ai numeri per l’offerta integrata di servizi, in termini di strumenti, persone e mezzi, che le scuole statali, non statali e gli enti locali mettono in campo al fine di rispondere ai bisogni della popolazione scolastica con disabilità, siamo sempre a livelli nettamente inferiori rispetto al nord.

Inoltre, per quanto attiene alle figure professionali qualificate (assistenti educativi culturali) o docenti di sostegno siamo lontani dal poter dire che ci sia una reale corrispondenza tra istanze sociali e bisogni espressi.

Insomma, i numeri rappresentano con estrema chiarezza le problematiche vissute quotidianamente da migliaia di genitori e tendono a mettere in evidenza, ancora una volta, che il tasso di integrazione aumenta o diminuisce a seconda delle aree geografiche di residenza. Ciò sta a significare che se si ha la fortuna di nascere in alcune regioni, vengono riconosciuti ai propri figli i diritti costituzionalmente riconosciuti a tutti i cittadini, in caso contrario…

Stella Carfora

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