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Cultura laica e Bibbia

Pubblicato il: 15/06/2022 05:07:53 -


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Sono trascorsi quindici anni  dalla seconda petizione per introdurre la Bibbia nella scuola pubblica e la proposta dell’associazione culturale ‘Biblia’ – sottoscritta da diecimila le persone, tra cui molte personalità appartenenti ad altri credi o non credenti, che considerano la Bibbia un testo adatto alla formazione dei giovani, al pari degli altri grandi capolavori del passato, come l’Iliade, l’Odissea o la Divina Commedia – è ancora attuale[1]. molto più facile, infatti,  vedere un testo come la Bibbia in mano ad un catechista che non ad un docente di materie umanistiche.  La compresenza di diverse professioni di fede in una stessa classe può frenare l’introduzione della Bibbia come testo letterario tra i banchi al pari di un qualsiasi altro testo.

Le storie e i racconti della Bibbia costituiscono le basi e le fondamenta della nostra cultura, hanno avuto un ruolo essenziale e hanno permeato largamente la formazione della nostra tradizione umanistica, artistica, linguistica, filosofica[2].

Su questo tema mi sollecita Silvia Giacomoni in un incontro a margine del Convegno “Martini: un vescovo e la sua città”, organizzato in occasione della ricorrenza dei dieci anni dalla morte del cardinale dall’Università Cattolica, in collaborazione con il Centro di Ricerca World History, il Dipartimento di Storia e il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Il Convegno si è concluso con un panel di relatori d’eccezione, in quanto testimoni diretti di momenti cruciali e emblematici dell’azione episcopale del Cardinale, capace di apertura di nuovi orizzonti, di iniziative inedite e soprattutto di un metodo di lavoro che ha portato la diocesi ambrosiana a farsi prossimo[3]. Tra questi ospiti Silvia Giacomoni, insegnante e giornalista, soprannominata “Silvia perfidia” per la sua intemperanza e la sua franchezza genuina e senza filtri, che non comprende le ragioni del silenzio della città sul magistero episcopale di Martini in questi dieci anni e chiede a gran voce di restituire a Milano e al Paese gli interrogativi e le profonde questioni di senso che hanno ispirato il dialogo di Martini nei 22 anni trascorsi alla guida della chiesa milanese, di trovare a Milano una sede per leggere i suoi testi, oggi ancora estremamente attuali, perché l’attrattiva di quest’uomo di pace e di dialogo è sempre stata quella di essere “avanti” e di saper parlare a tutti, anche ai non credenti e a quelli che a messa non andavano.

Silvia Giacomoni conosce il cardinale Carlo Maria Martini in occasione della conferenza stampa da lui convocata appena arrivato a Milano nel 1980, con un gesto inedito per la Chiesa di allora, che in genere affidava le comunicazioni al quotidiano l’”Avvenire” e si mette subito alle costole di quest’uomo dal portamento elegante, dagli occhi celesti, dalle grandi mani e sono rimasta incantata dal suo senso dell’umorismo, non consueto per il clima clericale della Curia[4].

Lo segue per il quotidiano “La Repubblica”, ricevendo regolarmente l’elenco dei suoi impegni, camminandogli accanto, facendogli domande che potevano apparire impertinenti e scomode e raccontando questo padre, intelligente, colto, di multiformi esperienze e per nulla permaloso: autorevole, insomma[5], in articoli su azioni coraggiose e evangeliche di Martini, che piacevano anche ai laici.

Fra loro nasce da subito un rapporto di reciprocità, libero e autentico, perché riescono a scambiarsi i rispettivi mondi, a mettere insieme le differenze, abbattendo le barriere relazionali: lei lo fa entrare nel suo mondo di intraprendente e arguta comunicatrice, di appassionata lettrice di romanzi, saggi e poesie, di donna impegnata sui temi del lavoro femminile, della contraccezione, dell’aborto, del terrorismo, della questione morale della Chiesa, di cui gli parla senza tabù.

Si scambiano la prima lettera nel febbraio 1982 e poi lo scambio epistolare continua per trent’anni, una “comunione di cammino”, come la definisce lo stesso Martini già nel 1987.

Il Cardinale accoglie i consigli di lettura, supera la propria diffidenza verso i romanzi, prende coscienza del lavoro di scavo e scalpello che i personaggi fanno nel lettore, e accoglie con curiosità e entusiasmo tutti gli un-birthday presents dell’amica, con una fame inesausta di libri che potevano farlo uscire dal ghetto dei suoi pensieri. La relazione e la stima crescono nel tempo, al punto che Martini, molto sensibile alla rivoluzione mediatica in atto, chiede alla Giacomoni di aiutarlo a riflettere sulla comunicazione e sul rapporto coi media, affidandole per una lettura preliminare e per suggerimenti la lettera pastorale “Il lembo del mantello”[6].

Li accomuna l’amore per i libri; il loro è l’incontro tra due mondi quello della letteratura e quello della Bibbia, sconosciuta non solo a un qualsiasi studente di letteratura che a fatica riesce a comprenderne e interpretarne riferimenti e significati, ma che anche una donna di cultura e formazione letteraria come la Giacomoni, che sente il bisogno di decodificarla attraverso la lettura integrale, l’attualizzazione del registro linguistico e il racconto con un linguaggio attuale.

Il cardinale la invita a entrare nel suo mondo di biblista, sa stimolare il piacere di Silvia nella lettura della Bibbia, che la legge anche ad apertura di libro, come parentesi tra una sparatoria e l’altra, come fanno i vecchi cowboy nei film che Martini non ha mai visto. La Giacomoni avverte così  il bisogno di capire a fondo il magistero del cardinale Martini attraverso la Bibbia e si innamora dell’”Antico Testamento” al punto da intraprenderne la riscrittura su invito dell’editore Mario Spagnol, e da dedicarlo a quanti, per paura, se ne tengono lontani[7].

Silvia Giacomoni mi confida di non essere riuscita a fare il suo lutto per il cardinal Martini subito dopo la sua morte, avvenuta pochi mesi dopo essere rimasta “dimezzata”  per la perdita del marito, il giornalista e scrittore Giorgio Bocca, il “Bocca”, come era familiarmente chiamato.

Soltanto nel 2018 si è sentita pronta a raccogliere le lettere di Martini e a rispondere alla call for documents lanciata dalla Fondazione a lui intitolata[8]: è stato l’inizio dell’elaborazione di questo lutto, che si è compiuto proprio con la preparazione del libro “Diavolo d’un cardinale”. Senza neppure rileggerle, ha portato  in Fondazione un  primo fascio di lettere, selezionate in scatole piene di carte con l’aiuto della giovane assistente Marcela. Alberto Porro le ha subito chiesto di cercare le sue lettere a Martini: quando ha consegnato le minute ritrovate nell’archivio del suo PC, ci si è trovati di fronte a oltre 100 lettere e non sono tutte, perché alcune nel tempo sono andate smarrite; subito ha preso forma l’idea di pubblicarle.

Durante i mesi di lockdown per la pandemia l’amica e editor Laura Bosio ha letto al telefono a Silvia Giacomoni tutte le lettere: ecco che è riaffiorata alla mente l’avventura vissuta negli anni di amicizia con il cardinale, hanno ripreso colore i ricordi e sono state scritte le note, che costituiscono una parte molto importante del libro. Il titolo di manzoniana memoria era già scritto in una lettera dell’autunno del 1990, dopo la lettura della prima lettera sui mass media, Effatà, di cui apprezza l’analisi minuziosa e approfondita dell’argomento: Mi sono detta: diavolo d’un cardinale, che bisogno ha dei miei consigli[9]?

Padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, afferma che proprio la Bibbia ritradotta dalla Giacomoni è stata il frutto tangibile e duraturo dell’amicizia profonda e schietta di Silvia Giacomoni con il Cardinale Martini, che nella prefazione le riconosce  di aver raggiunto l’obiettivo di rimuovere ostacoli e diffidenza e esprime l’auspicio che questo libro del futuro dell’Europa e del mondo intero possa parlare all’oggi, a cominciare dai bambini[10].

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[1] Massimo Cacciari, Furio Colombo, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Margherita Hack, Gad Lerner, Gianni Vattimo, Gustavo Zagrebelsky, Tullia Zevi. Biblia 1985-2015. Trent’anni di studio e di amicizia, a cura di P. Stefani, Prefazione di A. Cini Tassinario, Aracne,  Ariccia (RM), 2015.

[2] Dizionario enciclopedico della Bibbia, a cura di R. Penna, Borla, Città Nuova, 2000. N. FRYE, Il grande codice. Bibbia e letteratura, Vita e Pensiero, 2018.

[3] Milano, 9 maggio 2022. Atti in corso di pubblicazione. Tra i relatori della tavola rotonda, oltre a Silvia Giacomoni: Don Virginio Colmegna, alla cui tenacia Martini ha affidato il prezioso lascito della Casa della Carità; Silvia Mazzuccato, giurista, che insieme al padre gesuita Guido Bertagna e al criminologo Adolfo Ceretti, e  con l’aiuto di Martini, silenzioso e nascosto protagonista, ha contribuito a tessere un percorso pluriennale tra ex terroristi e vittime, realizzato secondo i principi della giustizia ripartiva (Il libro dell’incontro,Vittime e responsabili della lotta armata a confronto. A cura di Guido Bertagna, Adolfo Ceretti, Claudia Mazzucato, Il Saggiatore, 2015; A. CERETTI con N. NISIVOCCIA, Il diavolo mi accarezza i capelli. Memorie di un criminologo, Il Saggiatore, 2020; M. CARTABIA- A. CERETTI, Un’altra storia inizia qui, Bompiani, 2020); Gianfranco Bottoni, già responsabile per l’ecumenismo e il dialogo dell’Arcidiocesi di Milano, al fianco di Martini nel suo impegno ecumenico in Europa e nel mondo.

[4]https://www.bing.com/videos/search?q=diavolo+sd%27un+cardinale&docid=608041294976981983&mid=1412ABD6445505A4E64D1412ABD6445505A4E64D&view=detail&FORM=VIRES. Diavolo d’un Cardinale: un epistolario con Carlo Maria Martini, Milano, 4/02/2022

[5] S. GIACOMONI – C.M. MARTINI, Diavolo d’un Cardinale. Lettere (1982-2012), Bompiani, 2021, p.49; p.101

[6] S. GIACOMONI – C.M. MARTINI, Op. cit., pp. 31-33; p.53; p. 61; pp.66-68

[7] La nuova Bibbia Salani. L’Antico Testamento raccontato per intero da Silvia Giacomoni, con una lettera del Cardinale Martini e con 41 tavole di Mimmo Paladino, Salani editore, 2004

[8] https://www.fondazionemartini.org/

[9] S. GIACOMONI – C.M. MARTINI, Op. cit., p.53

[10] La nuova Bibbia Salani. L’Antico Testamento raccontato per intero da Silvia Giacomoni con una lettera del Cardinale Martini, Salani, 2004.

Rita Bramante Già Dirigente scolastica, membro del Comitato Nazionale per l'apprendimento pratico della Musica

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