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24 ore senza media: è possibile?

Pubblicato il: 16/11/2010 11:43:00 -


Un giorno senza giornali, tv, musica, telefonini, internet. Sembra impossibile, ma per i ragazzi può essere una prova estenuante. Dalle ricerche di un’università inglese alcuni dati per capire le nuove esigenze dei nativi digitali.
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L’Università di Bournemouth, sulla costa sud della Gran Bretagna, ha recentemente concluso un interessante esperimento: far vivere i suoi studenti 24 ore senza usare nessun tipo di media. La ricerca ha coinvolto centinaia di universitari che hanno volontariamente preso parte a un innovativo progetto chiamato “Unplugged”, condotto dal dott. Roman Gerodimos, docente di comunicazione e giornalismo presso l’Università di Bournemouth, in collaborazione con università e ricercatori di Europa, America, Asia e Africa. Finalità del progetto è analizzare i rapporti tra i giovani e i mass media, inclusi giornali, tv, musica, telefonini, internet e tutti gli altri mezzi tecnologici; in particolare si vuole studiare se e come i giovani sono capaci di adattare le loro abitudini all’assenza di media e se sono capaci di resistere per 24 ore.

Gli studenti coinvolti hanno registrato la loro esperienza scrivendo un breve saggio e rispondendo a un questionario; al termine dell’esperimento i ricercatori hanno intervistato ciascuno di essi, anche quelli che non erano riusciti a “staccare la spina” per la sua intera durata. Abbastanza sbalorditivi i risultati. La parola dipendenza ricorre spessissimo nei loro report; molti studenti hanno dichiarato di aver provato sintomi di astinenza, di aver mangiato molto più del solito; di essersi sentiti nervosi e soli anche se famiglia e amici vivono da quelle parti; di essersi aggirati per casa senza saper cosa fare per tutto il tempo. Insomma, sembra che il divieto dei media abbia avuto degli effetti negativi. D’altra parte, in una popolazione che, stando alle ricerche, trascorre ben la metà della propria giornata usando i media, sembra quasi consequenziale che molti giovani non possano neppure immaginare di essere definitivamente “disconnessi”.

Il Regno Unito non è nuovo a studi di questo tipo. Un’altra interessante ricerca è stata condotta nel 2008 dalla Harris Interactive su un campione di circa di duemila ragazzi tra i 13 e i 19 anni a cui sono state rivolte 100 domande sull’uso del telefonino, le abitudini, i comportamenti, i desideri e le aspirazioni per il futuro incluso le comunicazione via mobile. Dalla ricerca emerge, fra l’altro, che il 62% degli intervistati ritiene il telefonino l’oggetto preferito; il 50% lo ritiene un mezzo per rimanere in contatto col proprio mondo mentre il 29% lo ritiene addirittura la chiave della propria vita sociale. Interessanti anche le ragioni per cui gli intervistati hanno dichiarato di preferire questa nuova forma di comunicazione: perché è multitask (46%), perché è veloce (42%), perché non si deve parlare di persona (36%), perché è confidenziale (33%), perché è divertente (29%), perché è facile da usare (28%). I risultati di queste ricerche sono probabilmente destinati ad avere un notevole impatto sull’educazione alla tecnologia: essi potrebbero non solo creare ricadute positive sulle strategie di insegnamento/apprendimento, ma potrebbero renderci più sensibili verso i bisogni di socializzazione e consapevolezza dei digital natives.

Per approfondire:
Unplugged – A global media experiment

Anna Maria Pani

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