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L’integrazione è un diritto fondamentale

Pubblicato il: 27/01/2011 18:00:03 -


A proposito di iscrizioni: tutti gli alunni in situazione di handicap (anche grave) hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado (scuola materna, elementare, media e superiore) – art. 12 Legge 104/92. Si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo: la scuola non può rifiutare l’iscrizione e se lo fa commette un illecito penale. Il diritto all’integrazione è garantito anche per l’asilo nido e l’università (art. 12 Legge 104/92).
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IL PRIMO DISTACCO! La scuola dell’infanzia è il primo grande distacco che bambine/i affrontano nella loro vita. Passano da una situazione sicura, il nucleo familiare dove si sentono protetti, a un ambiente dove si andranno a misurare con i pari, in cui si cimenteranno per la prima volta, in prima persona, con il problema della costruzione del proprio spazio vitale. Il confronto con gli altri li porterà a doversi confrontare con il mondo allargato, diverso da quello che era stato costruito per loro fino a quel momento.

La scuola base riveste, dunque, molta importanza nello sviluppo psicosociale di ogni bambino/a e rappresenta la prima vera prova di socializzazione a cui verrà sottoposto: dovrà imparare a contare solo sulle sue forze, senza il sostegno sicuro del contesto genitoriale. Ed è in questo processo evolutivo di crescita che i genitori devono essere in grado di NON TRASFERIRE le proprie ansie e i propri timori al bambino/a. Il passaggio dovrebbe avvenire serenamente, in modo tale che il confronto coi pari sia il più autonomo possibile, tale da permettergli di iniziare ad arricchire il bagaglio di esperienze positive per uno sviluppo emotivo sicuro e stabile. È importante che questo processo iniziale avvenga senza grandi fatiche emotive.
L’argomento non è facile e deve necessariamente prendere in considerazione anche alcuni aspetti a volte trascurati: i sentimenti delle famiglie, le sofferenze implicite connesse con la loro condizione. Per questo motivo, non voglio affrontare la questione attraverso un approccio puramente normativo, limitando tutto a un semplice e freddo elenco di articoli e di circolari, che pur è importante conoscere.

Vorrei condividere con i lettori le difficoltà che i genitori possono incontrare nel loro primo impatto con la realtà sociale. Si tratta di un evento importantissimo con cui il bimbo disabile deve necessariamente fare i conti. Il dolore è una variabile che si incunea prepotentemente nella relazione educativa e che deve essere affrontata e gestita in modo produttivo sul piano della conoscenza di sé e dell’altro.

Il vissuto del nucleo familiare porta spesso a delle situazioni di grandi difficoltà nel rapporto con la scuola. A volte i genitori sembrano assumere atteggiamenti di chiusura, ma in effetti tendono solo a difendersi. Dall’ altro lato anche l’insegnante rischia di percepire l’aspetto emotivo come un “peso” che può sbilanciare la relazione. Servono, quindi, alcuni strumenti di mediazione per costruire lo spazio relazionale, per accogliere la sofferenza e trasformarla in elemento di conoscenza.

I genitori si trasformano in risorsa quando sono coinvolti attivamente, ognuno singolarmente con la propria storia ed esperienza, nel progetto educativo individuale del proprio figlio/a. Solamente in questo modo, camminando insieme, si avrà una piena integrazione o sarebbe meglio dire: inclusione.

L’inclusione è un DIRITTO fondamentale ed è in relazione con il concetto di “appartenenza”. Le persone con o senza disabilità possono interagire alla pari. Un’educazione inclusiva permette alla scuola di essere riconosciuta come un’istituzione DI QUALITÀ.

Mi torna in mente una poesia di Danilo Dolci, una frase in particolare che riporto in maiuscolo fa comprendere, più di ogni parola, il concetto di inclusione/integrazione:

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO.

Ogni bambino/a deve essere benvenuto, ogni bambino/a impara con i propri tempi e soprattutto può partecipare direttamente alle attività, così che tutti riescano a comprendere come le diversità costituiscano un arricchimento.

Attenzione, la prima difficoltà che possono incontrare i genitori è la scarsa informazione. È buona norma che i genitori si informino dell’esistenza di laboratori, di spazi in cui il bambino può essere messo in condizione di socializzare attraverso il gioco affinché prenda contatto con il mondo che lo circonda. Bambine/i hanno bisogno di vivere le attività e i luoghi di apprendimento (classe, laboratori, contesti sociali e famiglia) che devono funzionare come un circuito virtuoso aprendo delle possibilità di libertà e di crescita del bambino/a.

L’esperienza personale mi porta a sostenere con convinzione che i genitori debbano conoscere in anticipo le strategie educative specifiche che l’istituzione scolastica offre, e se queste rispondono effettivamente ai bisogni individuali espressi. Solo se si rispettano i bisogni individuali può essere effettivamente garantito il principio di uguaglianza del soggetto disabile, che si sentirà di appartenere alla comunità come soggetto umano e non come un “diverso”. Sono convinta che se la scuola, i docenti e i genitori saranno capaci di dialogare e mediare tra gli ostacoli, partendo dalla comprensione della storia individuale di ogni bambino, di sicuro si attiveranno percorsi di vera inclusione e piena integrazione umana e sociale!

Per approfondire:
Il Ministero della pubblica istruzione ha emanato, il 30 dicembre 2010, la circolare n. 101 per le iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2011/2012.

Iscrizioni (Fascicolo a cura del centro nazionale FLC CGIL)

Ogni singola istituzione scolastica, all’atto dell’iscrizione, mette a disposizione delle famiglie il proprio Piano dell’offerta formativa (P.O.F.) recante le articolazioni e le scansioni dell’orario settimanale delle lezioni e delle attività che la scuola offre sia sul piano logistico che didattico e strumentale.

Possono iscriversi: le bambine e i bambini che hanno compiuto i tre anni entro il 31 dicembre 2011.

Iscrizione anticipata: è consentita alle bambine e ai bambini che compiono i tre anni entro il 30 aprile 2012.

L’ammissione alla frequenza per i bambini nati entro il 30 aprile 2012 subordinata alle seguenti condizioni:
• disponibilità dei posti ed esaurimento delle liste di attesa
• disponibilità di locali e dotazioni idonei sotto il profilo dell’agibilità e della funzionalità, tali da rispondere alle specifiche esigenze di bambini inferiori ai tre anni
• valutazione pedagogica e didattica da parte del collegio dei docenti circa i tempi e le modalità di accoglienza Nel caso il numero di iscrizioni superi il numero dei posti disponibili, hanno priorità di accoglienza le domande delle bambine e dei bambini che compiono i tre anni entro il 31 dicembre 2011.

Stella Carfora

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