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La felicità di studiare all’Università: accade a Edimburgo

Pubblicato il: 17/10/2014 13:00:56 -


Fiducia e prospettive per il futuro è ciò che si respira dall’esperienza di Oliva Carnera giovane italiana che studia all’Università di Edimburgo e racconta il suo felice percorso accademico. E… senza pagare un centesimo di tasse!
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Università di Edimburgo – College of Art

Ottobre 2014

Qualche giorno fa sono entrata all’Università e la sala principale dove vengono fatte mostre e incontri era piena di galline in gabbia. Perché? Alcuni studenti avevano il compito di ritrarle e studiarne il piumaggio.

Un altro episodio divertente è quando si è presentata la mia “Tutor”, l’insegnate che mi segue nei progetti di costume, il primo giorno di corsi. La incontriamo solo il venerdì e per questo ci ha gentilmente chiesto di essere presenti e puntuali, e nel caso proprio quel giorno avessimo dei terribili postumi dovuti ad attività notturne varie, ci avrebbe parlato per primi per poi rispedirci a casa a dormire. Si è anche raccomandata di farle sapere se fossimo particolarmente tristi o depressi, per poterci così dare un abbraccio di conforto. In pratica ci ha chiesto e rispetto e onestà in cambio di comprensione e aiuto.
E questi sono alcuni dei molti episodi che mi sono successi e che mi lasciano sorpresa, meravigliata e toccata, ma ai quali mi sono anche in parte abituata.

Oramai vivo in Gran Bretagna da più di un anno. L’anno scorso ho studiato alla Birmingham City University dove sono stata presa per un Foundation Year in Art and Design (corso pre-universitario) e grazie alla preparazione che mi ha dato sono riuscita ad entrare al corso di “Performance Costume” (Design di costumi per cinema e teatro) presso l’Edinburgh College of Art (University of Edinburgh).

Come sono finita a studiare quassù al freddo?
Quasi tutti gli inglesi che incontro me lo domandano, specialmente quando vengono a sapere che vengo da Firenze una delle più belle e famose città d’arte del mondo. La ragione è semplice:
non avevo scelta
.

Una volta completate le mie fatiche e “maturata” al Liceo Linguistico Internazionale Capponi, nel luglio 2013, ero convinta di voler fare arte applicata; forse illustrazione, forse moda, non sapevo bene con esattezza. Sarei potuta andare all’Accademia di belle arti a copiare disegni e dipinti di Michelangelo in strutture scarsamente attrezzate, con mezzi limitati, a cui il governo taglia fondi ogni anno, aspettandomi molto studio teorico e poca creatività. Oppure sapevo che in Inghilterra esistevano corsi che permettono di sperimentare i più vari campi dell’arte per poi aiutarti a iscriverti all’Università. Il caso mi ha portata a Birmingham e grazie al mio Foundation Year adesso studio Costume nella diciassettesima Università migliore del mondo e in una delle migliori città per studenti d’Europa, senza dover pagare un centesimo di tasse.


In Italia non esiste una laurea in costume. O se esiste qualcosa del genere è privato, estremamente selettivo e non meglio strutturato.

È così che vivo nella capitale della Scozia, ancora parte della Gran Bretagna, una città con circa 500.000 abitanti e intorno a 40.000 studenti da tutto il mondo.

La vita da studente qui a Edimburgo in particolare, ma oserei dire in Inghilterra in generale, è incredibilmente facile. Con questo non intendo dire che gli studi non siano impegnativi (anzi, tutt’altro) ma semplicemente che come studente sei aiutato e tutelato sotto ogni aspetto.
L’Università offre qualsiasi cosa di cui si possa avere bisogno: biblioteche con milioni e milioni di volumi, dvd e cd, assistenza nel cercare alloggio, un centro sportivo con ogni spazio possibile immaginabile, migliaia di computer, stampanti e fotocopiatrici e accesso al campus per quasi 24 ore al giorno 7 giorni a settimana.
Per non parlare del “divertimento”. All’interno dell’Università nel campus principale vedi chiaramente un edificio più antico e più bello degli altri. Questo è la sede della “Student Union”, il comitato studentesco che si occupa di ravvivare la tua vita da studente con feste, attività e eventi di qualsiasi genere. All’interno del palazzo ci sono pub, ristoranti, una sala per i dibattiti e concerti, e infine l’ufficio delle “Societies”, ovvero gruppi di studenti che si organizzano e si dedicano alle attività più varie dalla danza africana al giocare a quidditch, dal ricamo alla politica, dalla letteratura alla cucina e altre centinaia dalle più tradizionali alle più particolari!

Questi intrattenimenti e servizi creano un’idea dell’Università legata al piacere così quanto al dovere e ti invitano a coltivare interessi al di fuori del proprio campo di studi.
Infatti, una caratteristica del sistema scolastico e universitario inglese, (in particolare nei campi artistici, ma ho notato anche in quelli più accademici più tradizionali) è invitarti ad arricchirti dedicandoti alle attività più svariate coltivando la propria individualità e originalità. Ed è qui che entra in gioco la fondamentale figura dell’insegnante, il quale tramite rapporto diretto con lo studente ha il compito fondamentale di responsabilizzare e di aiutare l’alunno a individuare i propri punti di forza per esprimere al massimo la propria unicità, inibendo così un’eccessiva competitività.
Un’altra caratteristica del sistema britannico è l’importanza data all’apprendimento pratico: all’interno di una settimana con circa 25 ore di lezione io ho una sola ora di lezione frontale.
Il resto consiste in ore di laboratorio, attività pratiche e confronto e collaborazione con altri studenti. Allo stesso modo la mia coinquilina, che ha appena incominciato il su corso di laurea in veterinaria, fin dalle prime settimane ha dissezionato diversi tipi di animale e ha fatto ore di lavoro pratico in fattoria.

In conclusione, dal primo momento in cui ho messo piede nelle Università britanniche mi è stato ben chiaro che la mia istruzione e la mia possibilità di studiare in tali strutture è un privilegio irripetibile da cui trarre il massimo e al quale dare il massimo.
Questo privilegio

è reso possibile grazie al grande investimento che le amministrazioni britanniche fanno su di noi per darci un futuro e di conseguenza dare un futuro al Paese.

Olivia Carnera

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