Education at glance 2026
![I sistemi educativi sono forti, quanto lo sono i loro docenti. Questo il punto di partenza dell’analisi che Education at a Glance 2026 sviluppa per osservare lo stato attuale delle istituzioni scolastiche nei paesi OCSE e in quelli cosiddetti aderenti. Si tratta quindi di analizzare un settore del mercato del lavoro, spesso trascurato nella sua specificità, che nella complessa situazione attuale evidenzia la sua fondamentale importanza nel/nei “passaggi” generazionali, ma svolge soprattutto un ruolo essenziale a proposito della strettissima connessione […]](https://www.educationduepuntozero.it/wp-content/uploads/2026/10/Educazione-in-classe_-fonti-e-metodologie-360x360.png)
I sistemi educativi sono forti, quanto lo sono i loro docenti.
Questo il punto di partenza dell’analisi che Education at a Glance 2026 sviluppa per osservare lo stato attuale delle istituzioni scolastiche nei paesi OCSE e in quelli cosiddetti aderenti.
Si tratta quindi di analizzare un settore del mercato del lavoro, spesso trascurato nella sua specificità, che nella complessa situazione attuale evidenzia la sua fondamentale importanza nel/nei “passaggi” generazionali, ma svolge soprattutto un ruolo essenziale a proposito della strettissima connessione tra saperi/saper fare entro sistemi sociali e produttivi, fortemente cambiati e sempre dinamicamente in trasformazione.
La novità dell’ ultima edizione di Education at a Glance sta proprio nello studio dei docenti come “cerniera sociale ed economica”: essenziali come non mai per garantire collocazioni sociali adeguate alle esigenze delle giovani generazioni nel quadro di economie complesse, aperte/sottoposte alla pressione di nuove modalità di lavoro in cui nuove tecnologie, modalità scientificamente prodotte e definite trasformano continuamente strumenti, metodi, ambienti e contesti stessi in cui si lavora. Sono questi nuovi contesti che richiedono, a chi lavora / lavorerà oggi e nel futuro sia capacità di applicare prassi esecutive ormai sperimentate che capacità creative e di rapido adattamento al nuovo.
Ma in tutti i paesi OCSE sono sempre più evidenti la carenza di docenti, la difficoltà di attrarre e sviluppare professionalità in questo settore e di trattenerle entro il sistema educativo. Basti un dato, all’inizio dell’anno scolastico 2024-25 la carenza di docenti arriva mediamente al 3% del personale che sarebbe necessario nei paesi oggetto dello studio. La percentuale media di questa carenza di personale è del 3%, con punte elevate in alcuni paesi,vedi Lettonia e Lussemburgo dove si raggiunge il 4%, con grandi differenze territoriali (mancano docenti soprattutto in zone rurali, isolate e svantaggiate) e in alcuni settori disciplinari (STEM), in particolare docenti in matematica e scienze naturali, in cui c’è una forte concorrenza tra educazione e settori di lavoro altamente qualificati e remunerati.
Altro problema è la qualificazione dei docenti, molti infatti non corrispondono alle qualifiche e alle competenze oggi richieste e necessarie, si tratta di circa il 9% (media Ocse tra scuola primaria e secondaria).
A questo problema si aggiunge che 1 su 4 docenti della secondaria superiore ha più di 55 anni, quindi la sostituzione dei pensionati/ndi è tema della massima urgenza.
I sistemi scolastici oggi evidenziano la stessa carenza di lavoratori qualificati che si manifesta nel mondo del lavoro, sebbene al momento più limitate di quello che si vede nella media dei paesi OCSE sulla base dei dati disponibili.
Nello stesso tempo l’esigenza di personale altamente qualificato induce questa domanda: chi è in grado di assicurare a coloro che oggi sono in formazione le qualificazioni di alto livello che sarebbero necessarie? Non solo. Il lavoro docente è/dovrebbe essere qualificato per valorizzare l’autonomia professionale, la capacità di leadership, la promozione e la pratica di relazioni di lavoro positivamente collaborative, ma l’attrattività del lavoro docente è minata da un gap tra l’importanza del lavoro docente e di una sua alta qualificazione e l’inadeguatezza del suo riconoscimento sociale. Se infatti l’85% per cento dei docenti ritiene di svolgere un lavoro che li “soddisfa”, solo il 22% crede che il suo lavoro sia socialmente apprezzato e valutato.
Non si tratta quindi soltanto di rendere più attraente il lavoro docente, ma di progettarlo in modo da contrastare forti, prevedibili carenze di “aspiranti” a questa attività.
lI programma per policy finalizzate alle attività formative per oggi e per il futuro sono così delineate.
- Il tempo e le esperienze professionali dei docenti dovranno essere resi più efficaci in modo che abbiano effetti migliori in relazione all’apprendimento degli studenti.
- La pianificazione del lavoro in classe dovrà essere precisa e flessibile per qualificare un ampio uso del digitale e dell’AI, eliminando le barriere burocratiche che appesantiscono e limitano la stessa autonomia didattica.
- Definire, allargandole, le opportunità di ingresso nella professione sia per quelli che scelgono la docenza come prima professione, sia per quelli che vi accedono dopo altre esperienze lavorative, valorizzando per questi le competenze acquisite in altri settori e riconoscendone le esperienze.
- La riduzione del numero degli studenti, prevedibile, anzi prevista nei prossimi anni, potrà rappresentare un’occasione positiva di riqualificazione dei percorsi di formazione laddove si evidenzia fin da oggi una carenza di personale. Nell’area OCSE nel periodo 2024-2033 si prevede una diminuzione fino al 9% di giovani 5-14 anni. Questa situazione potrebbe presentare una positiva opportunità per quelle tipologie di scuole, di studenti e di territori che già oggi presentano carenze di personale, e dare occasione ai politici di reindirizzare risorse laddove la carenza è già ora più forte, anziché disperdere ulteriormente una forza lavoro già sotto pressione.
A partire dal primo capitolo, che analizza i vari aspetti, i rischi, le prospettive e le politiche necessarie per affrontare i vari problemi, gli “indicatori” studiano le transizioni dalla formazione al lavoro, i livelli di istruzione della popolazione adulta, i vantaggi sociali ed economici dell’ educazione e formazione, la partecipazione al lifelong learning, le caratteristiche dei vari sistemi scolastici e le risorse finanziarie investite nel settore, l’organizzazione dei vari livelli scolastici e il profilo degli “studenti internazionali”, questi i principali punti di osservazione che il rapporto presenza con la solita importante ed utile attenzione a dati, tipologie di interventi istituzionali e socio economici..
Una breve osservazione in conclusione. Ciò che sta accadendo oggi in molti paesi, nelle scuole e nella popolazione giovanile, rivela i bisogni e le forti tensioni di giovani e giovanissimi/e appartenenti a generazioni che non trovano a disposizione gli spazi e le parole per esprimere i loro disagi e per farsi riconoscere diritti e futuro in un mondo sempre più estraneo al loro sentire ed agire. Una realtà bruciante che non dovrebbe consentire il riprodursi di interpretazioni vecchie della crisi delle istituzioni educative e degli insegnanti.
Vittoria Gallina



