Istruzione degli adulti e tenuta sociale: i CPIA e le scuole di Secondo Livello
![Che il tema dell’Istruzione degli Adulti in Europa e in Italia sia un tema sempre più emergente è dato ormai consolidato. Anche a Torino, la scorsa settimana si è svolta un importante Convegno, promosso dalla CISL Scuola Torino-Canavese, che ha messo insieme non solo gli operatori sul campo, insegnanti e Dirigenti scolastici prima di tutto, ma anche studiosi che da anni si occupano dei temi legati allo sviluppo, del mercato del lavoro, come il sociologo Luciano Aburrà dell’IRES Piemonte. Con […]](https://www.educationduepuntozero.it/wp-content/uploads/2026/03/banner-mobilw-360x196.png)
Che il tema dell’Istruzione degli Adulti in Europa e in Italia sia un tema sempre più emergente è dato ormai consolidato. Anche a Torino, la scorsa settimana si è svolta un importante Convegno, promosso dalla CISL Scuola Torino-Canavese, che ha messo insieme non solo gli operatori sul campo, insegnanti e Dirigenti scolastici prima di tutto, ma anche studiosi che da anni si occupano dei temi legati allo sviluppo, del mercato del lavoro, come il sociologo Luciano Aburrà dell’IRES Piemonte. Con lui anche il ricercatore Indire, Matteo Borri che ha presentato alcuni interessanti dati aggiornati sul tema.
La cosa che maggiormente mi ha colpito è stata la grande partecipazione e la motivazione ad esservi con spirito rinnovato di volontà concreta a provare a mettere le mani su una materia indubbiamente un po’ ostica perché rimasta in ombra, quasi ignorata, per almeno 14 anni da quando il legislatore con il DPR263/2012 ha voluto immaginare un nuovo mondo per l’Istruzione degli adulti, che tenesse insieme il fantasma del life long learning e i dati impietosi di OCSE PISA 2015 con la realtà di scuole di fatto sconosciute ai più e il bisogno di rinnovare e dare risposte al settore alberghiero, meccanico, agricolo, logistico e dei servizi in grossa carenza di forza lavoro nel Paese.
Il fatto che, in qualche modo, l’Istruzione degli adulti resti strutturalmente bassa rispetto agli altri paesi europei chiede nuovi modi di pensare, nuova linfa vitale al sistema, nuovi approcci interpretativi.
I dati infatti dimostrano che vi è uno scarto impietoso tra il 35, 7% dei 25-64enni coinvolti in formazione in Italia (Italia, 2022 – ISTAT) e la media UE27 che è del 46, 6%. Dunque il diritto all’Istruzione resta diseguale nell’accesso reale. Dati ancora più recenti rilevano che, nell’ultimo mese, solo il 10% degli adulti italiani ha partecipato a formazioni recenti. L’Indicatore Eurostat mette in evidenza uno scarto notevole tra target europei e quelli della realtà italiana se si pensa che l’obiettivo per il 2025 era del 47% e per il 2030 è del 60%. I dati OECD/INAPP – PIAAC (2023-2024) indicano livelli di competenze ancora critici, infatti 1 studente su 4 ha basse competenze in literacy e numeracy.
Eppure questi dati standardizzati non intercettano un movimento sotterraneo, impercettibile ad occhio nudo, di acque nuove che rivitalizzano un sistema ancora nascente com’è quello dell’Istruzione degli adulti inteso come sistema che coinvolge tanto il Terzo settore quanto la Scuola e le Università.
I dati Istat infatti dimostrano che vi è un crescita continua e progressiva alla partecipazione alla formazione continua. Si è passati dall’8,1% del 2019 al 9,6% del 2022 al 11,6% del 2023.
L’Indagine sui comportamenti formativi degli adulti INDACO-adults survey (2024) ha messo in evidenza un aumento della domanda e offerta di adult learning in particolare nelle competenze digitali e upskilling.
Se pensiamo alla realtà dei CPIA e dei percorsi di secondo livello, ex serali, vediamo una Rete nazionale stabilizzata con la Ridap che rappresenta 131 CPIA, oltre 200.000 iscritti complessivi nel 2023-24, 24 mila di cui un quarto solo in Piemonte e Lombardia non si può che confermare che la vi è una domanda in espansione a cui non sempre consegue una espansione delle possibilità concrete di accesso. Per quanto riguarda i corsi di secondo livello (ex serali), che permettono ad adulti lavoratori di migliorare le proprie condizioni di vita seguendo corsi serali prevalentemente tra le h. 17.00 e le 22.00, che portano al conseguimento del diploma di scuola secondaria, come il diploma di scuola alberghiera, tecnici, meccanici,chimici, personale socio-sanitario ma anche aspiranti insegnanti con i LES. All’aumento costante delle iscrizioni degli ultimi anni, in netta controtendenza rispetto alle scuole del mattino a causa del blocco delle nascite, sono seguiti tagli di organico importanti in Piemonte e in altre realtà italiane.
I dati raccolti dalla Rete dei Cpia piemontesi indicano che negli ultimi tre anni gli studenti scrutinati del secondo Livello, cioè gli studenti e le studentesse che hanno effettivamente portato a conclusione il percorso nelle scuole “serali”, sono cresciuti a ritmo raddoppiato di 850 unità come è possibile osservare:



Dagli atti del Convegno Cisl Scuola Torino-Canavese, Istruzione degli adulti, 26 Gennaio 2026
Eppure a partire dal 2024/25, 16 Istituti superiori, incardinati nei 5 CPIA torinesi non hanno visto rinnovare i percorsi di Primo Periodo didattico con una contrazione significativa dell’organico dedicato. Ciò è accaduto anche all’interno del più grande e complesso carcere d’Italia come il Lorusso-Cutugno di Torino.
Insomma, si tratta di un blocco sul nascere, in quanto gli studenti che vorrebbero iscriversi al primo e secondo anno non trovano più i corsi disponibili.
Mentre i corsi del mattino si svuotano per mancanza di piccoli studenti, quelli degli adulti che, improvvisamente, troverebbero anche aule rimaste vuote e disponibili vengono chiuse sul nascere dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Le criticità sono molte e vedono ad esempio centri metropolitani con periferie immense, come nel caso del quartiere di Barriera di Milano a Torino, noto alla cronaca per disagio sociale cui si aggiunge mancanza di opportunità, e dove l’unico CPIA presente, nonostante abbia un numero di iscrizioni e di studenti scrutinati in costante aumento ha l’organico e il numero delle sedi inferiore a livello di tutta la città. Oppure i CPIA fuori dalle grandi città che hanno sedi distaccate anche 150km di distanza rendendo i percorsi estenuanti sia per il personale che per gli studenti.
Di recente il presidente della Ridap, Emilio Porcaro, ha sottolineato come non si possa guardare alla scuola degli adulti con strumenti “lineari” perché si tratta di scuole la cui complessità organizzativa e le biografie discontinue, che le abitano, necessitano di una lettura dei dati e di strumenti di elaborazione di questi dati, dal Rav a Mof, tanto per intenderci, che siano adatti, che abbiano lenti con la gradazione giusta per non confondere e soprattutto per vedere in profondità cosa realmente si muove, vive, cresce, produce frutti significativi e cosa invece no. Il ricercatore INDIRE si spingerà al termine della sua analisi a dire che in Italia, il diritto all’Istruzione degli adulti è formalmente riconosciuto ma, ed è un avversativo che pesa come un macigno nelle storie dei tanti volti che incontriamo nelle scuole, viene esercitato in condizioni di resistenza.
Ed è una resistenza che nasce a mio avviso, dall’utilizzo di occhiali di lettura della realtà, ancora troppo ancorati al nostro recente passato di recessione, di contrazione delle risorse, della cosiddetta “crisi” che si potrebbe riassumere con le parole famose dell’ex Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, quando disse che “con la cultura non si mangia”.
Ebbene, se è vero come è vero che l’autonomia della scuola italiana nasce con una legge finanziaria nel ’97 che aveva come obiettivo il decentramento, la semplificazione, anche la contrazione delle risorse certamente, è anche vero che la realtà del 2026 è completamente cambiata, è cambiato il mondo e i suoi protagonisti ed è importante anche saper leggere i dati che ci circondano attraverso occhiali nuovi che si riassumono in un espressione usata dal sociologo Luciano Aburrà durante la Tavola Rotonda, presentando i suoi dati che confermavano quelli del ricercatore Indire e dei Dirigenti dei Cpia, e cioè che a fronte di un blocco delle nascite, la linea delle richieste di accesso all’Istruzione degli adulti non è diminuita rimanendo sostanzialmente stabile nel tempo, a partire dal 1974 ad oggi, e ha spiegato che questi dati vanno letti, usando un’espressione di uso comune, nella dimensione de “L’appetito vien mangiando”. Il sociologo ha con questa espressione indicato che quel dato apparentemente sterile, fermo, in realtà indica movimento, richiesta, dinamicità, bisogni. Insomma l’enunciato è stato chiaro: se si apre una classe di adulti la si riempie. Dunque se i dati indicano tanto c’è da chiedersi quali siano gli scenari da intraprendere.
Un noto economista come Leonardo Becchetti ha dichiarato recentemente su Nexteconomia.org, che quando si pensa a come aiutare i cittadini più bisognosi, si pensa immediatamente a bonus e sussidi mentre ciò di cui hanno veramente bisogno è un accompagnamento relazionale. “Solo una rete di angeli sociali può davvero segnare positivamente la sorte di queste persone”, continua Becchetti.
“Il mondo è diviso tra chi ragiona a somma zero e/o a somma positiva. Ci vogliono fare credere che la vita sia un gioco a somma zero: la Groelandia, il Risiko, le terre rare, la guerra, per il gioco a somma zero; dunque c’è una torta fissa e per avere una fetta più grande io devo ridurre la tua. Ma nelle cose più importanti che non siano il posto auto sotto casa o il premio assicurativo più vantaggioso, la vita è un gioco a somma positiva, come l’innovazione e le comunità, i beni relazionali: più li si divide più si moltiplicano. La vita è un gioco a somma positiva, bisogna interrompere l’incantesimo culturale nel quale siamo immersi”. In un mondo in cui gli algoritmi premiano i messaggi di conflitto più che quelli di concordia si tratta di affrancarsi da tutto ciò, pretendendo la trasparenza nell’utilizzo degli algoritmi e i regolatori devono intervenire interrompendo questi trucchi e puntando su scelte generative che tengano lo sguardo fisso sui fattori generativi.
Se nella scuola, gli accompagnatori relazionali per eccellenza, che sono i docenti e i Dirigenti, in prima linea sul campo delle biografie complesse dei vecchi e nuovi cittadini, vengono ridotti da algoritmi standardizzati, senza lettura e interpretazione dei dati, ciò che sarà inevitabile sarà la mancanza di un filtro sociale fondamentale, di un incubatore sociale capace di creare generatività lì dove l’alternativa è la somma zero, per usare le parole di Becchetti. Carcere? Strada? Schiavitù?
In gioco c’è moltissimo perché povertà e diseguaglianze estreme oggi non sono più solo una questione economica: sono un tema di tenuta delle istituzioni e della democrazia italiana ed europea.
Non si tratta solo di reddito insufficiente. La povertà è sempre più una fragilità multilivello: lavoro intermittente, competenze inadeguate rispetto alla transizione tecnologica e all’IA, problemi abitativi, salute, solitudine, esclusione digitale. La povertà, e chi lavora nei CPIA lo vede tutti i giorni, è anche difficoltà ad attraversare la complessità amministrativa. In questo senso, come operatori della scuola, ci sentiamo veri e propri tutor di prossimità, agenti di reti civiche che accompagnano le persone nella navigazione dei servizi ricostruendo, ogni giorno.
Fiducia.
Antonello Marchese



