Home » Studi e ricerche » Riflessioni sul rapporto Invalsi 2025-2026

Riflessioni sul rapporto Invalsi 2025-2026

Pubblicato il: 07/09/2026 09:31:27 -


Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Sviluppare per tutti le competenze necessarie per il XXI secolo, questo il sotto titolo del OECD skills outlook 2025, che sintetizza i risultati delle indagini sviluppate sul tema nel corso dell’anno e  approfondisce le analisi presentate in Education at a glance 2025 , che evidenziava  la necessità di “Adeguare  l’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro………., poiché le persistenti discrepanze  e distanze tra domanda e offerta di competenze pesano negativamente su salari e produttività e incidono sul benessere degli individui” Queste indicazioni, basate sostanzialmente sui risultati di Piaac 2, affrontavano la necessità di garantire  lo sviluppo e la diffusione  di una formazione culturale, sociale e professionale  di livello post-diploma per colmare il mismatch tra domande del mercato del lavoro e qualità delle skills possedute dalla popolazione dei lavoratori e di quanti stanno per accedere o dovrebbero/vorrebbero accedervi. Gli approfondimenti successivi hanno continuato ad esplorare il mondo della formazione continua, per tutti e per tutte,  e soprattutto sui processi di esclusione e di diseguaglianza che, nei vari paesi, continuano a prodursi.

How well prepared are upper secondary students to succeed in tertiary education?[1] Questa la domanda che pone il n. 92 ( Maggio 2026) degli Education indicators in focus dell’oecd; le risposte appaiono espressioni di problemi, piuttosto che soluzioni di questi:

  • aumenta l’accesso alla educazione/formazione terziaria ( due terzi degli aspiranti riescono a soddisfare almeno una delle tipologie di corso richiesto) Comunque le modalità di accesso sono diverse nei vari paesi oecd ( alcuni paesi non pongono condizioni all’ammissione, altri sono molto selettivi fin dall’accesso)
  • i tassi e i tempi di completamento dei percorsi rimangono spesso irregolari. In media solo il 43% dei laureati completa il percorso entro i tempi previsti, il 59% ha bisogno di un anno in più, se si fa il calcolo complessivo, il 70% circa degli iscritti  ha bisogno fino a 3 anni in più. Cause di questi divari dipendono da supporti culturali didattici, che gli studenti spesso non hanno a disposizione, dai costi e dalla flessibilità dei curricoli.
  • in genere gli studenti che escono dalla secondaria sono molto incerti nella scelta del percorso successivo. Nel 2022 solo il 39% dei quindicenni aveva un progetto sul  proprio futuro percorso, secondo i dati rilevati dalla indagine Pisa.[2]
  • appare evidente la necessità di preparare gli studenti che escono dalla secondaria superiore alla scelta del percorso successivo. Le disparità tra paesi ed entro i singoli paesi su questo punto sono molto evidenti: mancano efficaci guide e percorsi di orientamento.

Con più ampie e approfondite analisi anche il rapporto OECD Building the Skills of the 21st Century for All (Skills Outlook 2025)[3] permette una lettura molto ricca dei tanti “compiti” che i sistemi formativi, ma soprattutto le società nel loro complesso, dovranno affrontare per  trovare soluzioni e progettare  interventi istituzionali in tempi sufficientemente rapidi.

Si dovranno nello stesso tempo “aggiornare” le modalità di lettura dei risultati dei processi formativi, attualmente realizzati, e studiare nuovi interventi che pongano al centro almeno 4 punti di vista:

  • la lettura della quantità e qualità delle ineguaglianze
  • la necessità di attuare un sistema formativo includente, in cui processi di aggiornamento e costruzione di nuove competenze si sviluppino continuamente
  • la messa a punto di strumenti trasparenti di riconoscimento, autoriconoscimento e certificazioni di tutte le conoscenze e competenze possedute
  • sostenere e arricchire i patrimoni professionali dei formatori, docenti ecc. per tutte le età e , in parallelo, rendere fruibili i servizi di informazione sul lavoro disponibile, attualmente e in un futuro

Tutto questo dovrà allora comportare, per un verso, una rilettura e adeguamento degli strumenti che oggi ci forniscono informazioni sul nostro sistema formativo e, nello stesso tempo, una politica di aggiornamento / ri-aggiornamento di quanti hanno responsabilità nella formazione a scuola, su lavoro ecc. e di quanti tengono, dovrebbero tenere sotto controllo i servizi di orientamento, informazione  e avvio ri-avvio al lavoro.

Negli ultimi mesi in Italia il rapporto Invalsi, relativo all’anno scolastico 2025 2026, e i risultati degli esami di maturità dovrebbero/potrebbero fornire alcune risposte, ma, alla luce di quanto è stato finora prodotto, non sembra  che si riesca ad andare oltre  la denuncia delle diseguglianze sociali e culturali che pesano sul rendimento degli studenti e la lettura “stuporosa “ e scandalistica della plateale distanza che, nell’ultimo anno, si è verificata tra la rilevazione delle competenze dei giovani, che hanno frequentato nel 2025-26 l’ultimo anno della secondaria superiore, e  i risultati conseguiti dagli stessi studenti negli esami di maturità.

Se è vero infatti che la dispersione scolastica si è ridotta, restano completamente inesplorate, anche nell’ultimo rapporto Invalsi,  le ragioni  e le condizioni concrete che non consentono di sviluppare azioni efficaci, significative  di sostegno e di orientamento per i giovani nel biennio conclusivo dei 10 anni di scolarità obbligatoria, che di fatto esiste in Italia, ma solo sulla carta; infatti è alla conclusione della secondaria inferiore che i giovani scelgono il percorso successivo ed in questo senso  una analisi, almeno descrittiva, della dispersione implicita che emerge nell’esame conclusivo dei primi otto anni di scuola sarebbe utile per seguire, da questo punto di vista, e per studiare  come questa si trasformi in abbandono o persista come dispersione implicita nel biennio o triennio successivo. Il Ministro infatti presenta con soddisfazione la riduzione della dispersione esplicita entro i parametri europei, ma quanta  e quali caratteristiche abbia quella implicita, che  rappresenta un  elemento pericoloso per chi si troverà sempre più frequentemente ad affrontare la necessità di rendere le proprie capacità più rispondenti alle richieste del mercato del lavoro e di una società sempre più complessa, è una domanda che di fatto non trova risposte. Negli anni, del resto, il rapporto Invalsi non ha inserito lo studio  sistematico dei corsi rivolti alla popolazione adulta, ormai questo  è un percorso di analisi che andrebbe inserito stabilmente nei rapporti annuali. I CPIA a partire dalla secondaria di primo grado e fino alla conclusione del secondo grado sono una realtà che dovrà finalmente trovare una attenzione “ istituzionale”, perché dovranno/ potrebbero/ potranno  diventare non corsi di recupero, in prevalenza per stranieri, ma elemento essenziali per quelle operazioni di re-skilling e upskilling, che appaiono  oggi essenziali.

 

[1] Quanto sono adeguatamente preparati gli studenti della scuola secondaria superiore tanto da frequentare con risultati positivi l’istruzione terziaria?

[2] Sarà interessante confrontare questo dato coi risultati di Pisa 2025-presentazione 8 settembre 2026

[3] Sviluppare le competenze del XXI secolo per tutti

215 recommended

Rispondi

0 notes
583 views
bookmark icon

Rispondi