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Rabbia, paura, sfiducia: l’adolescenza che non trova risposte

Pubblicato il: 19/02/2026 10:43:34 -


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  1. La psiche senza freni … non è solo un problema psicologico

Uno studente ha sferrato una coltellata mortale ad Abanoub Youssef all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo” a La Spezia, il 18 gennaio. Il giovane assassino ha ammesso di aver colpito Abanoud perché “aveva scambiato alcune foto con la ragazza che frequento”. Si trattava di immagini di quando i due erano bambini. E’ una  drammatica vicenda in cui sono coinvolte emozioni che purtroppo attingono alle pulsioni e alle strutture più arcaiche della psiche umana: la “mia” ragazza è una proprietà che spetta a me; io ti odio, desidero ucciderti e lo faccio. Una mente non abituata a trattare con la tempesta di rabbia da cui è assalita. Pensieri che si limitano a immaginare l’azione letale, senza considerazione delle conseguenze. Un contesto sociale che non ha saputo colmare la solitudine e il vuoto.

Le categorie psicologiche non bastano però a spiegare l’uccisione di Abanoud. Leader politici di paesi importanti esibiscono aggressività verbale e realizzano interventi che violano fondamentali diritti umani. Chi critica viene trattato come “nemico”. L’impulsività che realizza azioni trasgressive può essere esibita come un trofeo sui social. Si diffonde un vuoto di voce interiore in cui tace il dubbio e si annulla la possibilità di confronto e discussione.

Dopo l’accoltellamento e l’omicidio dello studente a La Spezia, il ministero dell’Istruzione e quello dell’Interno hanno firmato una circolare congiunta che consente alle scuole italiane di richiedere l’uso di metal detector agli ingressi degli edifici scolastici in presenza di situazioni di rischio, come episodi di violenza, spaccio di sostanze o bullismo reiterato.  In molti pensiamo che la risposta giusta non sia quella incentrata sulle misure di sicurezza. I simboli generano l’immaginario, afferma il pedagogista Daniele Novara. Il metal detector manda un segnale inquietante: sposta il baricentro della scuola da comunità di apprendimento a luogo di controllo.

Il pedagogista Piero Lucisano richiama al valore del modello educativo offerto dagli adulti: Quando un dirigente usa il sarcasmo per squalificare un’opinione, quando un giornalista spettacolarizza l’odio, quando i rapporti tra genitori e insegnanti finiscono in rissa, qualcuno guarda e impara. E troppo spesso, quel qualcuno è un adolescente. (…)

  1. Violenza e sfiducia negli adolescenti italiani

L’Unità di Epidemiologia Socio-Sanitaria dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, guidata da Sabrina Molinaro, commenta i dati dello studio ESPAD®Italia sulla diffusione di violenza tra i più giovani. L’indagine condotta nel 2024 su 20 mila studenti mostra che quasi il 13% ha partecipato a episodi di violenza di gruppo, principalmente nei confronti di sconosciuti ma anche ai danni di conoscenti o amici. Il 3,4% ha portato con sé armi come coltelli o tirapugni a scuola, con un incremento quasi doppio rispetto all’anno precedente.

Milena Gabanelli, nel suo Data Room, riporta alcuni dati del centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica di Milano. Nel 2025 gli adolescenti indagati e seguiti dai Servizi sociali per i minorenni sono stati 23.862, e sono quasi per l’80% italiani. Negli ultimi sei anni l’età media si è abbassata e i reati sono aumentati in modo significativo: risse, rapine, lesioni, violenze sessuali, omicidi e minacce. Il possesso di coltelli e armi improprie è cresciuto di oltre il 90%.

L’impresa sociale Con i bambini , nell’ambito di un’indagine con l’Istituto Demopolis ha analizzato il target degli adolescenti, con l’ascolto diretto di un campione (1.060 interviste) di ragazze e ragazzi rappresentativo della popolazione tra i 14 ed i 17 anni.  Vivere al sicuro, nella percezione degli adolescenti italiani, non è scontato: il 43%, quando si trova fuori casa, teme di poter essere vittima di molestie, violenza o bullismo, con un dato che sale al 63% fra le ragazze.  Il futuro è la prima ragione di preoccupazione per il 55% degli under 18, ma al secondo posto il 37% dei ragazzi cita oggi, sorprendentemente, la salute fisica o mentale.
I ragazzi intervistati rivelano dosi di pessimismo smodate per l’età, ed in crescita costante. Solo il 35% dichiara di vedere, oggi in Italia, il proprio futuro con ottimismo.

  1. Un appiglio che “ottura” il vuoto

Non ci siamo ancora resi conto che c’è un’emergenza adolescenti in Italia? Non si tratta soltanto di un aumento preoccupante della violenza, che pure si sta verificando. La stragrande maggioranza degli adolescenti vive pacificamente, ma una consistente parte di loro conduce una vita senza fiducia.  E’ molto probabile che a partire dal Covid si sia formato uno speciale vuoto di senso e di vitalità in molti adolescenti. Ma la sfiducia e l’insicurezza hanno probabilmente alla base svariati fattori, e tra questi hanno un ruolo importante il crescere della povertà, i modelli impulsivi e aggressivi di comportamento offerti dal potere politico e dai social media, la rarefazione della vita sociale. Autorevoli psicoterapeuti e psichiatri dell’età adolescenziale avvertono ormai da tempo (cf., tra gli altri,  Pietropolli Charmet, 2024[1]) anche l’indebolimento di un principio di autorevolezza posto dalle figure genitoriali che socializzi bambini e ragazzi alla sopportabilità del limite e del dolore. Per chi non trova nella famiglia, nelle amicizie, nella scuola, nello sport, valori, esperienze ed emozioni che possano colmare un vuoto di senso, la violenza può emergere come un appiglio. Un appiglio che “ottura” il vuoto.

Che fa l’aria infinita, e quel profondo

Infinito seren? che vuol dir questa

Solitudine immensa? ed io che sono?

….

Forse s’avess’io l’ale

Da volar su le nubi

E noverar le stelle ad una ad una

O come il tuono errare di giogo in giogo

….

Più felice sarei, candida luna”

Le parole di Leopardi danno voce all’inquietudine, alla paura di vivere, agli slanci pieni di energia, agli atterraggi sul vuoto, che l’adolescenza porta nel mondo. Siamo pronti come educatori a comprendere questa complessità? Possiamo accogliere l’inquietudine e lasciar intravedere ai giovani che la vita è anche gioia, festa comune, mani intrecciate?  Possiamo aiutare a tessere il vuoto con le parole? E siamo abbastanza aperti per imparare dalle domande delle ragazze e dei ragazzi, anche quando non ci sono risposte? Tanto possiamo fare come educatori, tanto possiamo chiedere a gran voce perché il potere politico risponda.

 

 

[1] Pietropolli Charmet, G. (2024). Milano: Mimesis Edizioni

Margherita Orsolini già professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione, ha insegnato Disturbi dell'apprendimento e bisogni educativi speciali alla Sapienza Università di Roma. Tra le sue ultime pubblicazioni: Orsolini, M. (a cura di)(2019) Pensando si impara- Stimolare l'attenzione, le funzioni esecutive e la memoria di lavoro nei bambini con bisogni educativi speciali. Milano: Franco Angeli

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