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Io non ti credo più. VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile

Pubblicato il: 08/03/2026 09:04:41 -


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È stato presentato a Roma lo scorso 25 febbraio “Io non ti credo più”, l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, frutto anche delle visite dell’associazione a tutti gli Istituti Penali per Minorenni. Il titolo richiama il sentire di uno dei tanti giovani che mettiamo in galera, trasferiamo come fosse un pacco, riempiamo di psicofarmaci, teniamo chiuso in celle fatiscenti. Uno dei tanti che oggi non si fidano più degli adulti, di chi amministra la giustizia mostrando sempre più desiderio di vendetta e sempre meno accoglienza e sostegno.

La stretta sulla giustizia minorile italiana – un tempo guardata come un modello dall’intera Europa proprio per il suo approccio educativo e non carcerocentrico – viene giustificata da una presunta emergenza criminalità minorile. Che tuttavia guardando i dati non esiste. A crescere è stato piuttosto il panico morale indotto dalla comunicazione governativa, che ha portato la gente a denunciare anche comportamenti dalla scarsissima rilevanza. Invece di educare i nostri ragazzi, si corre a segnalarli alle forze dell’ordine. Come infatti viene spiegato nel Rapporto, se nel 2024 (ultimo dato disponibile) le denunce a carico di minorenni sono cresciute di quasi il 17%, la crescita dei giovani che hanno fatto effettivamente ingresso nel sistema della giustizia è stata solo del 2%, spiegabile con l’inasprimento della risposta penale dovuta al cosiddetto Decreto Caivano. Non è esplosa la criminalità minorile, bensì la paura degli italiani.

Se analizziamo l’ultimo biennio e lo paragoniamo all’ultimo anno senza le nuove norme, vediamo come a fine 2022 le carceri minorili ospitassero 381 persone, a fronte delle 587 di fine 2024 e delle 572 di fine 2025, con una crescita di circa il 50%. Dati viziati per difetto, che sarebbero ben più alti se non fosse per il notevole aumento – di oltre l’85% – dei trasferimenti in chiave punitiva alle carceri per adulti di giovani divenuti maggiorenni in IPM. Per i ragazzi più difficili, che spesso sono quelli che necessitano del maggior supporto psicologico e sociale, si interrompe bruscamente ogni percorso educativo e vengono dimenticati nel girone infernale delle prigioni per adulti.

La sola risposta del governo è stata quella di aprire tre nuovi IPM a L’Aquila, Lecce e Rovigo, messi in funzione in tutta fretta pur in mancanza di servizi adeguati alla vita dei giovani. Non si punta sulla costruzione di percorsi, non si punta sulla scuola o sulla formazione, bensì sui meri spazi fisici di contenimento.

Una nota particolare meritano i giovani stranieri, additati come i primi responsabili della criminalità minorile. A fine 2025 gli stranieri erano il 42% delle presenze in IPM. La grande maggioranza, pari a circa l’80%, erano minori stranieri non accompagnati. Una simile sovrarappresentazione non è tuttavia dovuta al loro spessore criminale ma piuttosto alla mancanza di reti famigliari e sociali che rende più difficile l’accesso a percorsi alternativi. Se infatti diamo uno sguardo ai reati, scopriamo che i reati contro la persona ascritti a ragazzi italiani entrati in IPM nel 2025 costituiscono il 22% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani, mentre la corrispondente percentuale relativa a ragazzi stranieri è pari al 17,9%. Per quanto riguarda i meno gravi reati contro il patrimonio, le percentuali si invertono: essi costituiscono il 42,6% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani entrati in carcere e il 60% del totale dei reati ascritti a ragazzi stranieri. È evidente come i ragazzi stranieri vadano in carcere per reati mediamente meno gravi. La risposta punitiva nei loro confronti è inflessibile.

Susanna Marietti coordinatrice nazionale di Antigone, associazione che dal 1991 lavora alla promozione dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario.

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