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Intelligenza artificiale e apprendimento: un cambiamento in atto ancora poco esplorato

Pubblicato il: 16/01/2026 17:31:38 -


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La nostra rivista ha dedicato numerosi interventi alla pervasiva comparsa dell’Intelligenza Artificiale nella società ed in particolare nel mondo dell’Educazione.

E’ sufficiente attivare questo link per scorrere la lista dei nostri  numerosi articoli il cui pregio (o difetto a seconda del punto di vista) è quello dell’eterogeneità degli approcci e delle competenze dei singoli autori.

Il recente articolo di Mario Fierli sollecita nuove e più sistematiche riflessioni e soprattutto pone l’esigenza di osservare, seguire e documentare quello che si è già cominciato a fare nelle scuole e nelle università.

Vittoria Gallina  propone due nuovi contributi sulla questione contando di attivare nei nostri lettori un dibattito più largo e di raccogliere altri contributi legati alle esperienze e alle ricerche emergenti nella scuola.

L’elaborazione dell’EU

Tra il 2021 e il 2023 la Commissione Europea ha elaborato e condiviso  un quadro di regole volte a garantire  una IA “affidabile “ al fine di permettere ai cittadini di far proprie tali tecnologie con “fiducia” e di incoraggiare le imprese a svilupparle .

Un gruppo di esperti si è dedicato in modo specifico ai settori dell’istruzione e formazione, con risultati resi pubblici in forme sintetiche ed accessibili ( Relazione finale del gruppo di esperti della commissione sull’intelligenza artificiale e dati nella istruzione e formazione Lussemburgo 2022). Al centro di una strategia decennale, i cui obiettivi vengono fissati per il 2030[i] ,  sono collocate azioni di vario tipo finalizzate  a colmare carenze di competenze, a svilupparle in educatori e discenti, a migliorare qualità ed efficacia dell’ insegnamento e dell’apprendimento nelle classi e in altri ambiti.

Tre punti vengono messi a fuoco: rimozione delle barriere e accesso all’apprendimento, miglioramento  dei livelli di inclusività, sostegno a processi di apprendimento personalizzato. Gli orientamenti specifici per i settori di interventi di istruzione e formazione sono così articolati[ii]

1) aspetti chiave  per l’uso dell’IA e dei dati nell’istruzione:  fornire agli educatori punti di riferimento e una base comune di conoscenze e riflessioni su cosa si intende per istruzione, che cos’è l’IA, quali tipi di IA si usano nell’istruzione, e in che modo  nei diversi contesti didattici.

2) problematiche di ordine etico derivanti dall’uso dell’IA e dei dati a fini di apprendimento, insegnamento e valutazione.  Uso di AI collegato a pratiche pedagogiche,  riflessioni sui problemi etici che possono sorgere nell’uso dell’AI nell’istruzione.

3-4) competenza etica degli educatori nell’uso dell’IA e dei dati,  considerazioni di ordine etico di cui tener conto quando si utilizzano i dati e l’IA nell’istruzione e nella formazione.

La sezione finale della Relazione esamina gli approcci vigenti a livello di governance europea e internazionale, ponendo in rilievo le iniziative e le normative di cui  tener conto per l’utilizzo dell’IA  e il  tema della attribuzione di responsabilità per l’attuazione delle soluzioni scelte nell’ambito dell’istruzione formale, con lo scopo di garantire l’elaborazione di  un’IA affidabile.

Elemento centrale del documento è la formazione degli educatori e degli insegnanti con l’indicazione delle iniziative strategiche generali in materia di etica a livello europeo e internazionale “Gli orientamenti  per la formazione dovranno indicare processi che integrino l’etica nelle attività specifiche dell’istruzione “. Gli educatori promuoveranno azioni capaci di produrre  comprensione critica e nello stesso tempo sviluppo e introduzione di orientamenti che dovranno costituire processi continui di apprendimento, in cui tutti, studenti e docenti, possano essere coinvolti nello sviluppo di soluzioni tecniche insieme a modelli di utilizzo etico.  In questo modo si svilupperanno piani d’azione per l’istruzione digitale.”

Sembra dunque ancora largamente inesplorato il terreno dell’utilizzo dell’IA nell’apprendimento formale, e questo nonostante da più parti venga rilevato che gli studenti vi ricorrono molto diffusamente nelle attività di studio. Un ritardo che affida di fatto solo agli istituti di istruzione la responsabilità di sperimentazione di nuovi processi di innovazione dell’insegnamento e di integrazione dell’IA nei programmi e nelle metodologie dell’apprendimento.

 Cosa dicono le ricerche

Il 24 gennaio 2025, nella giornata dedicata dall’Unesco all’educazione, è stato tematizzato il rapporto tra IA e istruzione. Al centro della riflessione sulle potenzialità dell’ intelligenza artificiale (“AI and education: Preserving human agency in a world of automation”),c’è la necessità di integrarla  con “l’elemento umano dell’apprendimento”.

Ma come, con quali pratiche concrete, con quali proposte al momento non è chiaro.

E’ in questo contesto che  EURISPES (febbraio 2025) ha presentato una breve ricognizione delle ricerche che in Italia hanno già fornito dati sulla  diffusione dell’AI nelle scuole, tra studenti e docenti. In premessa alla presentazione, il riferimento ad alcune specificità del nostro sistema educativo. La promessa, grazie alle performances dell’IA, di personalizzazione dei processi di istruzione ( e di una migliore qualità dei risultati), deve infatti misurarsi con numerose criticità, tra cui   le diseguaglianze educative tra Nord e Sud dove  la dispersione scolastica, che pure a livello nazionale sfiora ormai la media europea, ma arriva in alcune regioni  fino al  17%. Al netto di tutto ciò, qual è la situazione attuale in termini di utilizzo dell’IA ? Ci sono differenze di approccio tra studenti, insegnanti, amministrazione scolastica ?

Già nel maggio 2024 una indagine Tgm Research per conto di NoPlagio (http://www.noplagio.it)  rilevava che  il 71% dei ragazzi dai 16 ai 18 anni usa l’IA per cercare informazioni, il 60% per fare i compiti, il 33% per imparare, il 18% per rispondere ai test, il 21% la usa anche come assistente personale (per scrivere email, per esempio), il 13% per scrivere saggi.

Queste alcune domande poste nel corso della ricognizione, e le risposte degli studenti :

Hai mai utilizzato ChatGPT o strumenti di intelligenza artificiale simili per  i compiti”. Il 79% dei ragazzi ha risposto che  li usa per fare i compiti e scrivere saggi. I sedicenni sono più attivi dei diciottenni , +3%. Con differenze territoriali tra Napoli e Torino ( 60%) , Milano  (56%),  Roma  (53%)

“Hai intenzione di utilizzare l’IA come chatgpt, gemini, etc. in futuro? “. Il 68% intende continuare ad utilizzarla. I ragazzi sono  il 71%, le ragazze il   65%. Qui i sedicenni sono meno sicuri di continuare a usarla: il 63% contro il 71%.

“Preoccupazioni e utilità”. Il 31% pensa che l’IA sia utile nella vita quotidiana, ma il 64%  è preoccupato dell’uso illimitato che se ne possa fare a scuola e nel  lavoro. Il 40% ha paura dell’IA, qui le ragazze sono il 70%.

Pensi che i contenuti prodotti da ChatGPT possano comportare il rischio di diffusione di opinioni non inclusive e prevenute?”. Per il  48% il rischio si potrebbe contenere. Il 32% è più pessimista, il 54% afferma che chi usa questi strumenti non dovrebbe fidarsi ciecamente dei prodotti di ChatGPT. Il 25% sostiene l’affidabilità dello strumento. Il 18% è sicuro che non ci si debba fidare mai. Il 57% non crede che  possa influenzare l’opinione pubblica, mentre il 21% pensa che il rischio sia purtroppo reale, mentre il 20% avrebbe fiducia in interventi governativi di restrizioni e controlli.

Nel confronto tra Italia, Germania e Spagna non si evidenziano molte differenze nell’uso per fare i compiti, salvo per  una più elevata diffusione in Spagna.

Rispetto ad un sondaggio Unesco del 2023 oggi si evidenzierebbe una maggiore diffusione nelle scuole, ma comunque le istituzioni  scolastiche, come del resto le università, sembrano avere difficoltà a seguire tempestivamente l’evoluzione di queste  tecnologie

A diffondersi con maggiore “celerità” non sono infatti  pratiche di utilizzo didattico, sono invece  le restrizioni relative al loro utilizzo in aula.  Tra il 2023 e il 2024, gli interventi di questo tipo sono passati dal 24% al 40% . In Italia il divieto è stato stabilito dalla scuola materna alla scuola media nel 2024 , salvo  la presenza di progetti speciali.

Allargando la riflessione e osservando anche  i risultati di altre “ricognizioni”  sviluppate sia in ambito nazionale che, in un solo caso, in uno specifico istituto superiore [iii], si evidenzia un quadro sostanzialmente molto simile: un diffuso ma cauto utilizzo da parte degli studenti, fatto di  consapevolezza dei rischi ma anche di  grande curiosità e di molte aspettative. Molto più limitati  invece l’utilizzo e la curiosità da parte dei docenti, connotati da   un notevole gap generazionale, che non si è mai osservato, almeno in questa misura, né nei contesti formativi né più in generale in ambito sociale. Qui  di spalanca la necessità di analisi e riflessioni approfondite sul mondo cognitivo e  socio affettivo dei giovani nati digitali, e sulle sfide che si profilano per le nuove generazioni. Un tema ben più cruciale della pur necessaria formazione alle nuove tecnologie di insegnanti ed educatori.

 

[i] (https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/europes-digital-decade-digital-targets-2030_it.)

 

[ii] Lista di controllo per la valutazione dell’affidabilità dell’IA (ALTAI) a fini dell’autovalutazione, https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/assessment-list-trustworthy-artificial-intelligence-altai-self-assessment.

 

[iii] Studio del think tank Tortuga in collaborazione con Yellow Tech relativo a ’atteggiamenti e l’utilizzo della GenIa da parte di insegnanti, studenti e lavoratori Ata,  in 274 scuole, 3.564 insegnanti di ogni ordine e grado, 294 studenti tra la prima e la quinta superiore e 156 lavoratori

Indagine Ipsos  sviluppata per  l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo

Casco Learning, Indagine  sull’uso e sulla percezione dell’Intelligenza Artificiale (IA) tra 729 studenti della scuola superiore Istituto Tecnico Tecnologico Camillo Rondani di Parma.

Vittoria Gallina

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