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Il senso della scuola, il senso del lavoro. Ragazze e  Ragazzi  nell’indagine di Osservatorio Iride

Pubblicato il: 10/02/2026 20:01:22 -


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E’ dalla seconda metà degli Ottanta, dalle prime letture  dei processi di scolarizzazione in un’ottica di genere,  che disponiamo di evidenze sulla maggiore propensione delle ragazze a proseguire gli studi oltre l’obbligo di istruzione, nella scuola superiore e nell’università. E’ così anche oggi. Gli ultimi numeri vengono da una recente indagine dell’Osservatorio Iride[1] che ha interrogato sul “senso della scuola” e sul “senso del lavoro” un campione  di  poco più di 1000 giovani tra i 16 e i 19 anni, ovviamente per lo più studenti.   Il divario di genere è di 14,2 punti, le ragazze intenzionate a proseguire gli studi sono il 76,1% contro il 61,9% dichiarato dai  ragazzi. La conferma della maggiore propensione delle ragazze  si legge  nell’andamento delle immatricolazioni universitarie. Nel 2022 quelle femminili costituiscono il 58,2% del totale, un dato cui contribuisce la presenza delle ragazze nei percorsi liceali. I diplomati del vasto comparto dei licei proseguono infatti gli studi nell’università nel 73,8% dei casi, contro il 34,3% dei diplomati tecnici e il 13,8% dei diplomati professionali.

Quali sono i motivi e i significati di questa differenza ? Nelle scuole circolano spesso interpretazioni poco convincenti, come quella secondo cui la maggiore partecipazione  delle ragazze ai percorsi lunghi  – e poi anche  risultati di apprendimento mediamente migliori nonostante le persistenti  maggiori difficoltà in campo STEM – deriverebbero da una loro maggiore “diligenza” nello studio. Ma di questa supposta prerogativa  femminile  non ci sono  dati affidabili, mentre è la stessa nozione di diligenza, assai vaga e intrisa di stereotipi di genere, a suscitare dubbi. Tra i numerosi meriti dell’indagine dell’Osservatorio Iride, che offre un quadro animato da articolazioni e talora contraddizioni in ciò che le giovani generazioni si aspettano  dalla scuola rispetto al loro futuro adulto, c’è anche l’esplorazione delle possibili cause del maggiore attaccamento femminile all’esperienza e alle sfide dell’istruzione lunga. Resa possibile proprio dall’aver indagato  sul senso non solo della scuola, una realtà che i giovani conoscono,  ma anche  del lavoro, una realtà invece non conosciuta direttamente ma oggi più incerta e inquietante che in passato. Con l’aggiunta non secondaria che, se la parità tra i sessi nella scuola è  un dato di fatto, anche le ragazze meno informate avvertono che nel lavoro resta ancora una chimera.

Il lavoro tra autorealizzazione, reddito e qualità della vitaSpigolando nell’ampia messe dei dati, quelli relativi alle risposte sul  lavoro ( ma anche su altri temi della vita adulta, tra cui “vivere con la persona amata” o “avere figli”, una delle originalità dell’indagine  ) disegnano  differenze di genere che, messe in fila, disegnano un quadro piuttosto coerente. Sebbene sia molto alta ( 63,3% ) la quota del campione che rifiuta l’idea del lavoro come condizione o centro dell’identità personale – è un tratto generazionale, soprattutto dopo il Covid, un forte interesse alla qualità e agli stili consolidati della vita fuori dal lavoro come bussola delle proprie scelte anche lavorative –  di fronte all’alternativa tra il lavoro come autorealizzazione o come  strumento per ottenere reddito, le ragazze propendono più dei ragazzi alla prima delle due definizioni. Non solo. Attribuiscono un’importanza maggiore a “un lavoro che amano”  di quanto facciano i maschi ( 67,5 contro 55,9 ) e al successo professionale ( 58,2 contro 55). E sono  più disposte (77.6 contro  65,8 ) a rinunciare a una retribuzione più alta per un lavoro pagato meno ma che offra più opportunità di carriera o che sia più appassionante  ( 71,8 contro 61,2). Che cosa se ne può dedurre ? Intanto che, a quarant’anni e più dall’ impetuoso accesso femminile alla scolarizzazione lunga, per le ragazze l’esperienza scolastica non è più o solo la “stanza tutta per sé” , lo spazio e il tempo della  realizzazione  di una libertà dal tradizionale destino sociale su cui insistevano nei Novanta gli studi femministi. La scuola serve, o dovrebbe servire, anche al futuro, alla vita adulta, a un  lavoro non qualsiasi in cui realizzarsi, avere successo, conseguire progressi. Più disponibili per trovarlo, le ragazze, anche ad  andare all’estero ( 44,9 ), sorprendentemente e ben oltre ciò che dicono  i ragazzi  (35,8 ).

Le ragazze  e i ragazzi sanno  che oggi è difficile, che la scuola non  prepara nel modo giusto (“ la vita è altrove “ , “la scuola non è più un ascensore sociale “) ma emergono dai risultati dell’indagine non solo come sfiduciati ma anche   come ottimisti. Si va, si deve andare avanti, il 55% dei maschi dice che “se uno il lavoro lo cerca davvero, di sicuro lo trova “.  Ma per le donne le cose sono forse più complicate.   Dall’ indagine di Iride  emerge che sono le ragazze ad avere più incertezze ed ansie rispetto al loro futuro ( ad averne “paura”  è il 39,9% contro il 22% dei maschi ). Una sensazione di maggiore rischio, che guarda probabilmente anche  oltre l’imperscrutabilità e le incertezze del mondo del lavoro, e sollecita a dotarsi di strumenti più forti per restare a galla e nuotare. Su che cosa origini la maggior paura del futuro delle ragazze l’indagine non va davvero a fondo, ma qualche indizio lo offre. Alla domanda se tra le priorità c’è quella di avere figli – una domanda in verità piuttosto  difficile per chi e’ tra i 16 e i 19 anni –  le ragazze che rispondono affermativamente sono solo il 34,4%,  diversi punti in meno dei ragazzi ( 40,9 ). Mentre c’è una quota altrettanto consistente  (34,5% ) per cui avere figli non solo non è una priorità ma non è “per niente importante”. Non si tratta, si direbbe, di una “mascolinizzazione” che privilegia lavoro e carriera rispetto ad altri ambiti affettivi e relazionali della vita adulta. Sono ancora una volta più  le ragazze dei ragazzi a dare importanza e valore al vivere con la persona amata. A venire in luce sono piuttosto gli effetti della caduta verticale, negli ultimi decenni, di ogni disapprovazione sociale e familiare della decisione femminile di non avere figli. E’ dai tempi dell’introduzione del divorzio, inoltre, che sono le mamme e le nonne a indicare alle ragazze l’ importanza prioritaria di studiare per poter essere economicamente autonome, qualsiasi cosa possa succedere nei e dei matrimoni. Immemori delle svolte politiche e culturali di decenni fa, ma comunque consapevoli dei maggiori rischi o svantaggi della condizione femminile, le ragazze di oggi sono più libere e più laiche di un tempo. Sulla scuola, sul lavoro, e anche sulla maternità. Sanno prendere le misure delle difficoltà che derivano dall’essere donne, ma contemporaneamente nel lavoro non vedono solo una fonte di reddito, nel loro orizzonte c’è anche un lavoro che appassiona, in cui emergere, avere successi, fare carriera, realizzarsi. Non è “diligenza” il maggior successo scolastico delle ragazze, la maggiore resistenza agli abbandoni, la maggiore propensione ai percorsi lunghi e ai titoli di livello più alto. E’ consapevolezza dei rischi,  attaccamento all’istruzione come strumento di autodifesa, speranza e volontà nonostante tutto di un futuro professionale interessante e promettente. Il segno di energie positive, in un Paese in cui il tasso di occupazione femminile è parecchi punti sotto quella maschile, che bisognerebbe smettere di frustrare e deludere.

Nelle conclusioni dell’indagine e nella presentazione dei suoi risultati l’Osservatorio Iride utilizza l’immagine degli “equilibristi” per definire i giovani di oggi. Nel senso che provano a stare in equilibrio tra mille contraddizioni, a partire da quelle che ci sono nel loro modo di vedere e prevedere il loro futuro. E a farne un punto di forza per la loro vita adulta, le ragazze – si direbbe – più dei ragazzi. Ma altri elementi verranno da prossime indagini già in cantiere. Tutte, è l’impegno dell’Osservatorio, basate sullo sguardo dei giovani, sul loro modo di vedere la scuola, il lavoro, la vita  “perché siano i loro sguardi e le loro aspettative a fare da bussola ai decisori politici”. Un vasto e forse troppo ambizioso programma per i tempi che corrono, Ma non si sa mai.

 

[1] L’Osservatorio Iride sulla scuola e sul lavoro,  nato dalla collaborazione tra la Fondazione Costruiamo il futuro ETS e la Fondazione Censis, si propone di rilevare il punto di vista delle giovani generazioni offrendo dati e analisi utili agli attori decisionali attraverso report annuali. Il primo studio è stato presentato nella sala stampa della Camera dei Deputati  il 3 febbraio 2026

Fiorella Farinelli Politica e saggista,  docente esperta di  istruzione e formazione, componente dell’Osservatorio nazionale per l'Integrazione degli alunni stranieri

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