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Criticità sistemiche e sfide didattiche: cosa ci dice davvero il Rapporto INVALSI 2025

Pubblicato il: 30/07/2025 12:03:03 -


Il paradosso della dispersione implicita tra dati, competenze e disuguaglianze
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“Diplomati sì, competenti a metà.”

È questa la sintesi più disarmante del Rapporto INVALSI 2025, che ha restituito uno sguardo lucido ma inquietante sullo stato della scuola italiana. Se il dato sulla dispersione esplicita (ELET) si mostra in continuo miglioramento , ciò che peggiora, crescendo in silenzio – e con maggior rischio per il futuro del sistema – è la dispersione implicita: studenti che completano il ciclo scolastico senza aver realmente acquisito gli standard minimi in Italiano e Matematica, quindi di fatto privi delle competenze chiave per l’inclusione sociale, economica e formativa.

Secondo il rapporto, solo il 52% dei maturandi raggiunge il livello base in Italiano, e addirittura solo il 49%  in Matematica. Non si tratta solo di numeri: stiamo parlando di quasi la metà dei diplomati che entra nel mondo adulto senza gli strumenti cognitivi essenziali per affrontare università, lavoro e cittadinanza attiva.

Se la scuola italiana riesce oggi a trattenere più studenti (gli abbandoni precoci sono meno del 10%, praticamente dimezzati rispetto a dieci anni fa),  non garantisce che apprendano davvero, posto che un diplomato su due non capisce un testo argomentativo o non sa interpretare correttamente un grafico. È una forma di “sopravvivenza scolastica”, senza “successo formativo”.

Territori e contesti fragili, apprendimenti fragili”

I dati confermano che le disuguaglianze territoriali sono ancora profonde e strutturali: al  Nord, circa il 60% degli studenti raggiunge le competenze di base, al Sud e nelle Isole, la percentuale scende fino al 30% in alcune regioni.

Queste non sono solo differenze geografiche, ma ferite sociali che la scuola da sola non può colmare, se non viene messa in condizione di farlo con strumenti adeguati.

 “Competenze digitali e inglese: i segnali positivi”

A fronte delle criticità in Italiano e Matematica, emergono due aree in cui la scuola italiana mostra buone performance, a dimostrazione  del fatto che quando esistono obiettivi chiari, continuità metodologica e strumenti dedicati, i risultati arrivano:

  • le competenze digitali degli studenti di II superiore sono elevate e uniformi sul territorio nazionale;
  • le competenze di lettura e ascolto in lingua inglese  migliorano stabilmente, dalla primaria alla secondaria.

“Tra fotografia e cambiamento: riflessioni oltre la statistica”

Quello che emerge chiaramente dal Rapporto 2025 è un sistema scolastico che presenta delle fragilità sistemiche, su cui è necessario intervenire con visione, strumenti  e risorse adeguate per evitare che diventino insanabili. Sottovalutare le criticità, nascoste dietro un apparente miglioramento del successo formale, ci allontana dall’obiettivo di formare cittadini consapevoli e competenti e ci espone ad almeno tre rischi:

  1. Illusione di equità: se ci si accontenta della promozione, della qualifica e del diploma come indicatori di successo, si rischia di occultare le vere disuguaglianze;
  2. Cristallizzazione del divario: senza politiche mirate e letture contestualizzate, si consolida la “geografia delle competenze”, con Sud, periferie e aree interne sempre più penalizzati e con una crescente correlazione inversa tra risultati scolastici e povertà educativa.
  3. Deresponsabilizzazione: se i dati vengono percepiti come “colpevolizzanti”, docenti e scuole possono sviluppare resistenze difensive, anziché aprirsi al miglioramento, mentre la valutazione esterna ha senso solo se viene integrata nella cultura scolastica come strumento per comprendere, migliorare, innovare.

“Intervenire è necessario ed urgente, ma come?”

Per aggredire le criticità evidenziate servono interventi non solo locali e di singole autonomie scolastiche, ma anche di sistema. Cioè politiche strutturate e coerenti, attivate a livello nazionale e regionale, che rafforzino l’intera architettura del sistema scolastico, agendo sui seguenti ambiti principali:

  1. Formazione del personale mirata, continua e finanziata

La formazione non è solo aggiornamento professionale, ma  uno dei principali motori di cambiamento: non può più essere concepita come volontaria ed episodica. E’ indispensabile potenziare la qualità formativa dei percorsi di formazione iniziale ed in ingresso e rendere la formazione in servizio obbligatoria e continua, inserendola in contrattazione collettiva.

  1. Autonomia scolastica: da rivedere e rafforzare

La leva principale per rispondere alle criticità evidenziate può (e deve) essere l’autonomia scolastica. Ma per funzionare davvero, l’autonomia va intesa non solo come libertà gestionale, ma come capacità strategica e progettuale della scuola di leggere i bisogni, agire, valutarsi e migliorare: a 25 anni dalla sua introduzione il sistema delle autonomie scolastiche  va adeguatamente rivisto e potenziato, eliminando quegli ostacoli che, di fatto, ne hanno fin qui limitato le potenzialità.

  • Sviluppare un’autonomia didattica “matura”: Occorre un salto di qualità: innovare la didattica significa non solo migliorare ciò che si insegna, ma soprattutto ripensare come lo si insegna, in quali ambienti e in quali condizioni. Campi di intervento:
    • Investire in didattiche attive e per competenze (non solo trasmissione contenuti), valutazione formativa e descrittiva, strumenti di autovalutazione da parte degli studenti, miglior monitoraggio degli apprendimenti durante tutto il percorso scolastico e personalizzazione dei percorsi, strategie didattiche per il recupero precoce;
    • Favorire la coerenza metodologica tra i docenti dello stesso consiglio di classe o dipartimento;
    • Essenzializzare il curricolo.
  • Creare alleanze educative locali in ottica territoriale: le scuole con più dispersione implicita sono spesso in territori fragili. Vanno rafforzate con supporti mirati tramite patti educativi di comunità e reti con enti locali, terzo settore, università e aziende, famiglie.
  • Coltivare la cultura professionale della valutazione : lautonomia significa anche capacità di leggere il proprio contesto in modo consapevole. Le scuole devono usare i dati INVALSI non solo per obbligo, ma come base per:
    • definire obiettivi strategici reali nel PTOF;
    • costruire Piani di Miglioramento (PdM) coerenti con le criticità emerse;
    • scegliere priorità per il budget formativo e per le risorse PNRR o PON/POR;
    • coinvolgere anche studenti e famiglie nei processi valutativi.
  1. Risorse adeguate

E’ fondamentale che le scuole possano contare su risorse certe e stabili, che permettano loro di pianificare l’azione educativa con il giusto orizzonte temporale, in coerenza con i documenti di programmazione. La frammentazione delle risorse (sia dal punto di vista temporale che dell’impiego dei fondi) rende impossibile qualsiasi azione significativa legata ad una visione a medio termine e alla scelta di priorità di intervento. Una volta concluso il PNRR sarà necessario migliorare la sinergia  tra fondi strutturali nazionali, regionali e finanziamenti europei per evitare che le scuole siano sopraffatte da una eccessiva parcellizzazione di progettazioni e di attività amministrative connesse. Risorse mirate dovranno essere destinate alle scuole con alti tassi di dispersione implicita, ma (anche in questo caso) con una visione sistemica e non basata su progetti episodici.

 

Cristina Grieco, già Presidente di INDIRE dirige l’Ufficio scolastico territoriale dell’ambito di Livorno. Dirigente scolastica, dal 2015 al 2020 e’ stata assessora regionale in Toscana con delega ad istruzione, formazione e lavoro.

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