Colloquio di maturità: se i ragazzi dicono no, chi ha fallito?
![Ma cosa esprimono i ragazzi che hanno rifiutato di sostenere il colloquio, la prova conclusiva dell’esame di maturità, secondo la denominazione cui il ministro pare tenere particolarmente? Sicuramente sono una percentuale microscopica rispetto al numero dei candidati che in questo anno scolastico si sono sottoposti alla prova, pochi, a quanto pare un decina, e comunque studenti di percorsi liceali. Qui forse vale considerare il fatto che i giornali, i media in genere, hanno come punto di riferimento giovani dei percorsi […]](https://www.educationduepuntozero.it/wp-content/uploads/2025/07/145346285-41ce57ad-0018-4493-b238-eeacba011267-360x203.jpeg)
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Ma cosa esprimono i ragazzi che hanno rifiutato di sostenere il colloquio, la prova conclusiva dell’esame di maturità, secondo la denominazione cui il ministro pare tenere particolarmente? Sicuramente sono una percentuale microscopica rispetto al numero dei candidati che in questo anno scolastico si sono sottoposti alla prova, pochi, a quanto pare un decina, e comunque studenti di percorsi liceali. Qui forse vale considerare il fatto che i giornali, i media in genere, hanno come punto di riferimento giovani dei percorsi liceali e non si prendono il disturbo di andare a far esprimere chi ha frequentato e sostenuto la prova in un percorso scolastico tecnico o professionale, in istituti di periferia dei centri urbani e/o in una delle zone del nostro paese che, ancora in questi giorni, il Rapporto Invalsi indica come zone difficili, in cui gli studenti non riescono a raggiungere quel minimo di abilità/competenze cui avrebbero diritto, se la scuola rispondesse davvero ai compiti che il sacro testo della costituzione italiana le assegna. La lettura/ascolto delle interviste in cui i giovani parlano del loro gesto, non dicono molto e permettono ai commentatori pubblici di esercitarsi nell’esprimere opinioni di destra o di sinistra, come previsto dai soliti copioni. Il Ministro e il rappresentante dei dirigenti scolastici, con varie accentuazioni, sono in grado di liquidare la questione in modo definitivo: sono previste punizioni e ….. basta lì. In modo un po’ goffo e, si potrebbe anche dire, opportunistico ( absit iniuria verbis) si esprime chi si è già assicurato il risultato che voleva raggiungere, senza pensare ai poveretti che, con questo caldo e fatica, si sono impegnati fino all’ultimo per rimediare una sufficienza necessaria oppure agli ingenui, che pensano che sia utile misurarsi con compiti che questa nostra sciagurata società presenta loro, loro hanno fatto il beau geste …. l’intervista e chiuso la partita! Contenti loro, proprio da loro non si dovrebbe né potrebbe pretendere di più. Quello che invece stupisce è che il ministro e il rappresentante dei dirigenti scolastici, ma non solo loro, non si siano interrogati su cosa questi gesti mettono in luce: concludere un percorso che dovrebbe rappresentare l’avvio alle scelte responsabili della vita adulta, come se gli anni passati a scuola fossero occasioni di una specie di inutile mordi e fuggi, dovrebbe far rabbrividire chi ha responsabilità, che diventano colpe, se si liquidano con una minaccia di future punizioni, che sembrano semplici scappellotti per giovani più o meno furbetti.
Ma com’è possibile che non si colga il fatto che spesso la nostra scuola riesca solo a trasmettere un senso di assoluta inutilità, non riuscendo a costruire situazioni culturalmente ed emotivamente significative, che, anche nel contesto di in una scadenza rituale, possano assumere il valore di occasione di riflessione ed auto-riconoscimento dei risultati di quanto è stato appreso, scoperto, goduto negli anni della scuola? Non si tratta di pensare che prima fosse meglio, ma di cogliere i segnali che vengono dai giovani che denunciano l’incapacità del nostro sistema sociale di assumere la responsabilità di un confronto tra culture e generazioni diverse, che possa essere di aiuto alle scelte della vita adulta. Rispondere con la minaccia di punizioni e …. peggio …. con le nuove indicazioni ministeriali, significa non cogliere la sollecitazione che proprio da questi giovani ci arriva e non riconoscere, svalorizzandolo, il lavoro culturale, educativo e formativo in cui tanti e tante, docenti, studenti e studentesse si impegnano in una scuola distratta e incapace di guardare.
Vittoria Gallina



