L’istruzione degli adulti alla prova dei dati: oltre 500.000 persone coinvolte
![Il 26 maggio 2026, nella Sala Aldo Moro del Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è svolto l’evento di presentazione del monitoraggio nazionale sull’Istruzione degli adulti, curato da INDIRE. L’occasione ha restituito visibilità istituzionale a un settore scolastico ancora troppo ai margini del dibattito pubblico, eppure decisivo per leggere molti dei cambiamenti che attraversano il Paese: trasformazioni sociali, demografiche, linguistiche, culturali e lavorative. All’incontro hanno partecipato dirigenti scolastici e docenti dei CPIA e delle istituzioni scolastiche sedi di percorsi di […]](https://www.educationduepuntozero.it/wp-content/uploads/2026/06/CANTIERE_PUNTO_3_SAVE_THE_DATE_30_10_2025-360x203.png)
Il 26 maggio 2026, nella Sala Aldo Moro del Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è svolto l’evento di presentazione del monitoraggio nazionale sull’Istruzione degli adulti, curato da INDIRE. L’occasione ha restituito visibilità istituzionale a un settore scolastico ancora troppo ai margini del dibattito pubblico, eppure decisivo per leggere molti dei cambiamenti che attraversano il Paese: trasformazioni sociali, demografiche, linguistiche, culturali e lavorative. All’incontro hanno partecipato dirigenti scolastici e docenti dei CPIA e delle istituzioni scolastiche sedi di percorsi di secondo livello. Una partecipazione online significativa, oltre un centinaio di collegamenti da scuole e docenti del settore, ha allargato il confronto oltre i confini della sala, restituendo l’immagine di una comunità professionale diffusa e attenta.
Tra i relatori: Ettore Acerra, Direttore generale per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore del MIM; Francesco Manfredi, Presidente INDIRE; Fiorella Palumbo, dirigente dell’Ufficio 4 Istruzione degli adulti e apprendimento permanente del MIM; Antonella Zuccaro, prima ricercatrice INDIRE. La presentazione dei dati è stata affidata a Ciro D’Ambrosio, ricercatore INDIRE. Il rapporto completo non è ancora disponibile; le considerazioni che seguono si basano quindi sui principali dati e sugli elementi di analisi presentati nel corso dell’incontro.
La portata complessiva del sistema emerge con particolare chiarezza dai numeri presentati. I dati INDIRE indicano 178.637 frequentanti nei percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, 64.312 in quelli di primo livello, 83.695 in quelli di secondo livello e 197.655 partecipanti alle attività di ampliamento dell’offerta formativa. Nel complesso, oltre mezzo milione di persone coinvolte: un dato che smentisce, da solo, l’idea dell’Istruzione degli adulti come ambito residuale del sistema educativo.
Colpisce in particolare il numero relativo alle attività di ampliamento dell’offerta formativa: quasi duecentomila partecipanti, cifra superiore a quella dei percorsi di alfabetizzazione e nettamente più alta rispetto a ciascuno degli altri livelli considerati singolarmente. Non è un dettaglio secondario. Indica che una parte consistente della domanda formativa adulta si colloca proprio in quell’area di confine che ancora oggi viene definita come “ampliamento”. Sono percorsi che rispondono a bisogni concreti (competenze digitali, lingue straniere, educazione finanziaria, cittadinanza, orientamento professionale) e che spesso permettono ai CPIA di intercettare adulti che non entrerebbero immediatamente nei percorsi ordinamentali, prevenire nuove forme di esclusione e rendere concreto il diritto all’apprendimento permanente.
Sarebbe quindi auspicabile, come RIDAP sostiene ormai da tempo immemore, rendere questi percorsi stabili e pienamente riconosciuti nell’offerta ordinaria dei CPIA. L’ampliamento dell’offerta formativa non è un’appendice dipendente da bandi e risorse variabili: è una delle modalità attraverso cui l’Istruzione degli adulti realizza la propria missione pubblica, accompagnando le persone lungo tutto il corso della vita, sostenendo l’inclusione sociale e lavorativa, rafforzando le competenze di cittadinanza e contribuendo alla coesione dei territori.
I dati presentati fotografano anche una diversa composizione dell’utenza tra CPIA e percorsi di secondo livello. Nei CPIA la popolazione scolastica si concentra soprattutto nelle fasce centrali dell’età adulta: il 42% ha tra i 18 e i 29 anni e il 44% tra i 30 e i 49 anni, mentre risultano residuali sia i minori di 18 anni, pari al 3%, sia gli ultra-sessantacinquenni, pari al 2%. Nei percorsi di secondo livello, invece, pur restando significativa la fascia 18-29 anni, che raggiunge il 54,9%, appare più contenuta la presenza della fascia 30-49 anni, pari al 29,2%, e leggermente più alta quella tra i 50 e i 64 anni. Ne emerge la natura profondamente dinamica dell’Istruzione degli adulti: una scuola che intercetta persone in momenti diversi della vita, spesso segnati da passaggi, rotture, ripartenze e nuove progettualità. I CPIA accolgono giovani adulti che hanno interrotto precocemente il percorso scolastico, cittadini stranieri impegnati nell’apprendimento della lingua italiana, adulti italiani privi del titolo conclusivo del primo ciclo, persone in cerca di una nuova collocazione professionale, soggetti in condizione di fragilità sociale, persone detenute, genitori, donne e uomini che provano a ricostruire un progetto personale dentro contesti spesso complessi.
Particolarmente significativa è anche la rappresentazione dell’“aula tipo”. Nei CPIA risultano molto presenti soggetti in condizione di svantaggio o vulnerabilità – disoccupati, NEET, MSNA, persone occupate ma ancora bisognose di innalzamento delle competenze, percettori di sostegno al reddito e minori italiani in particolari condizioni sociali – mentre nei percorsi di secondo livello prevale maggiormente una popolazione attiva, composta soprattutto da occupati, disoccupati e giovani adulti. Per questo la categoria del semplice “recupero” risulta insufficiente. Nei CPIA non si colmano soltanto lacune pregresse, si costruiscono nuove possibilità. Si riconoscono apprendimenti maturati nella vita, nel lavoro, nei contesti familiari e sociali; si rimettono in movimento competenze rimaste invisibili; si accompagna la persona nella definizione di un percorso formativo coerente con i propri bisogni, tempi e obiettivi. L’età adulta, del resto, non è una fase stabile e omogenea. È attraversata da migrazioni, separazioni, ricongiungimenti, cambiamenti lavorativi, perdita o ricerca di occupazione, nuove responsabilità, trasformazioni tecnologiche. I CPIA intercettano proprio queste transizioni e offrono uno spazio pubblico in cui esse possono essere accompagnate, comprese e trasformate in occasioni di apprendimento.
La compresenza di generazioni, provenienze ed esperienze diverse rappresenta anche una risorsa pedagogica. In aula non si incontrano soltanto livelli di competenza differenti, ma storie, saperi, lingue, mestieri, aspettative e visioni del mondo. La formazione adulta non parte dal presupposto che tutti debbano ricominciare da zero, ma dalla possibilità di riconoscere e valorizzare ciò che ciascuno porta con sé, trasformandolo in una nuova progettualità di cittadinanza, autonomia e partecipazione. Ne deriva un’indicazione importante per le politiche pubbliche: i CPIA non possono essere letti soltanto come scuole del recupero formativo. Sono, piuttosto, presìdi territoriali capaci di intercettare fragilità, bisogni di inclusione e domande di cittadinanza, svolgendo una funzione di raccordo tra istruzione, welfare, orientamento e lavoro.
Se i dati sui partecipanti restituiscono la dimensione della domanda, quelli sulle sedi mostrano come i CPIA provino a rispondervi: una scuola pubblica diffusa, radicata nei contesti locali, vicina alle persone. Il monitoraggio registra 130 CPIA e 936 sedi associate, con una media nazionale di circa sette sedi per istituzione. I CPIA non sono scuole concentrate in un unico edificio: sono scuole-rete, articolate in una pluralità di punti di erogazione spesso distribuiti su territori provinciali molto estesi, o su aree interprovinciali, montane e periferiche. Questa configurazione è uno dei principali punti di forza del sistema. La capillarità consente di avvicinare l’offerta ai luoghi di vita delle persone: l’adulto che rientra in formazione non sempre può spostarsi agevolmente, lavora, ha responsabilità familiari, vive talvolta condizioni di fragilità economica o sociale, può trovarsi in percorsi migratori complessi. La prossimità territoriale è una condizione per rendere effettivo il diritto all’istruzione. Al tempo stesso, questa articolazione comporta una complessità organizzativa rilevante. Governare una scuola distribuita su numerose sedi significa coordinare orari, docenti, personale amministrativo, spazi e strumenti digitali in luoghi diversi, mantenendo rapporti costanti con Comuni, Province, istituzioni scolastiche, Prefetture, enti del Terzo settore, servizi sociali, strutture carcerarie e realtà produttive del territorio.
A questa complessità si aggiunge una criticità spesso sottovalutata: molti punti di erogazione non sono nella disponibilità diretta dei CPIA. Diversamente da quanto avviene per i plessi delle scuole del primo e del secondo ciclo, i CPIA utilizzano spazi concessi da enti locali, istituti scolastici, strutture pubbliche e private attraverso accordi e convenzioni. Questo amplia la presenza territoriale, ma rende più fragile la stabilità dell’offerta e più onerosa la gestione quotidiana. La disponibilità degli spazi incide sugli orari, sulla continuità delle attività, sull’accessibilità per gli studenti, sulla possibilità di allestire laboratori e garantire accoglienza e orientamento. Uno spazio non pienamente nella disponibilità del CPIA può risultare utilizzabile solo in alcune fasce orarie, con vincoli logistici che ricadono direttamente sulla qualità del servizio.
Il tema delle sedi non può dunque essere ridotto a una questione logistica: è anche una questione di diritto allo spazio educativo. Se i CPIA sono scuole autonome dello Stato chiamate a svolgere un compito pubblico, occorre garantire loro ambienti adeguati, stabili e funzionali alla propria missione. Tra gli investimenti da programmare dovrebbe trovare posto un piano nazionale per sedi dedicate ai CPIA, strutturalmente destinate all’apprendimento degli adulti: spazi accessibili, accoglienti, attrezzati per la didattica, la relazione, lo studio individuale e i servizi di supporto. Aule, biblioteche, ambienti per l’orientamento, luoghi di socialità e, dove possibile, servizi di conciliazione dovrebbero contribuire a rendere visibile la specificità dell’istruzione degli adulti. Si tratta di dare forma concreta a una scuola non più percepita in modo residuale, ma pienamente riconosciuta nel suo ruolo educativo, sociale e culturale.
Gli spazi, da soli, non bastano. Una scuola diffusa e di prossimità necessita anche di risorse professionali adeguate. Pur non essendo l’organico oggetto del monitoraggio INDIRE, è utile affiancare ai dati presentati una chiave di lettura aggiuntiva. Secondo il MOF relativo all’a.s. 2025/2026, l’organico dei CPIA dispone di 8.916 posti docente. Rapportato alla popolazione direttamente intercettata dai CPIA nei percorsi di alfabetizzazione, primo livello e ampliamento dell’offerta formativa, si ottiene un rapporto teorico medio di circa 49 utenti per posto docente. Considerando i soli percorsi ordinamentali (alfabetizzazione e primo livello), il totale è di 242.949 frequentanti, con una media teorica di circa 27 utenti per posto docente. Si tratta di stime da leggere con cautela, perché non restituiscono un rapporto classe-docente in senso stretto e non tengono conto della distribuzione territoriale, delle diverse tipologie di percorso, dell’articolazione delle sedi e della complessità organizzativa dei servizi. Tuttavia, esse aiutano a cogliere l’ordine di grandezza della domanda che insiste sul sistema. Il quadro evidenzia una tensione strutturale. I CPIA raggiungono una popolazione ampia e diversificata, ma dispongono di risorse non sempre proporzionate alla numerosità dell’utenza e alla molteplicità delle funzioni svolte. Il lavoro docente, in questo contesto, va ben oltre l’ora di lezione: comprende accoglienza, orientamento, riconoscimento dei crediti, personalizzazione dei percorsi, raccordo con il secondo livello, collaborazione con enti locali, istituti penitenziari, servizi sociali e mondo del lavoro.
La distribuzione territoriale mostra differenze significative tra le aree del Paese. Al Nord la rete appare più concentrata: la Lombardia conta 19 CPIA e 104 sedi, il Piemonte 12 CPIA e 63 sedi, l’Emilia-Romagna 12 CPIA e 59 sedi. Nel Sud e nelle Isole emerge una maggiore frammentazione: la Campania presenta 8 CPIA e 92 sedi, la Puglia 7 CPIA e 83 sedi, la Sicilia 10 CPIA e 135 sedi. Il semplice numero delle istituzioni non basta a descrivere la reale complessità del sistema. Una regione può avere pochi CPIA e un’articolazione molto ampia di sedi e presidi territoriali: è il caso della Sicilia, dove 10 CPIA corrispondono a 135 sedi, o della Campania, dove 8 CPIA governano 92 punti di erogazione. Ciò che conta è quali territori vengano serviti, quali distanze si coprano, quali bisogni si intercettino, quali condizioni sociali si incontrino. Un CPIA con molte sedi associate non è semplicemente una scuola “più grande”: è una struttura reticolare più complessa, chiamata a coordinare attività in luoghi diversi per utenza, infrastrutture, trasporti e disponibilità di servizi.
La frammentazione territoriale può essere una risorsa – prossimità ai luoghi di vita, presenza nelle aree periferiche e socialmente fragili – ma diventa una criticità quando non è accompagnata da organici adeguati e risorse amministrative sufficienti. In assenza di tali condizioni, il rischio è che la prossimità venga garantita quasi esclusivamente grazie alla disponibilità del personale. Valutare e sostenere il sistema dell’Istruzione degli adulti richiede perciò una lettura articolata, capace di tenere insieme almeno quattro dimensioni: l’estensione territoriale, il numero delle sedi di erogazione, la mobilità effettiva degli studenti adulti e la composizione sociale dei territori. L’uguaglianza del diritto all’istruzione non si realizza trattando tutti i CPIA allo stesso modo, ma riconoscendo la diversa complessità dei contesti in cui operano.
Il monitoraggio conferma che i CPIA svolgono un compito che va ben oltre il rilascio di titoli e certificazioni. Sono luoghi in cui la formazione diventa strumento di inclusione, autonomia e partecipazione. Imparare l’italiano, conseguire un titolo, rafforzare le competenze digitali e linguistiche, orientarsi nel mondo del lavoro o nella società significa, per molti adulti, poter esercitare con più pienezza i propri diritti e assumere un ruolo più consapevole nella comunità. L’Istruzione degli adulti va letta come una politica di cittadinanza: non riguarda soltanto la scuola, ma il rapporto tra persone, istituzioni e territorio. Ogni adulto che rientra in formazione rafforza la coesione sociale, la partecipazione democratica, la capacità del sistema pubblico di non lasciare indietro chi ha bisogno di nuove opportunità.
Le modalità organizzative e didattiche confermano questa vocazione inclusiva. La fruizione a distanza e le piattaforme digitali sono ormai parte del sistema, seppure in modo differenziato tra sedi centrali, associate e istituzioni di secondo livello. Nell’Istruzione degli adulti il digitale non è una mera soluzione tecnica, è uno strumento di accessibilità e continuità formativa. Per lavoratori, genitori e persone con percorsi di frequenza discontinui, la flessibilità organizzativa è una condizione essenziale per rendere effettivo il diritto all’istruzione.
Dall’insieme delle evidenze emerge un messaggio netto: l’Istruzione degli adulti è un sistema vivo, diffuso e necessario, che intercetta processi sociali decisivi, migrazioni, transizioni lavorative, povertà educativa adulta, bisogni linguistici, cittadinanza, reinserimento sociale. La rilevazione INDIRE può diventare uno strumento di governo del sistema. Disporre di dati sistematici significa programmare meglio l’offerta, valutare i fabbisogni di organico, rafforzare le reti territoriali e dare maggiore visibilità a un settore che svolge una funzione pubblica essenziale. Le priorità che emergono sono chiare: riconoscere la specificità organizzativa dei CPIA, rafforzare il sistema unitario dell’IdA, investire sulla formazione dei docenti, sostenere l’innovazione didattica, rendere più stabile il rapporto tra istruzione, territorio, cittadinanza e lavoro.
In questa prospettiva si colloca la riflessione che RIDAP ha portato nel corso dell’evento. I CPIA sono hub territoriali di inclusione, apprendimento, cittadinanza e lavoro: punti pubblici di accesso alla formazione adulta in cui si intrecciano lingua, diritti, orientamento e accompagnamento al lavoro. Da qui nasce l’esigenza, sostenuta da tempo da RIDAP, di costruire un sistema unitario dell’Istruzione degli adulti capace di superare la frammentazione tra percorsi di alfabetizzazione, primo livello e secondo livello, e di dar vita a Poli per l’Istruzione degli adulti in grado di accompagnare la persona dalla lingua al diploma, fino agli ITS e alla formazione terziaria, in una logica di continuità, orientamento e riconoscimento della specificità dell’educazione in età adulta.
Gli adulti non seguono traiettorie lineari. Lavoro, famiglia, condizione detentiva, fragilità sociali e transizioni professionali richiedono modelli flessibili e personalizzazione reale. L’Istruzione degli adulti deve quindi dialogare stabilmente con le politiche attive del lavoro, con le imprese e con il sistema della formazione, potenziando il riconoscimento delle competenze, le microcredenziali e la lingua per il lavoro. Anche la proposta di una Giornata nazionale dell’Istruzione degli adulti assume, in questo quadro, un valore non solo simbolico, ma politico e culturale: dare visibilità al settore significa riconoscere il contributo quotidiano che CPIA e scuole del secondo livello offrono alla coesione sociale, allo sviluppo economico e alla qualità della democrazia.
L’Istruzione degli adulti non è la periferia del sistema scolastico. È uno dei presidi in cui la scuola pubblica incontra più direttamente i cambiamenti del Paese: sostiene chi riparte, riconosce ciò che le persone già sanno fare, costruisce nuove opportunità di partecipazione. Il monitoraggio lo conferma senza ambiguità: l’IdA è un’infrastruttura pubblica strategica per il Paese. Ora occorre che questi dati diventino base per scelte politiche, amministrative e culturali all’altezza della funzione che i CPIA e le scuole del secondo livello svolgono ogni giorno nei territori. Investire nell’Istruzione degli adulti significa riconoscere che l’apprendimento permanente non è un principio astratto, ma una condizione concreta di cittadinanza, inclusione e democrazia.
Emilio Porcaro, Presidente RIDAP – Rete Italiana Istruzione degli Adulti



