IA a scuola: prudenza o visione educativa?

La pubblicazione del documento del Ministero dell’Istruzione e del Merito, “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche” (allegato al D.M. n. 166 del 9 agosto 2025), ha suscitato in me, come docente e osservatrice della scuola, più di una perplessità. Confesso che, leggendo il testo durante un volo Catania–Venezia, mi aspettavo uno strumento operativo, capace di accompagnare dirigenti e insegnanti nella sfida concreta di introdurre l’IA nella didattica e di orientare la comunità educante verso la certificazione delle competenze digitali degli studenti, in coerenza con il quadro europeo DigCompEdu. 

La realtà, tuttavia, è stata diversa. Il lessico del documento è eloquente:
– la parola “rischio/rischi” compare 42 volte;
– “competenze” appare 12 volte;
– “apprendimento” appena 2.
Un disequilibrio che rivela l’impostazione prevalente: grande attenzione alle precauzioni, poca alla sostanza educativa. In altre parole, un documento concepito più come protocollo di cautela che come guida pedagogica. È questa la prima grande criticità: l’IA viene trattata come potenziale minaccia da contenere, più che come opportunità da governare in chiave formativa.

Per oltre venti pagine, le Linee guida si muovono tra riferimenti normativi, requisiti tecnici, obblighi per i dirigenti scolastici e per le istituzioni. Tutto corretto, certo: protezione dei dati, sicurezza informatica e privacy sono imprescindibili, tuttavia il rischio è quello di smarrire il cuore della scuola: l’apprendimento e quindi l’insegnamento.

Solo a partire dalla pagina 29 il documento inizia ad avvicinarsi al linguaggio quotidiano degli insegnanti – quello che parla di studenti, classi, percorsi di crescita. Troppo tardi, forse, per chi cerca ispirazione, non solo regolamentazione.

Qui emerge una seconda problematizzazione: questa distanza tra norme e realtà educativa riflette una fragilità sistemica. Chi scrive le regole spesso non vive la scuola e tende a produrre testi di tutela, non di visione. La “lunga ombra della cautela” rischia così di generare immobilismo e disaffezione, lasciando dirigenti e docenti soli a interpretare cosa significhi davvero innovare con l’IA.
La scuola si frequenta per apprendere. E senza voler banalizzare, i grandi classici, le grandi scoperte – da Dante ad Einstein, dalla biodiversità alla relatività – rappresentano i saperi essenziali. Tutto il resto, comprese le tecnologie, sono strumenti, strategie, mediazioni per renderne possibile la trasmissione. Come dire: il valore di un buon pasto non sta nel piatto in cui è servito, ma nella qualità degli ingredienti.

Un testo così fortemente ancorato alla logica del controllo può disorientare dirigenti già sotto pressione e alimentare la disaffezione dei docenti, che spesso percepiscono la distanza tra chi scrive le norme e chi abita ogni giorno le classi. Servirebbe l’opposto: linee guida che incoraggino, sostengano e motivino, non il rischio di una paralisi. La scuola non ha paura dell’innovazione, se questa è accompagnata da senso e prospettiva. Ciò che spaventa è la mancanza di visione, l’assenza di un messaggio educativo chiaro dietro la tecnologia.

Nei mesi successivi alla pubblicazione, il quadro si è evoluto. Il 17 settembre 2025 il Senato ha approvato la prima legge nazionale sull’Intelligenza Artificiale, che armonizza la normativa italiana con il nuovo AI Act europeo. La legge ribadisce la centralità dei principi di etica, trasparenza e sicurezza, ma apre anche alla promozione di sperimentazioni educative basate su IA generativa, a condizione che siano documentate e monitorate.
Parallelamente, il Ministero ha attivato sulla piattaforma Unica un servizio dedicato alle Linee guida IA, che include:
– una mappa interattiva dei progetti scolastici attivi
– materiali di supporto per la formazione dei docenti
– modelli e checklist per la valutazione del rischio e la scelta consapevole degli strumenti digitali.

Si tratta di un passo avanti verso quella operatività che inizialmente mancava: le scuole possono ora condividere pratiche, segnalare esperienze e ricevere supporto tecnico in tempo reale. Un’indagine INDIRE su oltre 1.800 docenti mostra che più della metà utilizza già strumenti di IA nella didattica o nella gestione scolastica, sebbene spesso in modo spontaneo e non coordinato. In occasione del summit internazionale di Napoli, dedicato all’Intelligenza Artificiale, è stato annunciato un piano nazionale volto a promuovere la formazione di docenti e studenti sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di favorire una diffusione consapevole e responsabile delle tecnologie digitali nei processi educativi e didattici.
Resta però il nodo di fondo: la scuola non può limitarsi a ricevere tecnologie e norme, in quanto serve una visione culturale e pedagogica condivisa, costruita dal basso. Per questo auspichiamo che a queste linee guida seguano documenti scritti da insegnanti per insegnanti, capaci di coniugare responsabilità e creatività. Solo chi conosce Marta, Luigi, Vanessa – gli studenti reali delle nostre classi – può tradurre la complessità dell’Intelligenza Artificiale in strumenti pedagogici utili, concreti e sostenibili.
Perché, al di là delle cautele, l’innovazione a scuola non può limitarsi a un esercizio di prudenza: deve tornare a essere ciò che è sempre stata, una promessa di crescita, di fiducia e di futuro.

Marina Fisicaro, già dirigente tecnico