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Che succede nella scuola?

Pubblicato il: 16/02/2026 13:13:48 -


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Il 26 gennaio la redazione si è incontrata per fare il punto della situazione del nostro lavoro a partire dalla domanda: cosa sta succedendo nella scuola. Ognuno di noi è intervenuto liberamente seguendo la tecnica del brainstorming quindi in modo disordinato. Gli appunti raccolti sono confluiti in un testo di sintesi forse poco leggibile per chi non era presente. Abbiamo provato con l’AI chiedendo di riscrivere l’appunto in formato leggibile e strutturato. Questo è il risultato in cui il gruppo si è riconosciuto e che dovrebbe ispirare il lavoro della redazione nella produzione, raccolta e selezione dei contributi da pubblicare.  

Scuola, educazione civica e responsabilità: una questione politica

Il dibattito sull’educazione civica, sulla sicurezza e sui comportamenti giovanili non è neutro né puramente tecnico: è profondamente politico. Le scelte che oggi vengono operate in materia di scuola definiscono un’idea di società, di cittadinanza e di futuro. Ridurre queste questioni a problemi di ordine pubblico o a semplici aggiustamenti normativi significa eludere il nodo centrale: quale ruolo si intende assegnare alla scuola in una democrazia attraversata da disuguaglianze, conflitti generazionali e crisi di legittimità delle istituzioni.

  1. Educazione civica come dispositivo ideologico

Nel discorso pubblico dominante, educazione civica, rispetto e responsabilità vengono evocati come parole d’ordine, raramente come concetti da interrogare. Rispettare cosa, chi e in base a quali valori? Responsabilità verso quali soggetti e in quali condizioni materiali? In assenza di una riflessione esplicita, l’educazione civica viene ridotta a disciplina curricolare, frammentata in ore, contenuti e verifiche, trasformata in un dispositivo di normalizzazione più che in uno spazio di formazione critica. I manuali e le indicazioni operative finiscono per promuovere un modello di cittadinanza passiva, adattiva, funzionale all’esistente, producendo di fatto una dis-educazione civica e democratica.

  1. Adolescenza come problema di ordine pubblico

La rappresentazione sociale dell’adolescenza che ispira le politiche scolastiche è segnata da una impostazione emergenziale. Le difficoltà dei giovani vengono sistematicamente interpretate come devianze e alimentano un assioma tanto semplice quanto pericoloso: giovani uguale pericolo. Violenza, individualismo, consumismo, conformismo diventano etichette generiche che legittimano interventi repressivi e impediscono di riconoscere le condizioni sociali, culturali e educative in cui i comportamenti si producono. Questa narrazione non descrive la realtà: la costruisce, orientando le politiche verso il controllo anziché verso la comprensione.

  1. Sicurezza e disciplina: la deriva repressiva

Di fronte a episodi di violenza o conflitto, la risposta istituzionale tende a importare nella scuola dispositivi di sicurezza pensati per altri contesti. Questa trasposizione diretta ignora la specificità della scuola come spazio educativo e relazionale, soprattutto nel rapporto con gli adolescenti contemporanei. Regole, restrizioni e punizioni vengono presentate come soluzioni immediate, ma raramente sono fondate su solide teorie pedagogiche o dati di realtà sociali. Così la disciplina smette di essere strumento educativo e diventa meccanismo di esclusione, incidendo negativamente sulla relazione educativa e sul clima scolastico.

  1. Il clima scolastico come terreno politico

Le scuole non sono ambienti neutrali: il loro clima interno riflette scelte politiche precise. Ambienti sempre più orientati al controllo, alla sorveglianza e alla prestazione producono disaffezione, chiusura e conflitto. La progressiva erosione di relazioni significative tra adulti e giovani indebolisce ogni possibilità di costruire responsabilità, appartenenza e partecipazione. Investire sulle relazioni non è una scelta accessoria, ma un atto politico che ridefinisce le priorità dell’istituzione scolastica.

  1. Il modello di scuola che si sta imponendo

La contrapposizione tra scuola educante e scuola istruente non è teorica: è una linea di frattura politica. Di fatto, tutte le “educazioni” vengono trasformate in materie, spezzettate tra discipline, orari e docenti, ridotte a contenuti misurabili. Questo assetto risponde a una visione burocratica e conservatrice della scuola, in cui il passato viene assunto come unico valore da trasmettere e il presente come minaccia da contenere. Orari, calendari, organi collegiali e strutture organizzative rafforzano un modello rigido, poco capace di leggere il cambiamento sociale.

  1. Politiche scolastiche senza visione

L’azione ministeriale appare segnata da una logica applicativa: nuove indicazioni vengono introdotte senza un reale confronto con le elaborazioni critiche che attraversano il mondo della scuola. Manca una visione dichiarata, una prospettiva condivisa, una direzione politica esplicita. In questo vuoto, prende forma un progetto implicito: una scuola regressiva, orientata al controllo, alla selezione e alla normalizzazione, più che all’emancipazione.

Conclusione: la scuola come scelta di campo

Ripensare educazione civica, disciplina e responsabilità significa assumere una scelta di campo. La scuola può essere uno spazio di formazione critica, di costruzione democratica e di responsabilizzazione reale, oppure uno strumento di adattamento e contenimento sociale. Non esistono soluzioni tecniche a problemi politici: senza una revisione profonda del modello di scuola e del modo in cui la società guarda ai giovani, ogni intervento normativo resterà inefficace. La posta in gioco non è l’ordine nelle scuole, ma il futuro della democrazia.

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