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Le molte incognite della riforma dell’Istruzione tecnica e professionale

Pubblicato il: 10/04/2026 13:26:12 -


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Non si può certo rimproverare al Ministro Valditara ed alla sua amministrazione uno scarso impegno nel campo della riforma dell’istruzione tecnica e professionale: un impegno peraltro sollecitato dalla necessità di dare attuazione agli impegni presi dal nostro Paese e dai governi Conte prima e  Draghi  poi per l’attuazione del PNRR, che tra le linee di azione della missione 4 prevedeva:

  • La riforma dell’Istruzione Tecnica e professionale, “allo scopo di allineare il curricolo degli istituti tecnici e professionali alla domanda di competenze proveniente dal tessuto produttivo del Paese”.
  • La riforma degli Istituti tecnici superiori, “allo scopo di semplificare il modello organizzativo e didattico, aumentare il numero degli iscritti, migliorare la qualità del collegamento con la rete degli imprenditori nei territori al fine di colmare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro”

A fronte di questi impegni il Governo Draghi con il Ministro Bianchi prima (per quanto riguarda riforma degli ITS e avvio della riforma degli Istituti Tecnici e professionali), e il Governo Meloni con il Ministro Valditara poi (per quanto riguarda i provvedimenti successivi), hanno varato inquesti tre anni una serie di provvedimenti, che ricapitoliamo di seguito per provare a fare chiarezza:

  • Riforma degli Istituti Tecnici Superiori (legge 99 del 15 luglio 2022), che prevede tra l’altro:
    • la modifica della denominazione degli istituti tecnici superiori in ITS Academy;
    • la ridefinizione della governance delle fondazioni ITS Academy, il cui presidente di norma è espressione delle imprese;
    • il rafforzamento della sinergia con le imprese;
    • l’accreditamento degli ITS Academy.

 

  • Riforma dell’istruzione tecnica e dell’istruzione professionale (artt. 26 e 27 del decreto legge n. 144/2022,  convertito nella legge n. 175/2022), con la previsione di aggiornare i profili dei curriculi degli Istituti tecnici e professionali e di istituire un Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale (DM 269/2024). Il processo di riforma è stato completato mediante il DL 45/25 (convertito con la legge 79/25), che ha aggiunto alla legge 175/22 un articolo 26 bis, e relativi allegati, che specificano il  Profilo educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) dello studente e forniscono indicazioni di massima riguardo il curricolo dei percorsi di istruzione tecnica, e dal Decreto ministeriale 29 del 19 febbraio 2026, che definisce i risultati di apprendimento attesi dei diversi percorsi.

 

  • Introduzione della Filiera formativa tecnologico-professionale (prima in via sperimentale con il decreto ministeriale 7 dicembre 2023, n. 240  e successivamente in forma ordinamentale con la legge 121/24), nel cui ambito viene attivata “un’offerta formativa integrata con la progettazione e successiva attivazione di percorsi quadriennali sperimentali di istruzione tecnica e/o professionale, di percorsi per il conseguimento del diploma professionale di IeFP,  e di percorsi biennali di istruzione tecnologica superiore”. Gli studenti dei percorsi quadriennali dovranno raggiungere gli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il corrispondente profilo del quinquennio tecnico e/o professionale in uscita del quinto anno di corso. Con la stessa legge 121/24 venne anche istituita una struttura tecnica per la promozione della filiera formativa tecnologico-professionale ed un Comitato di monitoraggio nazionale.

 

Al termine di questo articolato percorso di riforma dell’ordinamento scolastico secondario e terziario italiano abbiamo dunque un’offerta di istruzione tecnica e professionale così articolata:

  • Istituti tecnici quinquennali riformati
  • Istituti professionali riformati (in base all’attuazione del precedente DL 61/17) 
  • Una nuova filiera formativa tecnologico-professionale costituita da percorsi che in soli quattro anni dovranno assicurare agli studenti il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il corrispondente profilo in uscita del quinto anno di corso, e dai corsi biennali del sistema ITS
  • Un sistema terziario denominato ITS Academy costituito da percorsi biennali (o triennali) post-diploma.

Pur apprezzando lo sforzo di innovare in profondità una componente strategica del nostro sistema di istruzione come la componente tecnica professionale, non possiamo fare a meno di porre diverse domande e fare alcune osservazioni riguardo a tutto questo percorso:

  1. Quali sono i piani per il futuro di queste diverse offerte di istruzione secondaria? I percorsi quinquennali e quadriennali sono destinati a convivere? In questo caso si manterrebbe uno squilibrio di opportunità, in quanto uno studente che segue il tradizionale percorso quinquennale impiega un anno in più per ottenere risultati molto simili (almeno in termini di riconoscimento formale) del collega che ha seguito il corrispondente percorso quadriennale, senza considerare che, a differenza del suo collega che avrà un accesso facilitato all’ITS corrispondente, per entrare  nel sistema ITS dovrà sottoporsi ad una prova d’ingresso. Un sistema del genere appare difficilmente giustificabile e si potrebbe comprendere solo con l’idea, per il momento non esplicitata ufficialmente, di abolire progressivamente i percorsi tecnici e professionali quinquennali. 
  2. Una ipotesi alternativa potrebbe essere quella di convogliare progressivamente sui percorsi quadriennali l’utenza che attualmente si indirizza agli Istituti professionali, lasciando invece in piedi l’Istituto tecnico così com’è. In questo caso sarebbe opportuno compiere velocemente  una scelta chiara, perché l’attuale duplicazione di offerta rischia di portare solo confusione e dispersione di energie. I segnali di confusione e di dispersione di energie non sono pochi: si pensi alla sovrapposizione tra i diversi percorsi, oppure alla dispersione delle iscrizioni nei percorsi quadriennali, iscrizioni che, anche se sono aumentate nell’ultimo anno, sono sempre poche rispetto all’offerta, e costringono l’amministrazione, per dar seguito alle richieste pervenute, di derogare agli standard minimi che imporrebbero di formare classi con non meno di 27 alunni, istituendo molte classi con pochi alunni.
  3. I nuovi percorsi quadriennali pongono la sfida di assicurare agli studenti il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il corrispondente profilo in uscita del quinto anno di corso, aggiungendo l’eventuale ampliamento delle discipline di base e delle attività formative in lingua straniera veicolare. Sarebbe importante capire, per valutare la fattibilità e le problematiche sottostante a questi traguardi, avere informazioni sugli esiti dei precedenti percorsi quadriennali che, com’è noto, sono stati avviati sperimentalmente fin dal 2018. Purtroppo non ci è dato conoscere quali sono stati gli esiti di questa sperimentazione, sia in termini quantitativi che qualitativi. Sarebbe anche  utile conoscere, ora che ci siamo avvicinando alla fine del secondo anno dei nuovi corsi quadriennali, se il progresso degli studenti iscritti è in linea, o meno, con questo obiettivo. 
  4. Il rapporto con le imprese è prevalentemente affidato al territorio ed alla iniziativa  delle scuole. A livello nazionale è stato istituito un Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale per rafforzare il raccordo permanente con le filiere produttive e professionali e ridurre il divario tra domanda e offerta di competenze, ma di questo Osservatorio, composto da 15 membri, fanno parte solo 2 componenti provenienti dalla parte datoriale e 2 dalla parte sindacale. In tutti gli altri principali Paesi europei la partecipazione delle rappresentanze del mondo del lavoro ai meccanismi consultivi è ben più ampia. E’ necessario un raccordo molto più forte a livello nazionale anche con i diversi settori produttivi per individuare per tempo le variazioni dei fabbisogni del mondo del lavoro.
  5. Nonostante le condizioni di maggior favore assicurate a chi si iscrive ai percorsi quadriennali, non si può affermare che l’accoglienza da parte degli studenti e delle loro famiglie sia stata calorosa. I numeri delle iscrizioni forniti dal MIM per il 2026/27 mostrano entusiasticamente un raddoppio di scelte di questi percorsi rispetto all’anno precedente (10.532 contro 5.449), ma si tratta sempre di numeri assoluti piuttosto bassi; se li mettiamo in rapporto con il numero dei quattordicenni residenti in Italia nel 2026 (circa 550.000) si tratta in definitiva dell’1,9% delle scelte, contro il 44,1% di chi sceglie di iscriversi agli Istituti tecnici e professionali quinquennali. Come si diceva in precedenza, per dar seguito a richieste pervenute che si distribuiscono rispetto ad un’offerta molto articolata (circa 700 unità scolastiche), sarà inoltre necessario derogare anche per il prossimo anno agli standard minimi che imporrebbero di formare classi con non meno di 27 alunni, istituendo molte classi con pochi alunni, con evidenti problemi di sostenibilità organizzativa. E siamo oramai al terzo anno dell’offerta di questa opportunità, che non dovrebbe più essere sconosciuta all’utenza potenziale.

 

In conclusione, nonostante lo sforzo di modernizzazione del sistema formativo italiano, la moltiplicazione dei percorsi, l’assenza di una visione chiara sul loro assetto futuro e la carenza di dati sugli esiti della sperimentazione rischiano di comprometterne l’efficacia. Il punto non è tanto introdurre nuovi strumenti, quanto dare coerenza a quelli esistenti. Serve una scelta: definire il ruolo dei diversi percorsi, eliminare le sovrapposizioni e rafforzare il coordinamento con il mondo del lavoro. Senza questo passaggio, il rischio è che una riforma ricca di interventi normativi si traduca in un sistema frammentato, poco leggibile e, alla fine, meno efficace proprio rispetto agli obiettivi che si propone di raggiungere.

Giorgio Allulli Vicepresidente della Rete europea della qualità dell'Istruzione e formazione professionale (EQAVET); già direttore delle aree sistemi formativi del Censis, dell'Isfol e della Conferenza dei Rettori.

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