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Contrabbandi

Pubblicato il: 08/03/2026 08:12:36 -


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Poniamo il caso che un Istituto comprensivo di dimensioni medio-grandi, con numeri e complessità che lo indicano come “scuola a forte processo migratorio”, riceva, nell’arco di breve tempo, un finanziamento fondo Coesione 21-27 di 390.000 euro, sia individuato come capofila provinciale per la gestione di un fondo FAMI per un’intera area metropolitana per circa 840.000 euro e sia anche capofila per una rete cittadina (Poli Start) che gestisce 80.000 euro per tre municipi, tutte risorse per servizi a favore dell’inserimento di alunni e alunne con biografie di  migrazione nel sistema scolastico pubblico (corsi L2, mediazione linguistica e culturale, formazione del personale, eventi interculturali, etc.).

Si potrebbe inizialmente dire che è una grande opportunità. Questa scuola ha gestito diversi PNRR, qualche PON nel passato recente, finanziamenti da bandi di diverse fondazioni etc., insomma si potrebbe ritenere che abbia le competenze necessarie per affrontare questa sfida. Ma le competenze sono sufficienti? Come si deve organizzare per far funzionare una macchina progettuale, amministrativa e gestionale che vede il bilancio annuale lievitare fino a raggiungere quattro volte la sua dimensione standard? Che risorse reali ha per farlo?

Può essere interessante narrare questa esperienza e cosa può insegnare.

 

 

  • Le tempistiche

 

Tutti questi conferimenti hanno tempi di realizzazione molto stretti (un anno, due anni), tempi da considerare stretti perché da intendersi al lordo dell’avvio, spesso, se non sempre, macchinoso, causa comunicazioni tardive, talvolta oscure o poco pratiche; certo, sappiamo che la deroga e la proroga (parole chiave che fanno girare le serrature della PA nazionale) sono sempre in agguato ma non si può ragionare come se queste fossero possibilità già inizialmente date. 

Comunque, si procede con la redazione di un cronoprogramma. Il percorso appare lineare, definito. Questa è una parte facile (più o meno) e felice (più o meno). 

 

 

  • La progettazione

 

Il Collegio dei docenti, i gruppi di lavoro tematici, le Collaboratrici del Dirigente, le Funzioni strumentali, tutti a produrre ipotesi, idee, prospettive.  Anche questa è una parte felice (più o meno) e facile (più o meno). Gli uffici sono al momento abbastanza ignari di quello che sta succedendo (intanto la Dsga – perché in questa scuola c’è – scruta il Dirigente scolastico con una discreta preoccupazione preventiva).

Gradualmente si comincia a uscire dal mondo delle idee e leggendo protocolli e vademecum dei finanziamenti si presentano alcune concrete domande critiche: “Ma queste attività devono essere fatte in orario curricolare o in extrascuola”? Alcune si, altre no (i moduli educativo-didattici spesso esclusivamente in extrascuola). Domanda successiva: “Ma per così tanti moduli abbiamo abbastanza destinatari? E poi, ci verranno regolarmente dopo una giornata a tempo pieno o a tempo prolungato? Che succede se non manteniamo il target di frequenza o non raggiungiamo il target obiettivo? Ma se sono attività per prevenire la dispersione e l’insuccesso scolastico non sarebbe meglio in orario scolastico? Dopo sette/otto ore saranno ben stanchi, ma serve? questi poi non ci vengono …”.

Le domande (e i relativi dubbi) si accumulano, la parte facile non è più tale e nemmeno troppo felice. Parte una complessa operazione di individuazione destinatari (criteri, consultazioni, valutazioni e via formalizzando e comunicando, perché tutto va fatto con ordine, documentato e in trasparenza). Possiamo anche tralasciare qui la parte gestione fondo FAMI e la parte fondi relativa alla rete civica Poli Start (e qui infatti la tralasciamo) per i quali questo passaggio organizzativo si diffonde su numerosi Istituti comprensivi e poi, in questo caso, si possono svolgere attività anche in orari curricolari, e questo è bene. 

Ci concentriamo sul finanziamento Coesione 21-27, direttamente collegato al Decreto 225/2024. È arrivato, molto consistente, accompagnato da una domanda, anzi due:

  • Con quale criterio siamo stati individuati come destinatari?
  • Come mai così ampio per noi e per altri Istituti nulla?

Non siamo la sola scuola in città a avere il 20% (mediamente) di alunni NAI nelle classi.

Ma a queste due domande non sta a noi rispondere.

 

 

  • Il personale 

 

Ma chi realizzerebbe poi tutto questo? I docenti, moderna incarnazione del mito di Sisifo, quanti progetti/moduli/attività possono spingere in cima alla montagna prima di rotolare a valle e ritornare a spingere finché non sopraggiunge il burn out (oppure, formula incantatrice, lo stress da lavoro correlato)? I bandi per il personale interno vedono una partecipazione inferiore alle elezioni politiche e ai monitoraggi sulla qualsiasi che allietano e accompagnano il calendario scolastico, il che è tutto dire.

Ci si può rivolgere, a seguire, agli enti del terzo settore (ETS) che però accusano esplicitamente una visibile crisi delle vocazioni educative, c’è una tangibile carenza di personale specializzato e un bravo educatore o una brava educatrice, se possono, cercano diventare insegnanti, che si deve pur campare. 

Ma alla fine, tira e spingi, il masso è in cima al colle e va fatto rotolare giù, sull’altro versante.

Iniziano le attività? Quasi. 

 

 

  • La gestione amministrativa

 

La Dsga alza lo sguardo dallo schermo colmo di numeri e luccicante di piattaforme; ora ha realizzato quel che accadrà e, insieme al Dirigente scolastico, intona questa filastrocca: 

E venne il decreto di avvio dell’avviso, che precede l’avviso, che accompagna la costituzione della commissione valutatrice, che generò il verbale (provvisorio) che è fratello maggiore del definitivo, di cui è fratello non consanguineo il decreto di bando deserto, che precede il bando pubblico che genera – se va bene- l’affidamento, amico del preventivo che sul MePa la scuola comprò …”. (il coro ripete: Durc! Durc! Durc!).

Poi: piattaforme di gestione. Un formatore tempo fa ci ha detto: “La piattaforma è il vostro nemico”. Machiavelli, inteso come gioco di carte, scansati. Impossibile distrarsi, ogni giorno prevede una quota di clic non dilazionabili, se salti un giro devi aggiungere un decreto alla filastrocca. Può bastare? No, appare dal nulla la check list che, come ogni mutaforma che si rispetti, non si fa mai trovare uguale a come l’avevi lasciata in precedenza. Prova a prendermi!

Lascio in coda, ultima ma non ultima (ma forse prima) la questione pagamenti. Un po’ come nella filastrocca precedente, visto che l’anticipo, di regola, è pari al 50% del finanziamento, se non hai ricevuto il saldo del precedente, di fatto, non puoi saldare il successivo. Non si fanno anticipi di cassa, giusto? Dobbiamo farlo sapere a tutti fornitori, ma sempre nel rispetto degli indici di tempestività dei pagamenti.

 

 

  • La valutazione

 

L’ansia da raggiungimento del target ci ha accompagnato per tutta la fase PNRR, ricordo ancora quel pomeriggio di un giorno di scuola quando, cliccando in piattaforma, abbiamo realizzato che avevamo raggiunto il 49.85% degli obiettivi a fronte di un obbligo di raggiungimento minimo del 50%: e adesso che succede? Nei fatti ancora non lo sappiamo.  

E una volta (più o meno) raggiunti i target che succede? Se volessimo ragionare in temini meramente tecnici, gli indicatori di output possono anche illustrare che i risultati tangibili specifici dell’intervento sono stati raggiunti (quanti moduli/corsi/servizi abbiamo erogato? Abbastanza). 

Ci si pone, a seguire, il tema degli indicatori di risultato: avremo modo di conoscere gli effetti degli interventi finanziati? Prove Invalsi? Risultati scolastici? Tasso di dispersione? Altro? Vedremo.

Per quanto riguarda invece una valutazione dei cosiddetti outcome, la misurazione dei risultati finali, degli effetti o dei cambiamenti reali prodotti da un intervento/progetto sui beneficiari, valutati andando oltre la semplice realizzazione delle attività, rimane ancora valida l’immagine della scuola che semina in un campo che forse un giorno darà frutti, senza nemmeno poter sapere quali saranno esattamente i frutti che matureranno.

E allora perché si fa comunque tutto questo? Perché di doman non vi è certezza? Le occasioni si colgono perché sono attimi fuggenti? Perché così c’è più PIL per tutti? Per senso di responsabilità? Per dare un’opportunità a chi non ne aveva ieri e potrebbe non averne domani? 

Forse per tutte queste ragioni insieme.

Rimangono alcune considerazioni conclusive. Si può anche scegliere, si potrebbe anche dire no. Ma l’impulso subliminale che le scuole ricevono è che dire no non è una buona idea ma, a volte, si sente una sottile, flebile nostalgia per il fondo strutturale FMOF per il forte processo migratorio, sicuramente meno consistente ma: certo, strutturale, programmabile … facile.

FRANCESCO MURARO dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo F. Cappelli, in via Giacosa nel parco Trotter a Milano.

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