La manipolazione del linguaggio nelle “Nuove Indicazioni del 2025”

Le Indicazioni nazionali 2025  attuano pericolosi cambi di paradigma,  a partire da quello centrale della complessità,  con  un linguaggio che si estrinseca  con grossolane semplificazioni attraverso l’ individuazione di vari “suprematismi”:  supremazia delle conoscenze nel processo di costruzione del sapere; centralità del Magister nel rapporto docente-studente e quindi supremazia dell’insegnamento a scapito dell’apprendimento; docente  curriculum maker a scapito della collegialità e della conclamata comunità educante; supremazia nel profilo identitario dello studente dell’identità nazionale a scapito delle molteplici identità e  appartenenze condivisibili   in un pianeta complesso.

L’ apprendimento appare  finalizzato a conseguire conoscenze a scapito di abilità e competenze,  ed in quanto tale è l’espressione di un pensiero  riproduttivo, a scapito di un  apprendimento significativo e di una  comprensione profonda che interconnette i significati dei vari temi, fenomeni  e problemi della società attuale.

Le discipline sono un insieme di conoscenze scandite in progressione lineare, di anno in anno,  all’ interno di contenitori rigidi e impermeabili depositari di un corpus di conoscenze statico.

  1. La prescrittività di obiettivi generali, obiettivi specifici, competenze attese prefigura: a)  una concezione di apprendimento lineare, mirato a un prodotto prevedibile, standardizzabile  mentre le più recenti teorie pedagogiche e delle neuro scienze lo rappresentano come processo dallo sviluppo potenziale, probabilistico e parziale;
  2. una concezione di disciplina come fine e non come mezzo per leggere, rappresentare, interpretare il mondo complesso;
  3. la conoscenza come prodotto di un sapere riduttivamente  dichiarativo (che cosa) .

La prescrittività compulsiva si pone come ostacolo nelle traiettorie per l’ inclusione, vale a dire personalizzazione e individualizzazione; elude il problema delle diversità irriducibili dei soggetti in apprendimento con i loro caratteri intrinseci  (intelligenze multiple, stili d’ apprendimento) e ignora il ruolo del  contesto, vanificando di fatto il richiamo condivisibile al modello U.D.L.

Le nuove Indicazioni nazionali operano un’azione profonda sul linguaggio pedagogico e didattico con una cesura netta tra termini che solo stando insieme connotano una scuola democratica per la Costituzione.

Infatti separano: didattica e pedagogia, istruzione e educazione, contesto classe e contesto sociale, cittadino e studente, persona e diritti, autonomia e collegialità, programmazione e creatività, progettazione e valutazione, conoscenza e competenza, competenza cognitiva e competenza non cognitiva, disciplina e stile d’apprendimento, personalizzazione e individualizzazione, apprendimento e insegnamento, apprendimento e contesto, affettività e corporeità, apprendimento ed emozioni, strategia e tecnica, tecnologia e relazione, tecnologia e ricerca azione.

Tutte queste coppie di concetti traggono la loro consistenza e fecondità democratica  auto generativa solo se vivono in un rapporto di tensione dialettica reciproca, integrandosi e completandosi a vicenda. Solo se convivono in un connubio in equilibrio dinamico.  

Di fronte a questa massiccia manipolazione del linguaggio, una Comunità di Pratica, che si ispira ad una visione di scuola democratica, ha il compito ineludibile di contrastare il pensiero neo-con.

Occorre una autentica manutenzione del linguaggio per ripristinare in tutto il suo profondo significato democratico l’ unitarietà e l’ inscindibilità delle coppie dei termini che sono state sopra esposte.

Inoltre bisogna depurare il  linguaggio della scuola che è stato contaminato dal linguaggio del liberismo economico. Termini ed espressioni come   capitale umano, risorsa umana, management, middle management, staff, sistema qualità, occupabilità, sostenibilità, possono rappresentare  infiltrazioni nella scuola  della cultura  dell’ azienda, che richiedono una sana azione di filtro e di bonifica linguistico – semantica.

Nel linguaggio acriticamente assunto dal mondo dell’azienda lo studente diventa cliente, il genitore follower, tutti sono portatori d’interessi mentre svaniscono le finalità proprie di una scuola per la Costituzione: istruzione, educazione e formazione.

Le finalità di una Comunità di Pratica  ruotano attorno a tre pilastri fondamentali: identità (il dominio), relazione (la comunità) e conoscenza (la pratica). Tra le  finalità principali va annoverata  la creazione di un archivio vivente mirato a sviluppare un repertorio condiviso di risorse, strumenti, storie e documenti che facilitino il lavoro quotidiano.

Il linguaggio condiviso non è solo un “accessorio” della Comunità di Pratica (CoP), ma ne è uno degli elementi costitutivi fondamentali. L’ uso di parole, concetti e gerghi specifici è cruciale per una comunità, in quanto:

  1. agevola l’economia della comunicazione;
  2. contribuisce alla  costruzione dell’identità (il “gergo”).

Siccome  il linguaggio funge da confine simbolico, l’operazione della manutenzione del linguaggio condiviso rappresenta una trincea a difesa delle proprie radici culturali e valoriali.  Non va certamente considerata come prassi di un gruppo settario che si arrocca dentro un linguaggio elitario ed esclusivo, ma come ricerca- azione  di un gruppo che si riconosce dentro una cornice di eclettismo flessibile e aperto all’ innovazione e alla contestualizzazione democratica dei nuovi saperi e delle nuove tecnologie.

Giancarlo Gambula – Dirigente Scolastico