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Coltivare la creatività in una scuola che reincanta

Pubblicato il: 16/07/2025 18:34:27 -


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La creatività nell’ambiente scolastico è stata storicamente marginalizzata a favore delle competenze matematiche e scientifico-tecnologiche. Nell’era post-industriale e digitale, ad essere valorizzate sono prevalentemente le discipline di area STEM – Science, Technology, Engineering, Mathematics – e le riforme della scuola degli ultimi anni sembrano effettivamente spingerci in direzione di una istruzione sempre più specialistica e asservita alla tecnica, al mercato e al profitto.

Tuttavia, la ricerca psicopedagogica contemporanea riconosce sempre più importanza alla creatività come competenza trasversale, nonché come elemento chiave dello sviluppo umano, dell’apprendimento e della cittadinanza attiva.

Una scuola che attribuisce valore alla creatività e al genio artistico genera le condizioni per un ambiente d’apprendimento stimolante e accattivante in cui il discente, lungi dall’essere trattato come un vaso da riempire, è posto al centro del processo didattico e diventa soggetto attivo nella scoperta di sé e nel proprio percorso di crescita. 

Gli esperti definiscono la creatività come l’abilità di generare idee o prodotti che risultano innovativi e, al contempo, appropriati alle circostanze. Il prodotto creativo è legato all’esercizio di un pensiero divergente, distinto da quel pensiero convergente che la tradizione ci ha abituato a pensare come l’unico efficace, se non come l’unico possibile. Secondo Guilford, psicologo statunitense noto per i suoi studi psicometrici sull’intelligenza umana, il pensiero convergente ha carattere logico-paradigmatico, procede in maniera lineare ed è impiegato per risolvere problemi che ammettono una sola e unica soluzione. Il pensiero divergente è invece un pensiero caratterizzato da fluidità, flessibilità, originalità, capacità di elaborazione e valutazione: è un pensiero capace di generare idee e prodotti notevoli nella qualità e nella quantità, ricchi di dettagli, insoliti ma pertinenti al contesto. 

Nello sviluppo di una intelligenza creativa avanzata, una buona dotazione cognitiva può senz’altro costituire un vantaggio. Tuttavia, anche il contesto gioca un ruolo fondamentale. Un ambiente di apprendimento interculturale, che promuove la messa in discussione delle convinzioni comuni e stimola l’immaginazione e la curiosità verso l’ignoto, rappresenta una risorsa preziosa per lo sviluppo del pensiero creativo. 

Nel contesto scolastico, il fattore ambientale che incide maggiormente sullo sviluppo delle competenze creative è l’insegnante. Studi recenti evidenziano che il potenziale creativo degli studenti è strettamente legato al clima percepito rispetto alla possibilità creativa: in altre parole, quanto più l’ambiente valorizza il pensiero creativo, tanto più gli allievi saranno motivati a svilupparlo e ad esercitarlo. Le ricerche sul campo mostrano che la creatività del gruppo classe raggiunge livelli elevati nelle situazioni in cui l’insegnante possiede una spiccata intelligenza emotiva e dove il clima è favorevole all’esercizio della capacità creativa. Un gruppo classe che opera in un ambiente creativo e aperto all’esplorazione e alla sperimentazione offre a ciascun individuo maggiori opportunità di maturare personalità curiose e motivate. 

Molti bambini e adolescenti posseggono doti e potenzialità che – se svelate – consentirebbero loro di dare vita a prodotti straordinari, ma senza la guida di un adulto che faciliti i processi di espressione e riconoscimento, il rischio di soffocare la fioritura del talento è molto alto. 

Per lo sviluppo del genio, della creatività e del talento personale di ciascuno è indispensabile valorizzare le caratteristiche motivazionali e cognitive di ogni studente attraverso l’uso di strategie flessibili e di una progettazione didattica mirata ed elastica. Personalizzare e individualizzare i processi di insegnamento e apprendimento è la soluzione più funzionale al disvelamento del genio e delle peculiarità di ciascun allievo, sia manifeste che latenti. E sono proprio le discipline alla deriva dell’inattuale, come la cultura umanistica, le arti visive, la musica e il teatro, gli ambiti attraverso i quali la genialità e la manifestazione creativa, supportate dalla didattica flessibile, possono trovare terreno fertile ai fini della loro scoperta e valorizzazione. Lavorare sulla creatività in questi ambiti disciplinari risulta particolarmente appropriato per la loro capacità intrinseca di aprire canali comunicativi in cui l’interpretazione, la narrazione e l’espressione di sé trovano ampie possibilità d’essere: sono esperienze formative e trasformative di una scuola che reincanta.  

Tra le esperienze didattiche capaci di valorizzare la creatività e l’espressione personale in un’ottica educativa trasversale, desidero citare una attività che ho co-progettato e condotto insieme ai colleghi in una classe prima di Liceo delle Scienze Umane, nelle ore curricolari di Italiano, Scienze Umane e Inglese. Si è trattato di un laboratorio di scrittura creativa e metariflessiva, intitolato La parola crea nuovi mondi, nato a partire dalla lettura condivisa del testo Che animale sei? Storia di una pennuta di Paola Mastrocola. L’attività ha previsto un lavoro interdisciplinare di riscrittura narrativa, a partire da un brano selezionato dall’opera, che gli studenti hanno reinterpretato modificandone il finale.

Non si è trattato soltanto di produrre un testo corretto, bensì di dare spazio al pensiero divergente, all’immaginazione individuale e collettiva, al confronto fra pari. La scrittura è stata intesa come atto espressivo e trasformativo, che parte dalla lettura ma si apre a mondi altri, reali o possibili, generati dal vissuto, dalla fantasia, dalla memoria e dalla condivisione. Ogni gruppo ha elaborato un nuovo finale della storia a partire da una delle tracce proposte, affiancando alla produzione scritta delle vignette illustrative e una riflessione metacognitiva sul concetto di diversità, anche in lingua inglese. Il percorso – strutturato in maniera tale da includere anche gli studenti con disabilità – si è concluso con la realizzazione di un libro multimediale, creato con applicativi digitali e restituito al gruppo classe in plenaria. 

L’esperienza ha permesso di lavorare contemporaneamente su più piani: da un lato, sull’approfondimento delle competenze linguistiche e narrative; dall’altro, sullo sviluppo di competenze trasversali come l’abilità sociale, la creatività, la consapevolezza di sé e la capacità di affrontare un tema complesso – la diversità – in modo originale e partecipato. Il lavoro per gruppi ha facilitato l’inclusione, assegnando a ciascuno un ruolo significativo, e ha favorito il protagonismo degli studenti, i quali si sono sentiti autori e interpreti del sapere, piuttosto che semplici destinatari.

Percorsi come questo rappresentano uno spazio di possibilità in cui il pensiero creativo può esercitarsi come risorsa cognitiva, relazionale ed etica, e in cui l’insegnamento diventa occasione per risvegliare, non solo per trasmettere. 

Allora, rivendicare il sapere che non serve, difendere la conoscenza che non si piega all’utilitarismo, salvaguardare la creatività non monetizzabile attraverso la quale ci scopriamo soggetti liberi di costruirsi diventa diritto e dovere della professione educativa. 

 

Riferimenti: 

Biasi, V. (2018). Per lo sviluppo del pensiero creativo e la formazione dei talenti attraverso l’educazione all’immagine e ai linguaggi artistici. Formazione & insegnamento, 16(2), 27-34.

De Souza, C. B., & Pasini, M. (2019) Intelligenza Emotiva e Creatività a scuola. Well-being in Education Systems, 240.

Goleman, D., Kaufman, P., & Ray, M. (2017). Lo spirito creativo. Rizzoli.

Guilford J.P., (1950) Creativity, American Psychologist, 5.

 

Cristian Ruggieri – Docente con un background da educatore professionale. Laureato con Lode in Scienze Filosofiche, si interessa di inclusione e di apprendimento come esperienza trasformativa.

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