Numero 136
Articoli pubblicati nel mese di GENNAIO 2026
Giulio Lucentini, Riguardo al commissariamento. Un racconto attraverso le voci coinvolte
L’articolo analizza il commissariamento della scuola in Umbria, Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna andando oltre il dibattito mediatico, per comprenderne cause ed effetti concreti. Attraverso le voci di amministratori e tecnici emerge che il commissariamento non è percepito come un atto neutro o puramente tecnico, ma come una scelta che indebolisce la capacità dei territori di governare la scuola pubblica e altera i rapporti tra Stato e autonomie locali. Pur riconoscendo la necessità di affrontare il calo demografico e il dimensionamento scolastico, le regioni contestano soprattutto metodi e tempi: criteri rigidi, uso di dati previsionali, interventi calati dall’alto e decisi quando l’anno scolastico è già in fase avanzata. Il risultato è una perdita di autonomie scolastiche vissuta come un indebolimento della governance, con dirigenti più lontani, scuole più grandi e minore presidio dei territori. Il nodo centrale non è il cambiamento in sé, ma come viene imposto. In gioco non c’è solo l’organizzazione della rete scolastica, ma due diverse idee di Stato: una che gestisce la scuola con logiche emergenziali e amministrative, e un’altra che governa tenendo conto della complessità sociale e territoriale della scuola pubblica.
Giancarlo Gambula, La tragedia dell’omicidio a scuola: anche ai docenti servirà un altro vocabolario per tornare in quella classe.
L’articolo riflette sull’omicidio avvenuto in classe, respingendo le accuse semplicistiche rivolte a docenti e scuola. L’autore interpreta il gesto come esito di un profondo analfabetismo emotivo: al ragazzo sono mancate le parole e i concetti per riconoscere, nominare e gestire emozioni come gelosia, dolore, perdita e frustrazione, trasformando l’impulso in pensiero anziché in violenza. Allo stesso tempo, l’attenzione si sposta sui docenti testimoni della tragedia, vittime di un trauma enorme. Per loro servono parole nuove: di legittimazione del dolore, di de-colpevolizzazione, di riconoscimento del “diritto a stare male” e di ricostruzione. Insegnare è un atto di parola, e dopo una violenza così estrema occorre un nuovo vocabolario per tornare in classe, rielaborare l’orrore e trasformarlo in memoria condivisa, senza isolamento.
Redazione, Senza aggravare pene e punizioni in nome della sicurezza
Abbiamo ripubblicato il Manifesto che Pietro Lucisano ha presentato all’inizio di questo anno scolastico. Questo appello alla responsabilità morale e culturale degli adulti nei riguardi delle nuove generazioni appare l’unico approccio possibile, atto a sostenere il dovere di parlare e riflettere sulla tragedia che è avvenuta nella scuola di La Spezia.
Emilio Porcaro, Una scuola non lineare, strumenti lineari
L’articolo evidenzia il forte disallineamento tra l’istruzione degli adulti (CPIA e percorsi di secondo livello) e gli strumenti di governo pensati per la scuola ordinaria. I modelli attuali di valutazione, organizzazione e programmazione presuppongono percorsi lineari, stabili e omogenei, mentre l’educazione degli adulti è strutturalmente segnata da discontinuità, flessibilità e bisogni plurali. Questo porta a una gestione che privilegia l’adempimento formale rispetto alla realtà dei percorsi e rende invisibili molti risultati educativi significativi, come il rientro in formazione, la riattivazione della motivazione e il riconoscimento delle competenze pregresse. L’autore propone un cambio di paradigma: pensare l’istruzione oltre il segmento 0–18 anni e costruire Poli onnicomprensivi per l’Istruzione degli Adulti, capaci di offrire percorsi integrati, modulari e personalizzati, non solo orientati al titolo di studio ma anche alla certificazione delle competenze. Per rendere effettivo il diritto all’apprendimento permanente, è necessario allineare strumenti di governo, valutazione e organizzazione alla complessità reale delle biografie adulte, trasformando la coerenza sistemica in condizione essenziale di equità e inclusione.
Vittoria Gallina, Intelligenza artificiale e apprendimento: un cambiamento in atto ancora poco esplorato
L’articolo analizza la crescente presenza dell’Intelligenza Artificiale nel mondo dell’educazione, sottolineando la necessità di osservare, documentare e riflettere in modo sistematico sulle pratiche già in atto nelle scuole e nelle università. Richiamando contributi recenti e il dibattito promosso dalla rivista, il testo presenta il quadro europeo elaborato dalla Commissione UE (2021–2023), che punta a un’IA “affidabile”, con particolare attenzione a inclusione, accesso all’apprendimento, personalizzazione dei percorsi e formazione etica degli educatori. Vengono poi richiamate ricerche recenti, in particolare dati italiani, che mostrano un uso molto diffuso dell’IA tra gli studenti (soprattutto per compiti e ricerca di informazioni), a fronte di un utilizzo più limitato e prudente da parte dei docenti e delle istituzioni. Emergerebbe così un forte divario generazionale e un ritardo del sistema educativo nell’integrare l’IA in modo pedagogicamente consapevole, spesso sostituito da politiche di restrizione. L’articolo conclude evidenziando come la vera sfida non sia solo tecnologica, ma culturale ed educativa: comprendere il rapporto dei giovani con l’IA e sviluppare pratiche che integrino innovazione, etica e centralità dell’elemento umano nell’apprendimento.
Emilio Porcaro, Non solo scuole degli stranieri: il fraintendimento che indebolisce l’istruzione degli adulti
Nell’articolo “Non solo scuole degli stranieri: il fraintendimento che indebolisce l’istruzione degli adulti”, Emilio Porcaro smonta la rappresentazione riduttiva dei CPIA come risposta emergenziale o come luoghi riservati prevalentemente all’utenza migrante. A partire dai dati sulla bassa scolarizzazione e sulle fragilità diffuse nelle competenze di base della popolazione adulta italiana, l’autore mostra come l’istruzione degli adulti costituisca una infrastruttura strutturale del sistema educativo nazionale e una leva essenziale per il diritto all’apprendimento permanente. I CPIA emergono così come contesti educativi ad alta complessità, capaci di valorizzare biografie, competenze ed esperienze adulte, ma ancora penalizzati da una marginalità culturale e politica. Riconoscerli pienamente come scuole degli adulti significa ripensare il sistema educativo lungo l’intero corso della vita e assumere l’apprendimento permanente come responsabilità collettiva e strategica per il Paese.
Mario Fierli, Linee guida: un difficile tentativo di governare l’uso dell’IA nelle scuole
L’articolo analizza le Linee Guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle scuole, presentandole come un tentativo complesso di governare una tecnologia ad alto impatto sociale. Le Linee Guida mirano a coniugare incentivo e regolazione, promuovendo un’IA antropocentrica, etica e responsabile, e attribuiscono alle scuole un ruolo attivo nell’adozione dell’IA per migliorare didattica, inclusione ed efficienza organizzativa. Tuttavia, il testo risulta lungo e difficile da applicare, poiché adatta alla scuola modelli regolatori pensati per altri enti pubblici. Emergono criticità soprattutto nella definizione delle responsabilità, concentrate sul dirigente scolastico, e nella reale possibilità per le scuole di dotarsi di strutture di governance adeguate. Poiché l’uso più diffuso dell’IA avviene in modo autonomo da parte di docenti e studenti, l’autore conclude che la gestione dei rischi deve essere soprattutto pedagogica e accompagnata da forti investimenti in formazione e ricerca.