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Se una notte d’inverno Renzo Piano

Pubblicato il: 09/09/2020 03:31:33 -


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A metà agosto in un video sull’ Huffingfton Post  Renzo Piano ha esposto la sua idea per un prototipo di banco ideale, di legno naturalmente….

Lasciatemi, per favore, fantasticare con quel “Se” (di nobile lignaggio) e immaginare che quest’inverno in piena pandemia, il grande architetto, oltre a essere impegnato con la ricostruzione del ponte sul Polcevera, avesse trovato il tempo, di notte, di disegnare un banco di legno per la scuola primaria e poi un altro per la scuola secondaria.  Forse quei progetti avrebbero perfino fatto muovere i primi passi di una lenta e gentile riforma della scuola italiana ?! 

L’idea, invece, Renzo Piano l’ha lanciata in pieno agosto sull’Huffington Post con un video in cui ha proposto banchi di legno per le scuole italiane, «un progetto che darebbe ossigeno ai diecimila falegnami che sarebbero in grado di produrli»,  specificandone le caratteristiche ergonomiche con tutti i dettagli sulle varie misure del banco monoposto.

Voglio aggiungere che, anche in questa occasione, il progetto sarebbe nato da una tragedia, come è stato per il ponte di Genova, e non solo per la pandemia che ha imposto nuove regole di distanziamento negli spazi scolastici ma anche per gli effetti, meno conosciuti, della tempesta Vaia che alla fine di ottobre del 2018, con un vento a 200 km orari, ha sradicato milioni di alberi delle foreste dal Friuli al Veneto, dal Trentino all’Alto Adige.

In questi due anni scarsi sono stati raccolti la maggior parte dei tronchi di abeti, larici e cirmoli e il legname è stato venduto, anche all’estero, con prezzi notevolmente più bassi per effetto dell’eccesso di offerta rispetto alla domanda.

Un dramma ecologico –- una tempesta di quelle proporzioni quanto è dovuta al surriscaldamento del Pianeta? – e una storia di filiera che va dai boscaioli alle segherie, dal progetto di un architetto ai falegnami che ci fanno immaginare ipotetici banchi di legno modulari, nati dalla concatenazione di una crisi epidemiologica e di una ambientale, che avrebbero raccontato la loro storia ad almeno un paio di generazioni di studenti.

 Se una notte di quest’inverno, quando il Corona virus muoveva i suoi primi, nefasti passi, Renzo Piano avesse avuto l’impossibile percezione di quanto stava per accadere e avesse pensato alle difficoltà che le scuole italiane avrebbero incontrato per rispettare il necessario distanziamento, ecco che avrebbe realmente potuto disegnare due eleganti e semplici banchi di legno, realizzando un progetto estremamente economico e che avrebbe esaltato l’artigianalità dei falegnami italiani.

Certo era impossibile che avvenisse, ma quel “banco di legno” avrebbe avuto un significato particolare, come quello di un nuovo inizio per un anno scolastico problematico, e non solo sul versante dell’organizzazione didattica. 

E forse, continuando a fantasticare, su quei banchi avrebbe preso forma una sorta di reazione a catena che avrebbe portato a quella riforma della scuola rivolta a costruire una relazione dinamica con le principali istanze educative del nostro tempo e a superare, finalmente, la faglia educativa che ha separato progressivamente la scuola dalla società, con reciproco danno.

Quel “banco di legno” avrebbe guardato dunque al futuro con una doppia tragedia alle spalle, non dimenticando di avere illustri antenati nelle passate stagioni scolastiche, per un curioso senso di continuità con le travagliate vicende che abbiamo traversato e che dovremmo ancora affrontare.

Tutto questo sarebbe avvenuto Se una notte d’inverno… 

 

Giuseppe Fiori

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