
Nativi digitali. Uno shock! Li stiamo studiando come fosse una specie rara, comparsa nell’ecosistema all’improvviso (dal 1997 al 2000, ma noi ce ne siamo resi conto da poco) come fosse un virus letale spuntato dal nulla, pericolosissimo.
In un recente convegno di fine maggio organizzato dal PD sui “Nativi digitali”, Prensky ha sostenuto che “le loro abilità non sono e non saranno la literacy, la numeracy, ma il saper comunicare in rete, saper gestire il Web 2.0”. Prensky pone l’attenzione su un fatto certo: i nativi stanno violando ogni regola, ogni postulato della nostra vita civile (singola e collettiva). L’analfabetismo di ritorno e quello funzionale sono un problema per l’adulto, per il migrante digitale. L’istruzione formale, invece, è un “non sense” per il nativo digitale, non lo riguarda, o, comunque, non la vive come priorità. Il mondo virtuale per i nativi, dice Ferri citando Levy, “è un’estensione naturale del mondo reale” nel quale essi vivono. Ancora, Ferri afferma che “i nativi digitali crescono, apprendono, comunicano e socializzano all’interno di questo nuovo ecosistema mediale, vivono nei media digitali, non li utilizzano semplicemente come strumento di produttività individuale e di svago, sono in simbiosi strutturale con essi”.
Un problema grosso quello dei nativi digitali, che si articola ogni giorno che passa. Ci spiazzano completamente con un vivere diverso, con un sistema di priorità da noi appena percepibile e agli antipodi dal nostro. Sono fuori controllo. Bene, se questo è il problema del momento, perché colpisce i ritardati sensi dell’adulto, con i suoi tempi di metabolismo ancestrali, c’è da dire che non abbiamo visto ancora niente. Proprio così. Ora abbiamo a che fare con un nuovo fenomeno, ancora più pericoloso (non perché una minaccia, ma semplicemente perché portatore di diversità, che, come tutte le diversità, genera paura, panico, o semplicemente instabilità, disorientamento): la rivolta dei geek.
Chi sono i geek? Su Wikipedia i geek sono definiti come tutti quelli “affascinati dalla tecnologia”. Non solamente dalla tecnologia digitale (geek informatici) ma da tutta la tecnologia. Riccardo Luna scrive un bell’articolo su Repubblica del 24 maggio dal titolo “Ecco i ragazzi che inventano il futuro. La carica dei geek. I nuovi giovani geni”. In questo articolo di cronaca, Luna ci racconta dell’annuale convention ISEF (Intel International Science and Engineering Fair). La sorpresa è scoprire che l’evento ha come protagonisti 1500 ragazzi tra i 15 e i 17 anni e che ognuno ha presentato una sua invenzione. La convention viene indetta annualmente per selezionare il vincitore. Quest’anno il vincitore è stato Jack Andraka, 15 anni, per aver inventato uno sticker per le urine e per il sangue che rileva la presenza di un cancro al pancreas. Lo zio di Jack è morto per un cancro al pancreas, e lui non lo ha sopportato. 1300 giudici hanno stabilito che questo sticker è 28 volte più efficace, 28 volte meno costoso, 100 volte più sensibile di quelli attualmente in commercio. Il motto di Jack: “studiare”. Ovviamente sul palco c’erano il futurista di Intel con un pinocchietto e una t-shirt, il creatore di Uno (dei transformers che all’epoca aveva 15 anni) e, tra i partecipanti, anche tre italiani di Lecce della stessa età che hanno inventato un processo chimico per rendere idrorepellente ogni tipo di materiale.
Che dire? Ci mancavano i geek! No, essi, come i nativi digitali, sono pezzi di un mosaico che dobbiamo capire in fretta, noi dell’altra sponda. Si fa presto a dire: “non sono mica come noi, non hanno scienza e conoscenza, cultura e senso civico”. Questo sì che sarebbe un errore: sottovalutarli e sottovalutare il cambiamento che essi portano con sè, sarebbe semplicemente assurdo. Questi ragazzi sono strutturati, coscienti, e mostrano che il possesso di competenze è frutto di un processo dove studio, ricerca e globalizzazione sono un tutt’uno, un ambiente essenziale. Essi usano la scienza e la tecnologia per produrre risultati che brevettano dopo, ovviamente, aver effettuato indagini di mercato attraverso la rete, il cui scopo è semplicemente sapere chi ci sta lavorando, cosa esiste già, quanto vale e com’è fatto. Non possiedono le caratteristiche di un professionista (agiscono, magari, per amore) ma sono pronti a tutto per risolvere il problema; in tempi, ovviamente, veloci, perché la scelta del problema non è casuale. Scelgono il problema più calamitoso, più difficile per loro in quel momento, quindi non hanno la misura della difficoltà scientifica e/o tecnologica e non stanno ad anteporre la scienza alla tecnologia o viceversa come si diletta l’adulto nelle sue discussioni epistemologiche. Essi mirano allo scopo utilizzando tutto quello che il mercato e la rete offrono. Non solo la rete, ma anche il mercato. Essi rappresentano un’evoluzione velocissima dei nativi digitali. Infatti i geek sono appena nella fascia dei millennials. Appena più grandi di uno o due anni dei nativi digitali. Rappresentano, cioè, uno dei percorsi possibili nell’evoluzione dei nativi digitali. Ma dei più stupefacenti. Essi mostrano e dimostrano che il genio non è soggettivo ma anch’esso è strettamente correlato all’ambiente, legato strettamente al mondo “virtuale” (da virtus, forza, potenza, come ricorda Ferri) che di virtuale ha solamente l’ostinazione dell’adulto nel vedere queste cose come anomalie di sistema.
I geek nella loro versione eclatante di Pittsburg o in quella più locale di Lecce sono dappertutto, nelle nostre case ma, soprattutto, nelle nostre scuole. Gli esempi di Experimenta, di Job Orienta e delle tante manifestazioni locali che si svolgono presso le varie scuole italiane mostrano che i geek sono spesso soffocati dalla grande capacità dell’adulto di distruggere ogni forma di creatività che non sia “simile” alla propria. Sarà un dibattito interessante e alla radice del nostro prossimo futuro, sempre che il concetto di futuro non assuma una dimensione sorprendentemente diversa, come quella indotta da questa nuova fenomenologia di essere pensante e creativo.
PER APPROFONDIRE:
“Ruolo della scuola secondaria in una rete innovativa di professionalità”, presentazione in PDF
realt di Raniera, pubblicato il 13/03/2013
Bell'articolo e cito il commento di Psymonic "ci troviamo di fronte ad un insieme di sfere con molti livelli dentro e collegate fra di loro". Già il riuscire a visualizzare la realtà in questo modo, riuscire a liberarci delle dicotomie ci aiuta a comprendere. Nè bianco nè nero, c'è tutto l'arcobaleno nelle sfere della realtà. E soprattutto possiamo ri-crearla. Trovo che gli adulti "resistenti al cambiamento" siano così perchè così sono stati educati ed abituati. Esistono anche geek adulti, persone creative che forse già pensavano come i digital natives, ma erano isolate e fiorivano occasionalmente, in mancanza del contesto favorevole. I geek hanno fiducia nel cambiamento, perchè la loro vita è una rivoluzione continua, vivono in relazioni poligame (non esclusive) con gli altri, si annoiano se non mutano, vogliono creare, fortemente creare. Il contesto è cambiato, il terreno è fertile per questo tipo di essere intelligente. Prima erano soli, erano pochi, ora sono tanti e in rete. Concordo con Psymonic, è la fine della piramide, emergono le sfere interconnesse. Anche la Terra, the Blue Planet è una sfera, ed è fatta principalmente d'acqua...come noi. Siamo liquidi come il pianeta che abitiamo.
E' una realtà liquida, in cui tutto è reale, tutto è virtuale, e chissà quante altre cose sarà. E' forse virtuale un pesiero non espresso a voce, ma scritto su carta? E' virtuale una telefonata? Una mail? Una videochiamata su skype? I geek e i digital natives integrano, non separano, condividono, non controllano, lasciano fluire, mescolano, distillano, emergono da e si immergono nelle reti, non scalano piramidi.
La creatività non è solo del bambino, non si smorza con l'età: ora possiamo smettere di credere a questo mito e cominciare a crearne altri.
La fine della piramide di psymonic, pubblicato il 09/07/2012
Trovo molto interessante che anche all'interno degli operatori scolastici italiani si porti avanti il dibatitto sui nativi digitali, anche se credo ancora non si comprenda fino in fondo la portata del cambiamente in atto. Siamo dalla fine degli anni 90 ad un cambio di paradigna che ha favorito una vision orizzontale del sapere e dell'esperienza, questo però è stato letto come un principio di superficialità, soprattutto ricorrendo ad una dinamica manichea dello spazio VS tempo. In realtà sicuramente il concetto di spazio sta prevalendo, ma non contro l'approfondimento del senso classico del termine, ma bensi perchè ci troviamo di fronte ad un insieme di sfere con molti livelli dentro e collegate fra di loro. I "modernisti" che hanno visto il mondo rapprensentato da una piramide, con una molteplicità di esempi - quella alimentare, la scala di Maslow e molte altre - cedono il passo al "grafo", cioè una mappa che ci vede tutti connessi e interconnessi fra di noi, compre il sapere. Conta di più chi riesce ad avere un insieme di connessione maggiori, quindi con un accesso più ampio a sapere ed esperienze. Decade, quindi, il concetto di "autorità", soprattutto dell'investitura istituzionale legata a questo concetto. L'insegnante, formato ancora secondo una cultura novecentesca, si ritrova spiazzata di fronte questa novità e capisco anche il suo senso di frustrazione. Però si rischia di osannare questi ragazzi come fossero una generazione di "miracoli" e "oracoli". Quello che manca è forse una politica dell'approccio basata su una comunicazione diversa, altrimenti si rischia di ritrovarsi in faccia ad un muro. Non possiamo pensare di tenere ancora i ragazzi concentrati su una lezione per 50 minuti, a meno che non si riesca capire quali sono i meccanismi del "relazionare" i saperi fra di loro.
Commento di Fabio Sofrà, pubblicato il 09/07/2012
Grande Articolo e grandi parole !! Devo dire però che ci stiamo accorgendo un pò troppo lentamente di questo fenomeno. Molti paesi puntano sui Geek, ma anche sui giovani, che con le loro idee riescono a stupire i migliori scienziati che nella loro vita hanno visto passare tante primavere. Bisogna capire che siamo entrati in una nuova era dove tutto ha una propria intelligenza "artificiale" che va capita e rinnovata da chi ci è nato insieme e quindi da chi riesce meglio a capirla anche solo studiandola per qualche secondo. Tutto questo però va coltivato e gestito dalle scuole, che devono in qualche modo incuriosire i ragazzi che hanno voglia di imparare, ma come dice il ragazzo diciassettenne Jack bisogna soprattutto "STUDIARE" !!
Scarica le raccolte dei nostri articoli piu belli, i commenti piu interessanti, i contributi della community, i saggi.
Ritieni che le prove Invalsi, che consistono in test standardizzati, siano utili per:
Vuoi inserire education2.0 sul tuo sito? clicca qui
Testata registrata presso il Tribunale di Milano, registrazione n. 262 del 3 giugno 2009. © RCS Libri S.p.a. – Div. Education - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano - Tel. +39 02 50951 - Fax +39 02 5065361 - Capitale Sociale € 42.405.000 - Registro Imprese e Codice Fiscale / Partita IVA n. 05877160159 - R.E.A. 1045223 - Soggetta ad attivita di direzione e coordinamento di RCS MediaGroup S.p.A. | Per la pubblicità su Education 2.0 scrivi a redazione@educationduepuntozero.it - Dati societari