Home » Racconti ed esperienze » Violenze e prepotenze sui coetanei. Gli alunni spesso si organizzano da soli o in branco

Violenze e prepotenze sui coetanei. Gli alunni spesso si organizzano da soli o in branco

Pubblicato il: 13/12/2013 16:34:29 -


C’è bisogno di fare chiarezza per riconoscere, fermare e prevenire il bullismo a scuola, un atto grave che spesso viene confuso e giustificato come “una ragazzata”, e di cui i ragazzi parlano con grande difficoltà. Gli adulti cosa possono fare?
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Sono sempre più numerosi gli episodi di bullismo nella scuola, celati dalla paura di dover poi subire ritorsioni ben più pesanti di quelle già sopportate.

Cosa possiamo fare noi adulti per riconoscere, prevenire e contrastare episodi di bullismo?

Uso non a caso come primo termine: “riconoscere”, in quanto spesso si sente giustificare i ragazzi dicendo: “è stata una ragazzata! Chi di noi non ne ha fatte?” Confondendo a se stesso e a gli altri il confine che passa tra una ragazzata, un evento criminoso e un episodio di bullismo.

Cerchiamo di fare chiarezza.
Nelle cosiddette ragazzate, non c’è il più forte che usa prepotenza ripetuta ai danni del più debole, ma si tratta solo di scherzi, anche a volte pesanti che ricevono risposte alla pari e si alternano ora sull’uno, ora sull’altro alunno; nell’azione criminale ci sono danni alle persone e/o alle cose.

Lanciare un banco da una finestra o tirare un compasso in faccia a un compagno NON È UNA RAGAZZATA, NÉ UN ATTO DI BULLISMO, ma un atto perseguibile dalla legge che va punito dagli organi competenti.

Inoltre, azioni del genere non sono generalmente premeditate ai danni di qualcuno, bensì sfuggono al controllo di chi le compie e sono spesso dovute a disturbi emotivi, che sfociano in violenza.

Il bullismo invece prevede la concomitanza di un bullo e di una vittima che viene perseguitata senza sosta, perché presa in ostaggio da colui che deve ridicolizzare il “debole” agli occhi del gruppo.

Una cosa necessaria sarebbe quella di svolgere un’indagine conoscitiva in ogni scuola, attraverso la somministrazione di questionari anonimi per conoscere l’entità del fenomeno. Una volta presa coscienza della situazione si potrebbe agire su più fronti.

Secondo il metodo Pikas dell’“INTERESSE CONDIVISO”, si potrebbero fare 4 passi, rispettando tappe e copioni precisi:

1) Supporto/sostegno al “bullo” attraverso incontri individuali nei quali si formulano domande del tipo:
a. “Ho sentito che ti sei comportato male con…”;
b. “Sembra che X non si trovi molto bene a scuola…”;
c. “Cosa potresti fare per aiutarmi ad aiutare X?”;
d. “Provaci un po’ tu, poi vediamo”.
2) Incontro con la vittima;
3) Nuovi colloqui con il/i bullo/i;
4) Incontro conclusivo fra bulli e vittime.

Generalmente si discute il metodo in quanto, principalmente, si tende a non punire il colpevole. In realtà, invece, autorevoli specialisti affermano che l’adulto – essendo guida e modello – deve fornire indicazioni precise, comprese le relative sanzioni che dovranno essere applicate. Il bullo manifesta insoddisfazione e bisogno di attenzioni, dunque le regole e le punizioni saranno accettate.

Altri suggerimenti:
• cercare supposto attraverso il gruppo;
• esplicitare un patto di corresponsabilità educativa scuola/famiglia, da riportare in classe dopo averlo condiviso con la famiglia;
• cercare di condividere il problema tra i docenti, facendo chiarezza sulle eventuali divergenze metodologiche, prima di affrontare il percorso con i bambini;
• delimitare il confine sottile che passa tra un atto di violenza minorile punibile ai termini di legge, un atto di bullismo e, infine, una ragazzata;
• role play dove attraverso dialoghi, letture o rappresentazioni teatrali, si può far sperimentare al bullo il ruolo di vittima e viceversa alla vittima quella del bullo;
• strategie cooperative di learning;
• peer educator;
• circle time, circolo di qualità con l’esplicitazione delle regole del gruppo attraverso la sigla (scritta bene in evidenza alla lavagna) IAFRUS dove:
– “I” sta per IO e ognuno parla a titolo personale;
– “A” = ATTIVO, è importante saper collaborare attivamente in modo costruttivo e saper ascoltare per dare il proprio contributo;
– “F” = FIDUCIA, si può e si deve contare sugli altri; quello che si dice nel gruppo e nel circle time resta nel gruppo;
– “R” = RISPETTO, è necessario sforzarsi per realizzare un clima di rispetto reciproco anche quando le proprie idee non coincidono con quelle dell’altro; è vietato insultare, dire parolacce, deridere, ridicolizzare un membro del gruppo;
– “U” = UMORISMO, un po’ di sano umorismo non solo è ammesso ma è auspicabile in classe, per allentare le tensioni e creare un clima relazionale efficace, positivo e sereno; concludere con una frase del tipo: “abbiamo fatto un bel lavoro! Vi siete comportati bene!”, ecc.;
– “S” = SCELTA, ognuno può parlare per scelta, dunque solo se lo vuole, non deve essere un obbligo.

Importanza del moderatore
Il moderatore dovrà essere ben preparato su come affrontare il circle time, dovrà prendere la parola per mediare, ma senza esagerare con il tempo a disposizione; sono i mediatori a tirar fuori, a stimolare i comportamenti positivi e a creare un clima sereno e calmo.
Il moderatore è d’esempio.
È necessario ascoltare sempre con molta attenzione, mantenendo lo sguardo su chi sta intervenendo, e ripetere: “ho capito bene? Hai detto che…”.
Si deve dare importanza a ogni cosa detta, ad esempio si può chiedere ai ragazzi se vogliono parlare del bullismo, si discute liberamente (brain storming), si chiede a ognuno di proporre soluzioni, si prova ad adottare la scelta considerata la più praticabile, infine si procede con una revisione e un perfezionamento di quanto emerso.

Questi pochi suggerimenti vogliono essere un esempio di come un problema, se correttamente affrontato, può essere conosciuto e contrastato.
Non possiamo e non dobbiamo esercitare violenza sui bambini e sui ragazzi reprimendo e basta. Al nostro primo cedimento o disattenzione il problema torna e in maniera amplificata.

Quindi è opportuno accogliere la richiesta disperata che ci giunge, sicuramente, da chi quotidianamente teme la giornata scolastica, perché è consapevole del calvario che gli spetta; ma anche da chi, attraverso azioni vergognose e in modo orribile, sta lanciando il suo grido di aiuto!

A noi adulti l’obbligo di non ignorare.

Suggerimenti utili si possono trovare in:
– Oliverio Ferraris, “Piccoli bulli crescono” (BUR, 2008)
– M. Di Pietro, M. Dacomo e S. Signoretto, “Fanno i bulli, ce l’hanno con me” (Erickson, 2005)
– R. Zordan, “Bullismo? NO; GRAZIE!”, (Fabbri, 2012)
– Luca Pisano, Ifos Sardegna (inviando una mail a info@bullismo.info)
– Film “About a boy” (Un ragazzo)
– Film “Basta guardare il cielo”

Articoli correlati:
Il bullismo non va in vacanza: un’occasione per riflettere insieme, di Nonno Marpi
Pinocchio 2.0, le storie inventate per bambine/i: Camilla ha paura del buio, di Nonno Marpi
Pinocchio 2.0, le storie inventate per bambine/i: Bullomino, di Nonno Marpi
Ayala, lezioni di legalità e la questione morale, di Patrizia Bevacqua e Arturo Marcello Allega
Prassi educativa e neuroscienze: ambienti di apprendimento per lo sviluppo umano, di Michele Capurso
Ambienti di apprendimento per lo sviluppo umano, di Michele Capurso
Le cose giuste: la Germania a colloquio con i giovani, di Giovanni Patriarca
La sfida al burnout, di Luigi Calcerano
Né apocalittici né integrati, di Stefania Carioli
Un po’ più d’orgoglio per i docenti, di Fiorella Farinelli
Un orizzonte più alto, di Dario Missaglia
Non uno di meno, di Dario Missaglia
La riforma delle superiori tra draghi ed elefanti, di Gennaro Tedesco
L’insegnamento scientifico in Finlandia e l’OCSE-PISA, di Eleonora Aquilini
Cittadinanza e costituzione, tra curricolo esplicito e curricolo implicito, di Franco De Anna
Investimenti e aspettative nel sapere, di Paolo Francini
La timidezza degli ideali, di Anna Letizia Galasso
Le parole si imparano a scuola, ma sul web corrono più veloci, di Simone Ariot
Le parole che uccidono: il bullismo e l’urgenza di un nuovo “alfabeto emotivo”, di Laura Alberico
Bullismo e cooperative learning, di Laura Alberico
Parlar meglio per comportarsi meglio, di Anna Maria Pani
Un percorso formativo per dirigenti sportivi e non solo, di Laura Mazzone
Un laboratorio di alfabetizzazione emozionale, di Filomena Patetta
Tecnologie digitali, giovani e scuola, di Daniele Pauletto
iGeneration, di Concetta Di Lunardo
Il drago di Piero, di Angela Fumasoni

***
Immagine in testata di Wikipedia (licenza free to share)

Laura Mazzone

3 recommended

Rispondi

0 notes
64 views
bookmark icon

Rispondi