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Una giornata in un liceo danese

Pubblicato il: 12/03/2009 10:38:00 -


In tutta la scuola si respira un clima di collaborazione e di rispetto reciproco, ai professori si dà del tu e li si chiama per nome, e tutta l’organizzazione scolastica sembra, davvero, essere a dimensione di studente.
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Entro in classe alle 8.10. Prima lezione: Inglese. Come compito del giorno c’è da leggere un brano in inglese. L’insegnante ci divide in gruppi da 3-4 persone per rispondere ad alcune domande sul testo, dividendoci tra la classe e gli spazi comuni. Cominciamo a rispondere, scrivendo sui nostri pc (molti studenti portano il proprio laptop per prendere appunti). Trascorso il tempo a disposizione, tutti tornano in classe. Si passa alla correzione delle risposte per alzata di mano. Al termine, si apre un dibattito per approfondire l’analisi, la comprensione del testo e individuare il ‘tema portante’. La prof. interviene ponendo alcune domande e man mano che gli studenti aggiungono elementi significativi, li scrive alla lavagna. Dopo una breve pausa, la prof. distribuisce le fotocopie di un articolo sulla situazione dei neri in America. Ogni classe segue alcuni ‘temi portanti’ durante l’anno. Per inglese il ‘tema’ di questi primi mesi è Clash of cultures. Si leggono brani e articoli, si vedono film e si discute su argomenti correlati, come la situazione degli aborigeni in Australia e i vari gruppi di immigrati (soprattutto indiani) in Inghilterra. Adesso è la volta dei neri in America: ‘ieri e oggi’.

Alle 9.45 finisce il ‘modulo’. Quasi tutta la classe si reca nella sala comune per la ricreazione. Alle 10 inizia la lezione di Storia. Si procede con un riepilogo degli argomenti studiati per quel giorno, sempre sotto forma di dibattito e con la prof. che scrive alla lavagna. Finito il riepilogo, l’insegnante ci consegna le fotocopie per il successivo lavoro e ci dividiamo in gruppi. Il mio gruppo deve preparare una presentazione sui palazzi del Rinascimento. Ci mettiamo subito al lavoro; prendendo informazioni dal libro di testo e da altri testi di approfondimento forniti dalla prof. o presi da internet, prepariamo una presentazione powerpoint con il pc di uno studente del gruppo. Terminato il tempo, dopo una breve pausa, ritorniamo in classe. A turno i vari gruppi presentano il proprio lavoro utilizzando un proiettore (ce n’è uno in ogni classe). Dopo la presentazione di tutti i gruppi, verso le 11.35 finisce il modulo.

Altra pausa. A quest’ora, normalmente, gli studenti si recano nella sala comune e pranzano. Una volta a settimana ciascuna delle classi del 2° anno deve intrattenere gli altri studenti recitando, cantando, suonando, proiettando un proprio video etc. Ogni esibizione viene votata, si fa una graduatoria e ai primi classificati vengono assegnati i tavoli migliori nella sala comune.

Finita la pausa, alle 12, ci rechiamo alla lezione di Samfundsfag (una specie di scienze politiche). Nella prima parte del modulo, parliamo di politica. La prof, ci consegna degli articoli, li leggiamo e ci confrontiamo sui punti principali dei programmi dei due più importanti partiti danesi. Dopo una pausa, si passa alla parte di economia. La prof. spiega la nuova manovra finanziaria proposta dal governo, evidenziando i ‘punti deboli’ e i ‘punti di forza’. Ci consegna degli articoli sull’argomento che espongono le opinioni di sostenitori e detrattori del provvedimento. Ci dividiamo in gruppi, alcuni di noi sui “pro”, altri sui “contro”, e ci ritroviamo insieme per sostenere a turno l’una o l’altra posizione.

Finisce la lezione e dopo un’altra pausa, alle 13.45, la classe si divide. In base alla materia scelta (Biologia, Psicologia o Matematica) ognuno va nella rispettiva aula. Io mi reco nell’aula di Matematica. Qui la classe è formata da alunni provenienti da classi diverse e anche questa lezione si svolge in modo interattivo.

In una giornata ci può essere un massimo di 4 moduli, da 1 ora e mezza ciascuno, intervallati da pause di 10-25 min. In tutta la scuola si respira un clima di collaborazione e di rispetto reciproco, ai professori si dà del tu chiamandoli per nome e tutta l’organizzazione scolastica sembra, davvero, essere a dimensione di studente.

Andrea Gissara

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