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Formazione degli insegnanti dalla  scuola primaria a quella superiore

Pubblicato il: 28/04/2021 03:10:48 -


Intervista ad Anna Lona
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Anna Lona è docente e formatrice ed è stata tutor coordinatore presso Scienze della Formazione Primaria di Padova nella sede di Verona. L’abbiamo intervistata  a margine degli incontri promossi  dalla professoressa Clotilde Pontecorvo nell’ambito delle attività del Centro studi M. Pontecorvo  sui temi della professione docente. .

Parliamo di qualità dell’insegnamento, quali sono a suo avviso le ragioni che impediscono uno sviluppo adeguato della professionalità dei docenti?

Uno degli ostacoli principali a una migliore qualità dell’insegnamento è l’inadeguatezza della formazione iniziale degli insegnanti delle scuole secondarie. Dopo la chiusura dell’interessante esperienza delle Scuole di Specializzazione (SSIS), il breve e poco felice tentativo del TFA (Tirocinio Formativo Attivo), il mancato decollo del percorso FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), siamo tornati al punto di partenza, secondo cui pare che conoscere bene una disciplina basti a saperla insegnare. Per entrare in ruolo nelle scuole secondarie, infatti, è sufficiente una laurea magistrale disciplinare a cui si aggiungono, per partecipare a un concorso, 24 ( su 120)  Crediti Formativi sull’intero scibile psico- e sociopedagogico, definiti in modo generico e acquisibili anche fuori e successivamente al percorso di laurea. Quanto all’anno di formazione e di prova per gli immessi in ruolo, arriva solo quando il docente è stato di fatto già reclutato. Nei testi finora circolati del Pnrr il problema è ignorato, se non per la precisazione che l’anno di formazione e di prova sarà ‘rafforzato’ e  per l’intento di rendere abilitanti le lauree professionalizzanti. Riaprire una discussione su questo tema è molto importante. Si tratta non solo di accorciare il processo di ingresso nella professione docente ma anche di sostituire il modello attuale di tipo sequenziale con un modello che, come in altri Paesi, preveda che l’apprendimento teorico e quello pratico si sviluppino in parallelo, in un curricolo che integri la formazione sulla disciplina con tirocini formativi. Anche in Italia, del resto, c’è un’importante e consolidata esperienza in questo senso, ed è quella della formazione iniziale per gli insegnanti della scuola per l’infanzia  e della primaria.    

In base alla sua esperienza,  ritiene che il modello adottato per la formazione iniziale per gli insegnanti delle scuole per l’infanzia e primaria sia un riferimento utile e trasferibile a quella per gli insegnanti delle secondarie?

Credo di sì, che sia un riferimento utile perché rappresenta, attraverso l’intreccio tra insegnamenti, tirocinio (diretto e indiretto) e laboratori, la concreta attuazione di quanto previsto dall’articolo 2 del D.M.249/2010, il quale sancisce, e dovrebbe valere per tutti i gradi di scuola, che ?«la formazione iniziale degli insegnanti […] è finalizzata a qualificare e valorizzare la funzione docente attraverso l’acquisizione di competenze disciplinari, psico-pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzative e relazionali». La distribuzione nelle varie annualità delle attività teoriche e pratiche tendenzialmente correlate, favorisce negli insegnanti in formazione la consapevolezza delle caratteristiche del contesto, dei propri compiti e del proprio ruolo. I modelli messi in campo dalle varie università si caratterizzano però per diversità importanti proprio nell’organizzazione del tirocinio e dei laboratori. Se dovessi dare un suggerimento al ministro Bianchi e ai suoi collaboratori, penso che sia necessaria una ricognizione finalizzata alla individuazione e generalizzazione di alcuni elementi riconosciuti come irrinunciabili. 

Quanto alla trasferibilità del modello  nella formazione dei docenti della secondaria, penso che dovrebbero essere messe a fuoco le problematiche che possono presentarsi nel rapporto con le scuole (problematiche che in ogni caso esistono anche per i docenti in formazione della primaria e dell’infanzia). Se lo scopo è però quello di tenere insieme la dimensione disciplinare, quella pedagogico-didattica e quella relazionale, non può mancare nella formazione iniziale un ruolo importante per le attività di tirocinio e di laboratorio. Credo sarebbe necessaria una riflessione sul ruolo dei dirigenti e dei mentori ?o insegnanti accoglienti ? che accompagnano gli studenti nel tirocinio diretto. Così come può tornare utile riflettere sulla scelta fatta da molte università di organizzare il tirocinio indiretto su piattaforme Blanded Learning.

Prima di descriverci il funzionamento dei tirocini nell’esperienza di Padova/Verona che lei ha coordinato, e magari anche di altre esperienze di cui è a conoscenza, ci dice qualcosa di più sulle difficoltà cui ha accennato sul rapporto tra l’università e le scuole in cui si svolgono i tirocini diretti? Può essere utile, a proposito della trasferibilità del modello nella formazione iniziale degli insegnanti delle secondarie. E anche  su come Scienze della Formazione Primaria si sta misurando con la prospettiva del sistema integrato e in continuità dello ‘0-6’ ?

  1. Sul secondo tema, mi pare di poter dire che la questione è ancora molto aperta. Attualmente i percorsi formativi per la scuola per l’infanzia e per la primaria sono distinti, e bisognerà trovare soluzioni intelligenti, nella prospettiva dello 0-6, alle problematiche insite in una scuola per l’infanzia che ha gestori pubblici diversi. Sul primo, vorrei solo accennare alle criticità, emblematiche di un modello ancora non pienamente regolamentato o, per meglio dire, poco sistematico, che derivano dal fatto che i tutor interni alle scuole non vengono appositamente formati a un compito complesso, che non ci sono precise linee guida delle attività che devono svolgere, che il compito che svolgono non è comunque omogeneamente regolamentato in termini di tempo di lavoro e  di riconoscimenti economici o di altro tipo. Con effetti sull’apprendimento dei tirocinanti che dipendono troppo, come sempre nella scuola, dalla specificità dei contesti e dalla variabile qualità professionale degli operatori. Ma su questo si potrà tornare anche in seguito. 

[QUI LINK A PDF INTERVENTO- LONA-8-4-21]

Fiorella Farinelli Politica e saggista,  docente esperta di  istruzione e formazione, componente dell’Osservatorio nazionale per l'Integrazione degli alunni stranieri

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