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Un sistema pubblico di istruzione in Italia, a partire dalla Costituzione. Pt. 2 – Opportunità di favorire una concorrenza tra scuole statali e paritarie all’interno di un sistema pubblico

Pubblicato il: 18/04/2018 16:15:00 -


Vittoria Gallina intervista Luigi Berlinguer sul contesto e le ragioni che hanno portato alla L.62
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Luigi Berlinguer ricostruisce per Education2.0 il contesto e le ragioni ideali e politiche  che hanno portato alla legge 62.

L’intervista , che iniziamo a pubblicare oggi, è articolata in tre parti:

1) Ragioni ideali e contesto politico

2) Opportunità di  favorire  una concorrenza tra scuole statali e paritarie all’interno di un sistema pubblico (nella pubblicazione odierna)

3) La re-interpretazione dell’articolo 34 (sarà pubblicata il 2 maggio  prossimo)

La redazione

 

Sarebbe auspicabile una concorrenza tra scuole statali  e paritarie all’interno di un sistema pubblico?

Quindi veniamo alla questione che chiamavo concorrenza tra ipotesi educative.

Questa prevalenza dell’ispirazione Cattolica nelle scuole non statali sostanzialmente nuoce all’idea  di una pluralità di scuole; il rischio è la polarizzazione stato scuola confessionale.

Ma secondo te questo non dipende anche da com’è fatto il padronato italiano, che non ha  investito in educazione,  penso alla Olivetti, un’azienda che si è posta delle finalità civili di grande spessore, che ha investito molto nella cultura, ma non nella scuola.

La grande borghesia imprenditoriale italiana, anche la migliore, a differenza di quanto è accaduto e accade in altri paesi, ha operato nella società,  ma non ha mai pensato di dedicare  un’ attenzione per l’aspetto specificamente educativo.

Hai ragione, non voglio spendere una parola in difesa di questi padroni, ma penso, più in generale alla borghesia nel suo insieme. Forse da noi, anche per la nostra storia, c’è stata una fiducia nello scuola di stato come il luogo in cui si studia di più, si impara a stare con gli altri, a confrontarti con le molte realtà sociali?

Ma questo è proprio il difetto della società italiana; da noi lo stato è considerato l’ombrello per tutto, il rifugio dove certamente esistono regole, che altrove possono non esistere, mentre in altri paesi  lo stato impone la  disciplina delle regole, anche dure, anche precise, lo stato è il regno della regola; da noi  lo stato spesso assomiglia a un refugium peccatorum perché è l’ombrello che ti dà assistenza, che ti aiuta a vivere. In prevalenza c’è quest’idea, tipicamente meridionale ma che poi si è diffusa in tutta Italia: che lo Stato ti  aiuta a campare, che hai  bisogno dello Stato perché almeno trovi un aiuto, un’elemosina; e questa, ovviamente, è una visione sbagliata, perché la funzione dello Stato è quella di assicurare determinate regole sicure  col massimo dell’efficienza, ma purtroppo non sempre è così. Per tornare alla scuola, il fatto che nella maggioranza della popolazione italiana  c’è quasi  una  identificazione di scuola  privata con scuola  cattolica, produce due effetti: 1)il complesso dei soggetti privati , potenzialmente capaci di promuovere e gestire istituzioni educative, stante l’economia di questo paese, non è composto di soggetti che possano competere con la chiesa; 2)  c’è stato sicuramente  fin dall’inizio, da parte della chiesa, una volontà di, mi si perdoni il termine esagerato, ostacolare l’indottrinamento “laicistico”, di controllo ideal – ideologico, e quindi una parte della stessa borghesia aveva persino paura di un eccesso di laicità dentro le scuole statali. Questa borghesia, infatti, era più tranquilla  se mandava i propri figlioli in un luogo “protetto”, dove sarebbero cresciuti  cristiani,  all’insegna della loro propria religione.  In questo quadro non si può trascurare, che anche a causa della presenza della scuola Cattolica in Italia, il ruolo e la dimensione della scuola per l’infanzia raggiungono cifre che si avvicinano ora a quelle realizzate dallo Stato, e che in passato sicuramente gli asili, come si chiamavano allora, erano in maggioranza  scuole cattoliche.  Come ho detto è un dato di fatto che gruppi di genitori si sentivano più tranquilli a mandare il proprio figlio in un ambiente religiosamente “sicuro”, per loro, ma  questo naturalmente non  ha niente a che spartire con l’educazione. Negli altri paesi, dove tra scuola non statale e scuola statale il conflitto non è ideologico, la scuola non statale  sicuramente ha un proprio progetto educativo e in questo modo si giustifica l’ adesione di gruppi di popolazione che vogliono sostenerla,  mandandoci i propri figlioli.

Ma  lo svolgimento dell’attività educativa ha  una base comune su tutto il territorio nazionale, perché l’istruzione va impartita, costruita come un’istruzione nazionalmente riconosciuta come tale, unitariamente comune a tutti, anche se si articola in progetti educativi differenziati. Si può immaginare, a proposito dell’attività di istruzione, che convivano progetti educativi con delle specificità, che sono scelte filosofico-pedagogiche, che chiedono che lo stesso obiettivo comune dell’ istruzione e dell’impostazione culturale, verifichi al suo interno delle differenziazioni fra un progetto e l’altro: questo giustifica l’esistenza di quella che si chiamava un tempo  scuola privata, e che ora definiamo sempre scuola pubblica, anche se diverse  sono le gestioni, statali e private. In quei paesi dove è precisa questa  differenza, dove si vuole, da parte dei genitori, un progetto, un impianto didattico educativo che possa funzionare di più per i propri figli rispetto ad un altro,  entrambi sono  riconosciuti come legittimi dal sistema di istruzione per tutto paese. Fatta questa distinzione, se questa è la vera distinzione, e lo è, la soluzione della convivenza di queste due anime diverse è fisiologica e va sostenuta e  disciplinata. Se invece  il problema è una resistenza,  a una missione di indottrinamento,  che  sicuramente non può essere accettato, allora il rifugio nella scuola dello Stato è parzialmente giustificato, perché dici, almeno lì si sa che non indottrinano, per questo è giusto che un governo di centro-sinistra, un governo progressista,  si sia posto il problema di sistemare in un quadro legislativi chiaro il sistema della scuola pubblica nel suo complesso.

 

Vittoria Gallina

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