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Il test d’ammissione all’università immiserisce il ragionamento logico

Pubblicato il: 28/03/2014 10:16:48 -


Si avvicina la data dei test d’ammissione ai corsi universitari per l’anno accademico 2014-2015. Alcuni docenti di logica valutano i quesiti riguardanti il ragionamento logico e chiedono al MIUR di riesaminarne sia la formulazione sia i tempi necessari al completamento; così come sono attualmente formulati, infatti, i quesiti non permettono di valutare correttamente le capacità logico-argomentative dei candidati ma, al contrario, finiscono decisamente per mortificarle.
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Fa specie osservare le diversità fra test d’ammissione alle Università e test Teco (i test sulle competenze generaliste dei laureandi), tra loro totalmente difformi non solo nelle parti specifiche (biologia, chimica, ecc.), ma perfino nella parte più “confrontabile”, vale a dire quella che a che fare con il ragionamento logico e l’argomentazione; a differenza dei Teco, infatti, i test d’ammissione contengono, nella sezione di ragionamento logico, numerosi quesiti di tipo “enigmistico” che non misurano affatto le capacità logico-critiche, ma tutt’al più, la prontezza.
Confondere i due piani è un grave errore “logico”: per manifestarsi, le capacità logiche hanno bisogno di tempo e soprattutto necessitano di essere “reiterate” nel tempo, a partire almeno dalla scuola media.

La gran parte dei candidati ai test d’ammissione giunge al fatidico giorno avendo sentito parlare di logica, solo in senso vago e di frequente come sinonimo di ragionevolezza, di buon senso e di coerenza.
La logica ovviamente non è questo, ma neanche quello che il test d’ingresso intenderebbe misurare; la logica sta a fondamento di ogni argomentazione razionale consequenziale e non è specifica di una singola disciplina, anche se alcuni ambiti del sapere (come la matematica, la fisica, la filosofia e l’informatica) non potrebbero neanche esistere prescindendo dai fondamentali principi logici.

Il punto saliente è, ancora una volta, la scuola.
Non si pretende che la logica sia proposta come disciplina autonoma (anche se qualche ora di lezione di logica e di teoria dell’argomentazione non guasterebbe), ma che essa possa permeare le varie discipline curricolari, non sovrapponendosi a queste, ma dando loro la struttura argomentativa e consequenziale che permetta agli studenti di affrontare in maniera coerente gli studi e di razionalizzare anche il loro approccio nei contesti quotidiani.

Il contrasto tra ragionamento logico – così come inteso nei test – e logica, diventa ancora più stridente se si pone attenzione alla complessità del ragionamento umano – complessità che il test ignora del tutto. Tale complessità si sviluppa attraverso percorsi non esclusivamente riconducibili a frettolosi “sì/no”, “vero/falso” o all’introduzione di elementi artificiosamente probabilistici. Ovviamente non si tratta di richiamare il periodo nostalgico delle “belle lettere”, dove tutto si poteva dire purché in forma compita e retoricamente efficace.

Ciò che invece auspicheremmo è che i candidati fossero valutati da test in grado di saggiarne le capacità logico-critiche e la motivazione; naturalmente è chiaro che il candidato è selezionato non per fare il ricercatore in ambito scientifico, ma per svolgere un’attività alla quale, oltre alla solida preparazione, si unisca un’inclinazione che non deve mai prescindere dal fine della professione che intende intraprendere.

Infine, vorremmo ricordare che lo scorso 12 giugno l’ex Ministro Carrozza ha nominato una Commissione di nove esperti per riesaminare i test d’ingresso relativi agli ultimi anni accademici. Nonostante il fatto che il ragionamento logico giochi la parte del leone (25 domande su 60, 23 su 60 dal prossimo test), sorprende osservare che nessun docente di logica sia rientrato tra i nove esperti nominati dal Ministro.

Verrebbe da chiedersi: dov’è la logica in tutto questo?

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Immagine in testata di digitalart / Photl (licenza free to share)

Dalla Chiara Dorato Giuntini Sergioli

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