Lezioni di storia con tricolore
LEZIONI DI STORIA CON TRICOLORE
Irma Staderini
Le Nuove indicazioni nazionali per la scuola di base hanno subito diverse modifiche nei passaggi istituzionali previsti e attendono ora il completamento dell’iter normativamente definito. Per quanto riguarda la Storia, il testo (versione del settembre 2025) non è cambiato nell’impianto di fondo, dovuto all’impostazione che ha già suscitato un ampio dibattito promosso dalle associazioni disciplinari, dagli Istituti per la storia della Resistenza, dal sindacato e da storici e docenti, che si è incentrato in particolare su tre nodi.
La storia come palcoscenico della superiorità dell’Occidente
In linea con l’ormai famoso incipit del testo “Solo l’Occidente conosce la storia” lo spazio prevalente è dato nel testo alla storia europea ed americana. Solo al terzo anno delle scuole medie, quando non se ne può proprio fare a meno, fra i contenuti troviamo: “La dislocazione mondiale verso l’Asia- Decolonizzazione e Cina comunista”. Questo approccio ignora l’evoluzione che negli ultimi decenni hanno avuto i metodi e i campi di indagine della storia – dalla storia globale a quella di genere, dalla storia dell’ambiente a quella sociale – in favore di un primato della storia politica. Sappiamo che la modernità culturale vista come un prodotto occidentale è inadeguata a spiegare le vicende di vaste aree del mondo, gli scambi, i contatti e il dialogo fra civiltà diverse e l’emergere di nuovi protagonisti nel mondo globalizzato e multipolare. Tutto nel testo è al contrario finalizzato alla dimostrazione dell’assunto iniziale: la civiltà europea è superiore alle altre; anzi, è l’unica degna di questo nome. Questo non promuove confronti, ma contrapposizioni, di cui certo oggi non sentiamo il bisogno.
L’insegnamento della storia come narrazione
Le Indicazioni puntano ad un “insegnamento/apprendimento della storia che metta al centro la sua dimensione narrativa in quanto racconto delle vicende umane nel tempo”. A questo proposito nelle “Conoscenze” per la prima e seconda elementare, vengono proposti “racconti ricavati dalle vicende del Risorgimento e della Resistenza”, e si fanno alcuni esempi: La piccola vedetta lombarda, I martiri del Belfiore, Anita Garibaldi, Salvo d’Acquisto. L’insegnante attraverso di essi impartisce una lezione morale, che ha anche un fine pratico, quello di “favorire l’integrazione di giovani provenienti da altre culture”. Gli esempi scelti rimandano ad una dimensione nazionalista e patriottica risalente agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, lontana dai riferimenti culturali delle generazioni odierne. Anche se si condivide l’idea di favorire, attraverso l’insegnamento della Storia, la costruzione di una identità nazionale, l’approccio basato su fatti e personaggi può generare empatia, ma di certo non sviluppa il pensiero critico e sottovaluta i sistemi, le strutture e i gruppi sociali che hanno contribuito a plasmare il passato.
La critica all’uso delle fonti nella didattica
Sulle fonti, le Indicazioni affermano, con risentimento non consono ad un documento ufficiale: “Anziché mirare all’obiettivo, del tutto irrealistico, di formare ragazzi (o perfino bambini!) capaci di leggere e interpretare le fonti, per poi valutarle criticamente magari alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche, è consigliabile percorrere una via diversa. E cioè un insegnamento della storia che metta al centro la sua dimensione narrativa”. Qui c’è un equivoco: le insufficienti conoscenze storiche degli studenti sembra derivino dalle innovazioni di questi decenni, da un insegnamento che ha inseguito mode pedagogiche. È vero il contrario: oggi, come hanno evidenziato diverse ricerche, la didattica della storia prevalente è quella tradizionale, basata sulla triade “lezione frontale-studio del manuale-interrogazione”. Ed è invece la pratica del laboratorio di storia, della ricerca su fonti selezionate con criteri didattici che permette agli studenti di svolgere un ruolo attivo, di sentirsi coinvolti, e dunque di apprendere e costruire la propria conoscenza. La riflessione critica sui modi in cui ricostruiamo il passato e sui legami fra passato e presente è passaggio essenziale per lo sviluppo di una coscienza civile.
Ci si sarebbe aspettati – in una disciplina centrale per la formazione dei cittadini e delle cittadine – innovazione e capacità di interpretare il passato anche alla luce dell’oggi. Ci troviamo invece di fronte una visione polarizzante e fortemente interpretativa, destinata ad essere superata dai cambiamenti della scuola e della società.
Irma Staderini Insegna Italiano, Storia e Geografia in una secondaria di I grado. Fa parte del Direttivo dell’Istituto per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (Irsifar). Co-autrice, del corso di storia per le scuole medie: Ti racconto la storia.