Home » Politiche educative » Dieci anni di INVALSI

Dieci anni di INVALSI

Pubblicato il: 09/12/2014 12:03:44 -


Riflessioni dopo la conferenza sull’INVALSI che, fra polemiche, criticità e punti di forza, potrebbe avere un ruolo più significativo nella valutazione e nel miglioramento della scuola italiana.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Il 4 e 5 Dicembre 2014 si è tenuto a Roma all’Auditorio Antonianum una conferenza nazionale per Il decennale delle Prove INVALSI dal titolo: Esiti, strumenti e riflessioni, verso il Sistema Nazionale di Valutazione.
Gli inviti sono stati estesi a coloro che a vario titolo collaborano o hanno collaborato con l’istituto, a esperti attivi in questo campo a livello nazionale, ad associazioni culturali e sindacali e a istituzioni che in vario modo interagiscono con l’attività dell’INVALSI.

All’esterno dell’auditorium un gruppo di docenti ostili al testing INVALSI distribuiva volantini mentre all’inizio dei lavori un rappresentante dei contrattisti INVALSI ricordava alla platea, costellata anche di politici, sindacalisti e alti burocrati, la loro precarietà che si protrae da oltre un decennio. Questi due semplici fatti hanno, prima ancora delle relazioni ufficiali, dato il senso della conferenza: l’INVALSI è un istituto che a fatica cerca di far entrare a regime alcune pratiche valutative, non sempre accettate e comprese, utilizzando strumenti e risorse scarsi e soggetti a una continua rinegoziazione con l’Amministrazione e con il Ministro di turno.
La conferenza ha avuto quindi lo scopo di riaffermare l’esistenza e la forza di una realtà precaria che, grazie alla volontà e l’abnegazione di coloro che a diversi livelli e con funzioni distinte, realizza ormai da diversi anni in tutte le scuole italiane una sistematica somministrazione di test oggettivi.

La celebrazione di un decennale evoca necessariamente un bilancio che può essere semplicemente riassunto in alcune affermazioni:
– siamo riusciti nell’impresa di rilevare e valutare gli apprendimenti degli studenti;
– abbiamo messo a punto prove sempre migliori e più vicine alle prescrizioni delle indicazioni nazionali;
– siamo in grado di gestire la raccolta dati e di ovviare alle distorsioni del cheating (copiature, aiutini o sabotaggi);
– la restituzione dei risultati alle scuole è tempestiva e affidabile;
– abbiamo una macchina organizzativa efficiente.

Le relazioni dei responsabili dell’istituto rivelano però anche la consapevolezza che questo patrimonio accumulato nel tempo rischia di essere sottoutilizzato nella misura in cui le scuole e gli insegnanti ne sottovalutano l’importanza e non si impegnano nell’analisi dei risultati. È la ricaduta che preoccupa, anche perché l’attenzione sociale sulla scuola come centro di spesa è ora polarizzata sulla valutazione di sistema come strumento per governare l’autonomia. Una conoscenza analitica degli apprendimenti su due sole materie, l’italiano e la matematica, è poca cosa se si vuole valutare la professionalità di tutti i docenti; funziona poco se si vuole valutare gli istituti scolastici e i relativi dirigenti.

Nella seconda giornata le relazioni hanno presentato quest’ulteriore prospettiva: la valutazione di istituto, come una nuova sfida nella quale l’INVALSI è già presente con alcuni studi e sperimentazioni pilota e con la possibilità di utilizzare gli esiti del testing, oggettivo come indicatori di qualità degli istituti, da intrecciare con molti altri dati la cui raccolta sarà lasciata alle singole scuole in un’ottica di autovalutazione.
È stato così presentato il RAV (Rapporto di Autovalutazione) una griglia d’indicatori che le scuole dovranno compilare online, attraverso un nucleo di autovalutazione interna costituito dal Dirigente scolastico e da due o tre docenti individuati dal Collegio.
Attraverso il RAV saranno raccolti dati qualitativi e quantitativi sugli aspetti fondamentali delle scuole (livelli di apprendimento, organizzazione didattica, esiti scolastici, utilizzo delle risorse umane e finanziarie) messi a disposizione del Ministero, dallo stesso INVALSI e da altri soggetti istituzionali. Una sezione della griglia è riservata a specifiche informazioni fornite dalle scuole.
L’INVALSI elaborerà i dati raccolti e produrrà alcuni macro-indicatori relativi al contesto, ai processi e ai risultati. Tale sintesi fornirài i benchmark, che costituiranno parametri di riferimento, capaci di consentire confronti tra scuole e faciliteranno processi autovalutativi finalizzati alla trasparenza verso l’utenza.

Fin qui sostanzialmente l’autopresentazione dell’istituto.
Il dibattito che ne è seguito, anche per motivi di tempo, è stato piuttosto povero: una rassegna di posizioni e pareri molto segnati dalla biografia e dall’appartenenza di ogni singolo oratore. Complessivamente sembra che il dibattito su questi temi sia ormai del tutto ideologizzato e rifletta interessi e posizioni tipici di schieramenti politici o corporativi. La dimensione dell’elaborazione scientifica ed epistemologica o di quella didattico-pedagogica sembra evanescente o ininfluente ed è la stessa che si poteva ascoltare in circostanze analoghe vent’anni fa.

Nel titolo della conferenza compare il limite più forte dell’iniziativa: l’INVALSI rivendica il suo ruolo nella creazione di una cultura della valutazione in Italia e celebra il 10° compleanno rimuovendo un passato che il dott. Cipollone – ex presidente INVALSI prestato all’istituto dalla Banca d’Italia – ha definito disastroso nel suo intervento finale di chiusura. Ma se si vuole creare una Cultura occorre sapere bene quali sono le radici su cui si vuol far crescere la pianta. Dell’INVALSI si potrebbero celebrare compleanni ben più maturi, come pure si dovrebbe fare dell’istituzione Scuola: la rimozione, la rottamazione sono il tratto distintivo di questi tempi un po’ in tutti i campi e tutto ciò che riguarda la scuola come istituzione, l’educazione dei giovani, la cultura, non può essere affrontato con il passo disinvolto della corsa, ma con l’attitudine riflessiva di chi conosce la storia.

Anche l’INVALSI merita un profilo storico più lungo di un decennio. Per questo mi permetto di rimandare a un mio articolo comparso lo scorso anno su Psicologia dell’Educazione
della Erikson.

***
Immagine in testata di Wikipedia (immagine free to share)

Raimondo Bolletta

20 recommended

Rispondi

0 notes
451 views
bookmark icon

Rispondi