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A proposito della sperimentazione del percorso quadriennale della scuola superiore – di Maria Salvia

Pubblicato il: 10/01/2018 16:44:29 -


Una coraggiosa posizione della Ministra Fedeli
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La riforma più importante fu quella passata alla storia come “legge sul riordino dei cicli” che costituisce una vera e propria riforma complessiva dell’intero sistema di istruzione, quella di Luigi Berlinguer. L’idea “forte” del progetto di riforma era quella di puntare a costruire un percorso scolastico lungo incentrato sull’apprendimento, che fosse in grado di rimuovere sin dai primi anni i dislivelli di partenza. La riforma dei cicli puntava al superamento del “modello classista”, di impronta gentiliana organizzato in ordinamenti rigidamente separati tra loro. La riforma prevedeva l’unificazione in un unico ciclo di 7 anni la scuola elementare e media; un ciclo della secondaria articolato in un primo biennio obbligatorio, unitario e orientativo e un triennio pre professionalizzante. La conclusione dell’obbligo a 15 anni alla fine del primo biennio, allineava al resto dell’Europa l’uscita dalla secondaria a 18 anni.

Poi il caratteristico andamento a delfino del nostro sistema, che scivola nel buio della crisi e poi riemerge alla solarità dell’organizzazione: l’ordine cresce sul disordine, il caos genera la struttura. Il dinamismo del sistema, che, reagendo alle sollecitazioni dei territori con cui entra in contatto, assume la vocazione al cambiamento nell’ordinarietà del proprio profilo, per adeguare di continuo l’offerta alla domanda. E ancora, convinta di non essere smentita, tutti i progetti di riforma e/o di innovazione concordano sul fatto che le scelte debbano essere destinate ad aprire nuovi scenari per la formazione delle nuove generazioni:la prospettiva è quella di coinvolgere maggiormente queste ultime in scelte personali e collettive che si muovano nella direzione del più ampio progresso della società. Bisogna far acquisire agli studenti e alle studentesse la consapevolezza del rilevante ruolo che essi sono chiamati a svolgere in un mondo in rapida trasformazione, che pone la necessità di maturare un valido repertorio di strumenti, tali da consentire di governare il cambiamento. In una società in cui fin da piccoli si accede a canali informativi e comunicativi molto persuasivi e attraverso i quali si maturano visioni personali, apprendimenti, interessi, motivazioni, ma anche dipendenze e isolamento, la funzione della scuola è soprattutto quella di promuovere il pensiero critico e creativo, ineludibile priorità educativa.

Beninteso, questo insistente richiamo ad una nuova alfabetizzazione culturale e strumentale non poggia sulla presunzione demiurgica che sia sempre possibile governare eventi e cose in forme rigidamente deterministiche, piegando il flusso della storia ai dettami della ragione. Nella cultura della complessità, che segna l’irruzione del dubbio nei territori della scienza e degli orientamenti etico-sociali, “l’unica conoscenza che valga è quella che si alimenta di incertezza e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione”(Morin),cioè quello che è sempre disponibile a dialogare con le provocazioni dell’ignoto,a confrontarsi con nuovi problemi e ad accedere a nuove risposte,anche a costo di rinnegare se stesso.

Oggi l’innovativo “Piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado” si connota come evento processuale di natura strategica, introduce un cambiamento capace di migliorare l’esistente, è progettualmente definito in forme verificabili. Rispecchia le tendenze in atto negli altri Paesi membri dell’Unione europea; vede nel riconoscimento dei principi dell’Autonomia, del decentramento, della sussidiarietà, del protagonismo degli studenti e delle studentesse gli elementi di qualità.

Ma, raccogliendo in un solo interrogativo tutte le perplessità ed i motivi di inquietudine che questo cambiamento produrrà, dobbiamo chiederci se l’evento configuri un’evoluzione del sistema, che “ne instaura dei tratti funzionalmente più adatti a confermarne la vitalità nelle nuove condizioni di collocazione contestuale”, senza alterarne i connotati costitutivi di tipo storico, sociale e pedagogico, o se piuttosto ne aggredisca e modifichi la fisionomia originaria.

Una risposta univoca non è possibile, dal momento che ciascuno degli scenari del cambiamento, quali la sperimentazione del percorso quadriennale, si definisce poi nella singolarità dei contesti e ivi assume la propria identità.

Spetta, dunque, alla scuola militante di far emergere il positivo da questo percorso sperimentale, contrastando il negativo, e, con esso, le smanie di restaurazione che continuamente serpeggiano tra i nostalgici del passato.

 

Maria Salvia

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