La maturità dimezzata: il realismo impossibile, l’ottimismo relativo, la sensata razionalità… e il rinoceronte

Il realismo impossibile

Come è stato possibile rinunciare alla scrittura? Può un virus minare a tal punto le conquiste alfabetiche dei popoli del Mediterraneo (per limitarci ad essi), dai Fenici ai Greci, fino a destinarci ad un mesto ritorno alla sola oralità?

La Covid – 19 non sembrava in grado, pur nella sua letalità, di annientare anche la capacità di comporre un testo, magari una riflessione su quanto ci sta accadendo o sulle epidemie nella storia, nella letteratura e nelle scienze, ma qualcuno deve aver pensato che era meglio parlarne dietro la mascherina. Così al popolo dei maturandi del 2020, mezzo milione di diciottenni, per poter riconquistare il loro prezioso spazio di scrittura, non rimane che una prova d’orgoglio epistolare: quella di inondare di email i loro licei, gli istituti tecnici e professionali e gli istituti d’arte rivendicando il valore della parola scritta come arma per sconfiggere molti nemici. E se questo non dovesse essere considerato come “prova scritta” dall’attonita Commissione allora si può sempre virare sulla narrazione (sempre per email) per testimoniare quello che è successo nella nostra Penisola, dove il virus ci ha colti di sorpresa, spezzando vite, prosciugando il lavoro di tanti e richiedendo sacrifici piccoli e grandi.  Perfino il sacrificio di rinunciare a scrivere un tema per la maturità, anche solo per raccontare delle varie reazioni intorno a noi, e se, da isolati, abbiamo chiuso o lasciate aperte le nostre menti. E per descrivere – curioso termine che sembra obbligarci ad andare oltre la narrazione orale –  di come tutti siamo rimasti senza fiato e di come molti non l’abbiano più ritrovato.

 

C’è un aneddoto dei tempi della guerra del Vietnam: al direttore del New York Times chiesero cosa ne pensava di alcuni ultimi sviluppi bellici. Il giornale era in sciopero da qualche giorno e quindi l’autorevole commentatore non aveva avuto modo di esprimersi. Rispose: «Se non leggo quello che scrivo, come faccio a sapere quello che penso?». A dispetto dei decenni trascorsi, nessuno ha mai spiegato con tanta accuratezza il complesso rapporto che lega la scrittura alla lettura. E, scolasticamente, lo scritto all’orale.

 

L’ottimismo relativo

  

Ma fermiamoci un attimo: forse a viale Trastevere hanno ripescato un libro un po’ polveroso e hanno letto questo brano del Fedro di Platone (274e-275a) «esse produrranno dimenticanza (lethe) nelle anime di chi impara, per mancanza di esercizio della memoria; proprio perché, fidandosi della scrittura, ricorderanno le cose dell’esterno, da segni (typoi) alieni, e non dall’interno, da sé: dunque tu non hai scoperto un pharmakon per la memoria (mneme) ma per il ricordo (hypòmnesis). E non offri verità agli allievi, ma una apparenza (doxa) di sapienza; infatti grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché in opinione di sapienza (doxosophoi) invece che sapienti».. E, forse, qualcuno è corso su per la scalinata che porta al Ministro e ai suoi consiglieri e ha detto: «Questa è la soluzione per la maturità della pandemia: gli studenti dovranno capire la differenza tra memoria e ricordo, tra sapienza e ignoranza e allora…».

 

In un angolo della grande anticamera un oscuro funzionario, assunto nella riserva dei diversamente abili in quanto ipovedente, recita a bassa voce un passo di Borges per chi vuole ascoltare: «Non si era mai attardato nei piaceri della memoria. Le impressioni scorrevano su di lui , momentanee e vivide… Gradatamente il bell’universo lo andò abbandonando; un’ostinata nebbia gli cancellò le linee della mano, la notte si fece deserta di stelle, la terra insicura sotto i suoi piedi. Tutto s’allontanava e si confondeva… Giorni e notti passarono su quella disperazione della sua carne, ma una mattina si destò , guardò le confuse cose che lo circondavano e sentì, come chi riconosce una musica o una voce, che tutto quello gli era già accaduto e ch’egli lo aveva affrontato con timore, ma anche con giubilo e curiosità. Allora discese nella sua memoria… con grave stupore comprese. In quella notte dei suoi occhi mortali, nella quale ormai discendeva, lo attendevano nuovamente l’amore e il rischio…”» (L’artefice pag.15-17 passim).

Sarà un’occasione unica per i ragazzi liberati anche del più tenue strumento, la penna, essere quest’anno ascoltati: dovranno guardare se stessi e tirare fuori quello che si portano dentro, e non vomitare tutto quello che gli hanno buttato nelle orecchie e negli occhi  a distanza come proiettili ciechi. Poi il funzionario ipovedente sente che tutti o quasi sciamano via.

La sensata razionalità e il rinoceronte

Dal fondo del corridoio una voce si leva a richiamare indietro il gruppetto.

«Aspettate, i giovani si congedano dalla scuola e finalmente possono dire la loro, senza fare citazioni o arrampicarsi sulle ‘spalle’ di qualche grande, anche se nobile e importante. Però la conclusione di tanti anni di studio non può avere solo l’aspetto dello sfogo… Rispettiamoli nel rito di passaggio che stanno compiendo, chiediamo loro di scrivere due frasi, due frammenti in cui ci affidano le due cose più importanti che si sono sentiti dentro, mentre parlavano. Fissazione di concetti, elaborazione in forme comunicative condivise e condivisibili, questo si può ritrovare tra le righe dei tanti obiettivi/ traguardi previsti per i vari livelli di scuola, sto parlando di competenze!!».

Un rinoceronte esce dal grande stanzone dell’UFCOIS (Ufficio del Conformismo Istituzionale) dov’è sempre stato, infilato sul corno c’è un foglio di carta in cui è scritto:   

La commissione, composta  da membri solo interni al Consiglio di classe e da un Presidente esterno esaminerà  i candidati per circa un’ora: spazio per l’analisi di un testo di letteratura italiana e per quesiti su un elaborato incentrato sulle materie di indirizzo; quest’ultimo sarà proprio l’apertura del colloquio.

 Elaborato su un argomento scelto dagli studenti insieme ai loro professori sulle materie di indirizzo;
discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno;
analisi del materiale scelto dalla commissione;
quesiti di Cittadinanza e Costituzione, con possibili collegamenti anche all’epidemia di Covid-19 che ha necessariamente modificato le nostre vite e di riflesso anche l’interpretazione di alcuni principi costituzionali;
illustrazione della propria esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel triennio, indipendentemente dalle ore effettivamente totalizzate.

Per la formulazione del voto finale quest’anno all’unica prova orale potranno essere assegnati 40 punti al massimo, mentre i restanti 60 saranno ripartiti secondo i crediti ottenuti nel triennio.

Il rinoceronte esce dal portone principale con il foglio che sventola sul corno e s’incammina lungo Viale Trastevere completamente deserto, lo aspetta una lunga strada che non si stanca mai di percorrere.

Giuseppe Fiori, Vittoria Gallina