Riflessione intorno all’apprendimento cooperativo

in Didattica e apprendimento

di Daniela Silvestri | del 22/10/2014 |6 COMMENTI |commenta

Riflessione intorno all’apprendimento cooperativo
Attraverso un approccio riflessivo sulle ragioni dell’apprendimento cooperativo l’autrice intende proporre alla nostra rivista un dibattito tramite una serie di articoli sulle esperienze di buone pratiche didattiche multidisciplinari.


L’obiettivo di fare della scuola italiana la più importante agenzia formativa basata sulla creatività e l’innovazione della conoscenza impone la necessità di affrontare in maniera più pervasiva problemi di metodo e problemi di contenuto.

Le idee e le proposte che sono venute via via acquistando spessore e significato in questi ultimi anni, formulate dalla ricerca pedagogica e dagli stessi insegnanti, attribuiscono notevole valore a tre dimensioni particolari:
- al gruppo;
- alla partecipazione al lavoro condiviso;
- alla consapevolezza della pari dignità individuale all’interno di un insieme di studenti.
Tali dimensioni sembrano acquistare una valenza ancora maggiore sullo sfondo del principio dell’apprendimento cooperativo, non solo perché valorizzano un approccio che affianca la lezione frontale e permette di superarne alcuni limiti, ma anche in quanto permettono l’acquisizione di nuovi significativi contesti didattici nel loro aprirsi all’evoluzione e all’allargamento delle relazioni interpersonali e nel loro proporre un continuum di contributi, idee e operazioni in rapporto interattivo.

Di fatto, all’interno del gruppo-classe si determina in maniera progressiva e conseguente un’influenza diretta e reciproca su e da ognuno dei membri nelle varie fasi della stessa evoluzione del lavoro formale e informale, svolto nella classe e al di fuori di essa, investendo tutti i fattori (culturali, sociali, economici, territoriali, storici) che qualitativamente e quantitativamente informano in ogni momento i comportamenti, la partecipazione, il ruolo, le abitudini, i valori, le aspettative.
L’impegno della collaborazione non è solo un insieme di tecniche, ma è soprattutto un atteggiamento democratico di dialogo, proposta e condivisione dell’apprendimento, e diventa per ciò che concerne il professionista dell’educazione, una delle naturali e conseguenti applicazioni degli stessi principi fondamentali che hanno caratterizzato molte esperienze didattiche multidisciplinari di questi ultimi anni, nell’ambito dei progetti di ristrutturazione dei nostri cicli scolastici.

Attivare le risorse del gruppo classe per l’apprendimento cooperativo è molto produttivo quando si voglia pervenire a un progetto comune. Attraverso la realizzazione del clima cooperativo, gli studenti cercano di raggiungere insieme il compito assegnato, e questo li aiuta non solo a sentirsi interdipendenti, legati l’uno all’altro nel raggiungere un obiettivo sociale, ma anche un migliore obiettivo cognitivo.
In particolare, il gruppo cooperativo riesce meglio a riconoscere, e in seguito applicare, una positiva assunzione di responsabilità in merito al proprio processo di apprendimento, attivando consapevolmente l’approccio autoregolativo per adeguare comportamenti, strategie, abitudini utili a un più economico ed efficace processo di apprendimento. Riesce meglio, anche attraverso la mediazione del docente, a compiere la revisione metacognitiva, a riflettere continuamente sui risultati ottenuti e sui processi attuati, a trovare le strade più efficaci per correggere i punti deboli e per sviluppare quelli forti, a valutare le competenze individuali e a utilizzarle e valorizzarle all’interno del gruppo.

È essenziale che gli studenti, anche nell’apprendimento cooperativo, possano lavorare sia da soli, sia in gruppo, non solo per riuscire a portare all’interno del gruppo una rielaborazione maggiormente riflessiva e personalizzata come base di confronto per la realizzazione finale, ma anche per scoprire i vantaggi emotivi e sociali della responsabilità individuale come elemento necessario per collaborare con gli altri, superando l’individualismo e la competizione attraverso la gratificazione affettiva e il rinforzo motivazionale offerto dal confronto costruttivo, dall’aiuto reciproco, dalla negoziazione, dalla condivisione, dal successo collettivo.
L’identità di gruppo, il “senso del noi”, il senso della comunità sono valori etico-sociali che costituiscono esperienze rilevanti per intrecciare l’apprendimento teorico e quello pratico, alla base dell’imparare a pensare collettivamente, a compiere realizzazioni corali, a coltivare il lavoro e la ricerca di staff così importanti per l’avanzamento delle società complesse e per lo sviluppo di progetti di cooperazione territoriali, nazionali e internazionali.

Adottare l’apprendimento cooperativo è utile anche per promuovere forme sistematiche di collaborazione tra gli insegnanti e per permettere di superare la preminenza della lezione frontale, salvaguardandone il valore specifico in alcuni precisi momenti dell’attività didattica, e permettendo contemporaneamente la dilatazione dei tempi della programmazione strettamente disciplinare, della verifica scritta o interrogazione, a favore di una didattica di servizio con forte ricaduta nell’attività quotidiana, nel comportamento e nella vita dello studente.
La pedagogia democratica è la pedagogia della proposta e della ricerca comune. Questo vale per gli studenti, ma anche per i docenti.
Per approfondire il dibattito e il confronto sul tema, a questi appunti di tipo generale e introduttivo farò seguire alcune esemplificazioni del lavoro di gruppo, per l’apprendimento cooperativo in aula e per l’esperienza condivisa in laboratorio e in stage condotto nella dimensione multidisciplinare.


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Immagine in testata di Istitut Escola Les Vinyes/Flickr (licenza free to share)

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Unesperienza vissuta di Imelde Cassino dirigente scolasrico, pubblicato il 28/10/2014

Ho alla spalle quaranta e più anni di servizio, prima come docente e poi come dirigente scolastico. E tanta acqua è passata sotto i miei ponti...scolastici.

Vorrei raccontarvi un'esperienza vissuta come docente, quando si cominciavano a sperimentare le prime forme di laboratori attivi e di apprendimento cooperativo.

Avevo costituito in clsase tre gruppi di alunni per eseguire approfondimenti storici riguardanti la storia della nostra cittadina. In uno dei tre gruppi c'era un ragazzino particolarmente timido e triste che non sorrideva mai, se ne stava in disparte, quasi non osava avvicinarsi al gruppo della sosiddetta leadership. In realtà erano presenti nel suo vissuto scolastico numerosi  deficit cognitivi e notevoli difficoltà a relazionarsi con gli altri.  Per di più era oggetto di una forma sottile di emarginazione da parte dei compagni.

Era indispensabile individuare il "punto di forza" su cui fare leva per rompere l'isolamento e provare ad inserire il ragazzino a pieno titolo nel lavoro comune. Avevo notato una sua propensione all'uso delle tecniche grafico-pittoriche e decisi di inserire nell'attività un cartellone riassuntivo, per immagini, della ricerca storica che il gruppo stava portando avanti. Il cartellone doveva essere elaborato graficamente con disegni e raffigurazioni  e ne affidai la responsabilità della  realizzazione al ragazzino. In realtà rischiai di grosso, perchè se la cosa non fosse andata a buon fine, l'alunno ne avrebbe ricevuto un'ulteriore frustrazione forse difficilmente recuperabile in seguito.

Comunque mi dissei: O la va o la spacca. Cominciai col fare un discorsetto a tutto il guppo sulla necessità di creare questa nuova forma di elaborato che avrebbe testimoniato graficamente il lavoro comune. Qualcuno avrebbe coordinato l'attività e annunciai che per le sue particolari attitudini il responsabile sarebbe stato l'alunno in questione. Per un momento nessuno fiatò, solo il ragazzino triste sorrise e diventò rosso come un gambero, mentre tutti si voltavano verso di lui e, finito l'attimo di stupore, lo incoraggiavano a iniziare il lavoro.  

Fui fortunata.  Si accese l'entusiasmo e soprattutto si sviluppò come per incanto la considerazione dei compagni nei suoi confronti. Dopo alcuni giorni di intenso lavoro in cui i ragazzini si impegnarono tantissimo, il cartellone prese forma e con l'aiuto di tutti rappresentò visivamente l'attività comune. Era un lavoro bello, allegro e creativo.

Da quel giorno il recupero dell'alunno fu graduale e costante  in tutte le discipline e procedette di pari passo con l'accresciuta autostima e l'amicizia dei compagni. Era finito il tempo dell'emarginazione. Era iniziato quello del sorriso.

 

Il gruppounesperienza formativa di Imelde Cassino dirigente scolastico, pubblicato il 28/10/2014

Ho letto con estremo interesse il contributo della Prof. Daniela Silvestri sul lavoro di gruppo.

Sono state ben descritti i tanti aspetti educativi che le attività svolte in gruppo promuovono in ciascun alunno, quali la condivisione di un percorso comune, il clima collaborativo, la partecipazione, l'aiuto reciproco. Si tratta di una metodologia largamente diffusa nelle nostre scuole, ma non ancora sviluppata in tutte le sue potenzialità e bene ha fatto Daniela a sottolinearne le tante sfaccettature educative di ordine comportamentale, emotivo, autoregolativo e della responsabiltà.

Va detto inoltre che il gruppo per la sua complessità richiede una competenza specifica in chi lo guida verso il risultato finale, esige quindi una capacità manageriale da parte del docente e una sensibilità particolare nel riconoscere le diversità di ciascun alunno e riuscire a coordinarle  per il conseguimento del successo comune. E' necessario che nessun ragazzo si senta trascurato o peggio escluso, ma che, invece, ciascuno riesca a trovare il proprio spazio e la propria chiave espressiva.

Mi fermo qui, per ora,  congratulandomi ancora con Daniela per lo stimolante intervento. Il discorso è estremamente interessante  e richiederebbe ulteriori spazi e riflessioni.  

Il gruppo come esperienza di apprendimento interattivo di Imelde Cassino dirigente scolastico, pubblicato il 28/10/2014

Ho letto con attenzione l'interessante contributo della prof. Daniela Silvestri sulla tematica del lavoro di gruppo. Si tratta, com'è noto, di un percorso metodologico sempre più praticato in ambito scolastico, che andrebbe ulteriormente incentivato nella didattica quotidiana.

 Lavorare insieme per conseguire un obiettivo comune,  condividere l'impegno, la fatica, la gioia del successo finale significa mettere in campo formidabili strumenti di "formazione", che nessuna lezione frontale può vantare.  Il gruppo, infatti, promuove le attitudini individuali, la capacità relazionale, l'aiuto reciproco, il rispetto delle regole e, cosa da non sottovalutare, impone la gestione positiva delle inevitabili conflittualità.

Come ha ben sottolineato l'autrice, il ruolo del docente assume la connotazione di una regia vigile e attenta sia  sui processi sia sul prodotto; incoraggiare i più timidi, frenare gli esuberanti, stimolare la collaborazione, focalizzando l'attenzione sul compito e facilitando il superamento delle individualità. Si potrebbe affermare che il docente che gestisce un gruppo ne diventa quasi il manager, il promotore delle risorse umane, oltre che lo stimolatore culturale.   

Interessante è anche il suggrimento di Daniela  sull'opportunità che siano gli stessi docenti a praticaretra loro stessi una cooperazione più incisiva e sistematica, sviluppando il dialogo e l'interscambio interdisciplinare. E ciò è quanto mai auspicabile in una scuola che prova tenacemente a riformarsi dal suo interno.

 

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