I bambini non sono abituati a esprimere le loro domande

in Didattica e apprendimento

di Maria Cecilia Caruso | del 11/02/2013 |4 COMMENTI |commenta

I bambini non sono abituati a esprimere le loro domande
La partecipazione al progetto europeo KidsINNscience ha avuto una ricaduta positiva nel gruppo classe. La scelta di adattare alla nostra realtà una pratica innovativa proposta dall’Austria che andasse nella direzione di un maggior coinvolgimento dei bambini sia dal punto di vista della didattica laboratoriale che della costruzione della lezione è stata premiante.



IL PROBLEMA DI PARTENZA

La classe IV A della Scuola Primaria “Giacomo Leopardi” ha sperimentato, negli scorsi due anni, una didattica laboratoriale basata sulle domande dei bambini. Insieme alle altre colleghe di scienze della scuola partecipanti, avevamo infatti scelto una pratica innovativa, nell’ambito del progetto europeo KidsINNscience, che ci desse la possibilità di smontare la lezione tradizionale favorendo la curiosità e l’interazione dei bambini, sviluppando l’interesse e la partecipazione di tutti.

Il nostro percorso è stato segnato quindi da un’osservazione reale da parte degli alunni dei fenomeni proposti e dallo scaturire di decine di domande che sono state il nostro filo conduttore: ci hanno permesso di stabilire il punto di partenza, di fare ipotesi verificabili e di verificarle e, a volte, anche di lasciarle senza una risposta.

Come quando per la prima volta ho acceso la candela in classe (dopo aver lavorato sulla sicurezza in questa modalità di lavoro) e ho chiesto loro di proporre ai compagni le loro osservazioni e domande e gli alunni (in seconda elementare!) hanno presentato un elenco “infinito”: “Come fa a venire la fiamma quando la accendi? Perché in mezzo il fuoco è blu? Perché la fiamma della candela fa luce? Perché quando la candela si spegne la cera scotta? ...”. Dopo aver scelto il quesito da cui far cominciare la nostra esplorazione sono arrivate le loro ipotesi (“Quello che brucia è lo stoppino”), da verificare attraverso nuove osservazioni, (“la cera scotta anche se non tocca la fiamma, la cera sembra acqua…”) e nuove domande, ma anche prime conclusioni da cui riprendere lo studio: “lo stoppino tiene la fiamma, lo stoppino senza cera si spegne subito, la cera protegge lo stoppino e lo fa durare a lungo”.


COSA È RIMASTO?

“I bambini non sono abituati a esprimere le loro domande”: questo era uno dei problemi che noi insegnanti volevamo affrontare con questo progetto. Uno degli obiettivi era quindi di stimolare la loro naturale curiosità e di basarci proprio sulle loro domande.

Come valutare però l’efficacia di due anni di lavoro?

Con le colleghe abbiamo discusso assai per creare un questionario che ci mostrasse i risultati, ma solo ora io ho avuto quella prova che nessun test mi aveva dato.

Un giorno, all’inizio di quest’anno, una bambina ha portato in classe una chiocciola, che naturalmente è stata accolta con tutte le attenzioni che un ospite di riguardo merita. Una volta sistemata nella sua nuova abitazione abbiamo cominciato a osservarla attentamente. Sono bastati pochi minuti prima che dalla classe si alzasse una voce: “Maestra possiamo scrivere anche le domande?”. Da lì è ripartito tutto.

Negli anni precedenti noi insegnanti avevamo creato un contesto adatto a provocare la curiosità degli alunni e quindi a far nascere le domande. Questa volta i bambini hanno fatto tutto da soli, hanno trovato un qualcosa da osservare, si sono posti delle domande e, insieme, hanno cercato di rispondersi.

Questo metodo è veramente entrato a far parte del “modus operandi” dei bambini, la discussione sollevata dalle loro stesse domande ha coinvolto tutta la classe e tutti hanno proposto ipotesi o hanno cercato di verificarle.


LE RIFLESSIONI

C’è un fattore cruciale senza il quale il coinvolgimento di tutti i bambini non è certamente assicurato ed è il clima positivo che si deve instaurare in classe.

Gli alunni che si espongono al “giudizio collettivo” devono sentirsi tranquilli e sicuri, devono sentirsi liberi di esporre le proprie domande certi che non ci sarà un giudizio sulla “bontà” del loro contributo né da parte dei compagni né dell’insegnante.

A volte questo può mettere a dura prova l’adulto, pressato da tempi stretti, dalla paura di perdere tempo, dal timore di fare brutta figura, dagli alunni che già stanno un passo avanti. In questo caso potremmo sciorinare la saggezza popolare che ci dice che “La fretta è cattiva consigliera”.

La pazienza, il saper aspettare, sono doti fondamentali per tutti, soprattutto per noi insegnanti.


PER APPROFONDIRE:
L’esperienza del progetto europeo “kidsINNscience”


ENGLISH ABSTRACT:
Our participation to the European Project KidsINNscience has got a positive relapse on the class. The teachers’ choice of adapting an Innovation Practice proposed by Austrian teachers, push towards a better and wider involvement of the children in both the laboratory practice and the lesson’s construction.

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eppure dei segnali cerano di fra, pubblicato il 08/04/2013

eppure maria montessori da li partiva, dal bambino dalla sua curiosità innata. I bimbi montessoriani fanno sempre domande e hanno uno spiccato senso critico che in alcuni casi da fastidio ai prof molto tradizionali come è successo a mia figlia.  

meglio tardi che mai. mi rammarico per i miei figli che ancora al liceo troveranno prof che devono riempire contenitori. tra l'altro insegnando altro tio di materia mi rendo conto che il bambino se lo fai partecipare ricorda ed apprende molto piu' velocemente come scritto in numerosi testi.......da diverso tempo.

complimenti e per favore spingete di Silvia, pubblicato il 22/02/2013

Ormai ho 21 anni, tardi per recuperare tutte le domande che non ho fatto da bambina e ragazzina. Eppure ho ereditato un rancore velato in merito perchè gli insegnanti di medie e superiori non hanno la minima idea di quante volte mi sono chiesta se valesse la pena interrompere la spiegazione e ho poi trattenuto la domanda... e non per paura del giudizio dei compagni. Ho sempre pensato che le domande debbano bendisporre gli insegnanti ad affrontare le lezioni ma questa la tenevo come mia convinzione personale perchè nonostante qualche loro retorico (fuori tempo di lezione) e rarissimo invito a farle, varie volte li ho sentiti rispondere seccati o stupiti dell'interruzione, tale la vedono. Oltretutto non ero incentivata a farle perchè dei miei compagni (più di 20...) ne bastava una diligente che facesse più di una domanda a far pregare il professore di non fargli perdere tempo perchè il programma era già troppo. Fare uso di una buona dose di pazienza dispiaceva a più professori. Capisco le difficoltà che "gli portiamo davanti" ma è un atteggiamento totalmente incoerente.
Mi fa piacere che voi riconosciate e comunicate l' importanza del fare/ricevere domande (che sono la maggiore spinta per studi futuri perchè domande e interessi si nutrono a vicenda), almeno fra di voi, all'interno della vostra categoria di professione potete portare più attenzione su questo aspetto, discuterne, invitare anche più volte i bambini, che lo sapete, sono svegli e percepiscono moltissime sfumature, ma non si convincono da soli di quello che possono o non possono fare.

Bambini curiosi per natura di Daniela Sgobino, pubblicato il 22/02/2013

Domande "illuminanti": sono quelle domande che i abmbini (nel mio caso da 2 a 6 anni), pongono con la loro abituale naturalezza e ci indicano la strada per creare itinerari didattici di carattere scientifico, relativi a questioni concrete alle quali i bambini desiderano dare una risposta. E' questo l'ambito entro il quale l'adulto educatore può e deve fare molto, per sviluppare nei bambini un atteggiamento scientifico, o meglio ancora razionale, nella scoperta del mondo circostante.Esplorazione, manipolazione, confronto di esperienze e tentativi originali di soluzione, verifiche individuali e collettive, riflessioni....nuove ipotesi e di nuovo idee a confronto per la soluzione del problema (o del fenomeno n.d.r.): questo il modo migliore per affrontare e risolvere problemi di qualunque tipo, tanto più quelli di carattere scientifico.

Ecco alcune domande che hanno portato alla nascita di progetti didattici estremamente interessanti per i bambini e le stesse insegnanti:

- "Perchè l'acqua dei pesci è fredda?" (in classe abbiamo un piccolo acquario)

- "Perchè i pesci galleggiano?"

- "Di cosa è fatta la luce?"

- "Perchè la tenda degli indiani ha un buco sopra?"

Il fatto che bambini così piccoli pongano spontaneamente queste domande ci fa capire quanto siano interessati alla comprensione del mondo, "mestiere da bambini, appunto", e quanto sia ampio il ventaglio di esperienze da realizzare, davvero coinvolgenti perchè scaturite dalla loro curiosità.

Il fatto che successivamente questa curiosità spontanea vada progressivamente ad affievolirsi fino quasi a scomparire, è stato proprio lo spunto per realizzare un progetto di recupero e alfabetizzazione scientifica per la scuola dell'infanzia a Scandicci.

Dunque, bambini competenti, già dotati di una scientificità non specifica da utilizzare e sviluppare, che agiscono sotto la "regia" attenta e consapevole di un adulto che non "travasa" nozioni ma aiuta a scoprire gli strumenti per comprendere il mondo.

Daniela Sgobino

vedi www.insiemesicresce.it

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