Ma la geografia si può cancellare?

Le vicende legate all’ultima (?) crisi hanno dimostrato bene come i tagli lineari siano scelte di facciata, non vorrei essere eccessiva, soprattutto un po’ cialtrona, perché, senza guardare i problemi, si fanno interventi con atteggiamento punitivo che provocano spesso disastri.
Tra i disastri prodotti sicuramente va considerato anche l’effetto di promuovere la giusta richiesta di ripristinare il maltolto, mettendo in secondo piano il nocciolo di questioni, che richiederebbero qualche approfondimento.

L’appello dei geografi in difesa del mantenimento nella scuola di un insegnamento capace di far leggere e, possibilmente, far capire qualcosa del complesso mondo attuale, mi pare vada nella direzione giusta; l’appello contiene nello stesso tempo la proposta di ragionare sul senso delle conoscenze, di cui si propone l’apprendimento, ed una esplorazione degli aspetti e dei risvolti disciplinari e normativi, che ne connotano il valore formativo rispetto ai diversi indirizzi di scuola.

Cerco di contribuire a questa riflessione riportando il dibattito presente fin dalla prima introduzione dell’insegnamento della geografia nelle scuole in Italia.
Elementi di geografia moderna ad uso delle scuole è il titolo di un manualetto pubblicato a Torino nel 1846, quando questo insegnamento era entrato nelle scuole del regno sabaudo, che nel 1849 era già arrivato alla quinta edizione con aggiunte e correzioni (Torino, Pier Giacinto Marietti è il tipografo – libraio, l’autore non compare,ma dichiara che il suo testo segue le indicazioni del Geografo Brué, Parigi 1786 –Sceaux 1859, viaggiatore, autore di “Atlanti, Rapporti, descrizioni di popoli e luoghi, inoltre progettò le mappe per i viaggi di von Humboldt).

”Lo studio della geografia è divenuto ormai indispensabile”, così comincia la prefazione che illustra perché questo “presidio”(cito alla lettera) permetterà ai giovani di comprendere e gustare i classici, qui il riferimento è agli storici latini e italiani, ma soprattutto perché “nell’uso civile, in tanta luce di cognizioni moderne”, non appare possibile che i giovani siano digiuni di questa scienza, la loro istruzione infatti non sarebbe completa”.
Si passa poi a sottolineare il problema che attiene alla funzione dell’autore di un testo scolastico. Un testo dovrà essere ricco di nozioni vere e precise, ma se sarà troppo “voluminoso usurperebbe troppo tempo agli altri studi importantissimi” (i quadri orari sono da sempre il letto di Procuste di una scuola che settorializza i saperi), ma non dovrà essere troppo ristretto, perché se si limiterà alla aridità di nozioni geografiche generali, risulterà “manco e imperfetto”.
E qui l’autore escogita un espediente, che, alla luce di quella che dovrebbe essere la vera sapienza pedagogica, potremmo chiamare un’intuizione su un insegnamento trasversale e personalizzato; si vanta infatti di aver saputo ovviare alle difficoltà costruendo un libro “compiuto” in cui le nozioni sono divise in tre diversi ordini.
1) Il primo ordine contiene le nozione di base, quelle che tutti i giovani devono apprendere e che sono “ impresse a carattere più cospicuo “; caratteri grandi quindi, tali da indicare bene che sono le parti che saranno sicuramente oggetto di verifica negli esami finali della quarta delle “pubbliche scuole” (art. 20 dell’istruzione per i maestri del 12 giugno 1840).
2) Il secondo ordine comprende le nozioni più particolari per i giovani più interessati; qui si parla di “ardore”, dotati di maggiori attitudini all’apprendere. Il carattere tipografico medio accompagnerà la lettura di questi studenti.
3) Nel terzo ordine si collocano le nozioni speciali su clima, produzioni, usanze, popolazioni e su altre cose “utili non meno che dilettevoli per la lettura”, queste sono distinte dal carattere minuto e coll’asterisco “in principio della domanda”. In questo punto la proposta didattica è interessante, buffa l’idea che i più interessati debbano per forza avere una vista ben acuta (qui il carattere è appunto minuto), ma c’è un espediente stimolante. Ogni argomento è organizzato intorno a un certo numero di domande indicate da un asterisco, che guida alla successiva lettura della trattazione. Si tratta di testi non continui, quelli che nelle prove di comprensione della lettura vengono considerati meno astrusi e respingenti di testi lunghi, continui e compatti.

L’estensore del manuale dichiara di aver fatto alcune scelte nel trattare in modo “alquanto esteso” l’Europa e di “scorrere più o meno leggermente “ su altre parti, ma seguendo sempre le tracce dei più rinomati geografi (Malte- Brun, Adriano Balbi, Ab. Gauttier).
Serietà scientifica delle fonti, quindi, ma anche attenzione agli interessi degli studenti e alla gradualità degli argomenti, una bella lezione per chi pensa che per rimediare ai tagli basti infilare qualche ora aggiuntiva così, tra le varie materie.

Elementi di geografia moderna ad uso delle scuole, Torino 1849

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Vittoria Gallina