Home » Community » RITMìA: dall’esperienza al progetto

RITMìA: dall’esperienza al progetto

Pubblicato il: 16/05/2011 15:08:00 -


RITMìA è un nuovo approccio ludico che si propone di avvicinare bambini alla musica e alla pratica motoria in modo spontaneo e divertente fin dalla prima infanzia.
Print Friendly, PDF & Email
image_pdfimage_print

Il percorso integra segno, suono e gesto, fare e ascoltare musica, con l’esecuzione di movimenti, posture e pratiche respiratorie appositamente studiate per facilitare l’acquisizione degli elementi musicali di base e potenziare la capacità di rilassarsi, concentrarsi, ascoltarsi e ascoltare. Oltre ai laboratori per i bambini strutturati in vari moduli, RITMìA prevede un programma di formazione per insegnanti, anche se privi di conoscenze musicali.

Il libro intende evidenziare il percorso di crescita di RITMìA e la sua progressiva legittimazione in ambito didattico (nidi e scuole dell’infanzia), e accademico (Facoltà di Scienze della Formazione, formazione di docenti e operatori). Partendo da alcuni eventi particolarmente efficaci per la motivazione dei bambini e il coinvolgimento delle comunità nei quali si sono svolti si è cercato di analizzarne le componenti affidando il compito a un gruppo di operatori RITMìA con particolari competenze (musica, motricità, arte, relazioni educative, ecc.) per una riflessione ad ampio raggio sull’esperienza. A coordinare il lavoro, il CDE (Centro Documentazione Educativa) di Piacenza e l’Associazione SPAZI-RITMìA, che gestisce il Progetto a livello nazionale. Il volume analizza la pratica RITMìA, illustrando anche come l’Associazione sia in grado di costituire un ambiente di apprendimento per adulti che intendono impegnarsi in tale proposta formativa.

I servizi formativi per l’infanzia sono una conquista relativamente recente, ma hanno visto crescere rapidamente le richieste fino a diventare indice di sviluppo economico e sociale. Intervenire su questa fascia di età (0-6) – ma RITMìA si può estendere alla scuola primaria – significa saper gestire lo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale dei bambini di concerto con le famiglie, che ne testimoniano l’apporto sugli apprendimenti e i comportamenti dei figli, promuovendone le potenzialità di autonomia, conoscenza e creatività e assicurando un’effettiva uguaglianza delle opportunità anche attraverso interventi volti a ridurre ogni svantaggio iniziale. Al centro del progetto ci sono gli alfabeti del vivere, del pensare, del comunicare, del riflettere, dell’esprimersi e del rappresentare tramite vari linguaggi. Ciò è stato incarnato nei “campi di esperienza” della scuola dell’infanzia come scoperta e conoscenza della propria immagine sonora, la capacità di interagire con il linguaggio musicale, di interpretare e comunicare con il corpo, di dare espressività alle produzioni grafiche, di utilizzare strumenti e mezzi tecnologici, fino a condurre i bambini a produrre una propria multimedialità.

Sicurezza, fiducia, autonomia, senso di appartenenza, autocontrollo, sviluppo emotivo, sono aspetti che promuovono l’identità personale e fondamenti di ogni apprendimento, ma che spesso nella scuola sono trascurati o avvengono in maniera casuale. Le più recenti indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia fanno riferimento a queste componenti dell’apprendimento: muoversi spontaneamente e in modo guidato, da soli e in gruppi, esprimendosi in base a suoni, musica, utilizzando corpo e voce per imitarli e riprodurli (2004); esercitare potenzialità sensoriali, relazionali, ritmiche ed espressive che i bambini possono realizzare con voce, gesto, drammatizzazione, suoni, musica, manipolazione, e scoprire il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale, utilizzando voce, corpo, oggetti (2007), per un progetto educativo che renda concreta l’irrinunciabilità delle diverse dimensioni della formazione: sensoriale, corporea, artistico–espressiva, intellettuale, psicologica, etica e sociale (2009). RITMìA è pienamente inserita in tale esperienza di comunicazione che porta la scuola ad adoperarsi perché i linguaggi corporei, sonori, visivi vengano accolti e usati correttamente e consapevolmente.

Gian Carlo Sacchi

7 recommended

Rispondi

0 notes
87 views
bookmark icon

Rispondi