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Ricucire corpi e diritti strappati dalla violenza della guerra

Pubblicato il: 11/05/2022 03:24:28 -


recensione di G. Strada, Una persona alla volta, Feltrinelli, 2022 
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Nell’ultimo libro, pubblicato postumo a cura della moglie Simonetta Gola, Gino Strada racconta l’esperienza di chirurgo di guerra, rifuggendo dall’autobiografia e puntando piuttosto a mettere nero su bianco gli apprendimenti come chirurgo d’emergenza in tanti Paesi del mondo, le idee forti che sono state la pietra angolare attorno a cui ha costruito tutta la sua esistenza, sempre in difesa dei più deboli,  dalla parte della pace, contro ogni guerra[1]. Una vita la sua, che non si è mai lasciata imprigionare dall’impotenza, dalla rabbia e dalla frustrazione, ma che ha saputo trasformare le difficoltà in intuizioni, progetti e sfide, con risultati ben oltre le aspettative. Nel suo lavoro lo ha sempre stimolato misurarsi con le difficoltà e dimostrare che si può fare.

Si definisce un “animale chirurgico”, in quanto – dopo la scelta della facoltà di medicina attratto dal fascino di un lavoro che ha a che fare direttamente con gli esseri umani – ha optato per la specializzazione in chirurgia d’urgenza, professione gratificante, perché gli offre la possibilità di salvare molte vite e di “rattopparne” altre. Dopo un solo anno di esperienza in Pakistan, sceglie di fare il chirurgo di guerra, con destinazione Kabul e questa sarà la via di un non ritorno nelle corsie d’ospedale in Italia. Germoglia in lui, infatti, l’idea di fondare ospedali nei Paesi del cosiddetto Terzo mondo, di compiere quotidianamente la lotta contro il tempo per salvare vite umane, per aumentare le chance di sopravvivenza dei feriti nelle guerre. Con la sua organizzazione “Emergency” riesce a realizzare il sogno condiviso con la prima moglie Teresa di aprire centri chirurgici per vittime di guerra, reparti di ortopedia, fisioterapia e riabilitazione, di sostenere la produzione di protesi, di promuovere corsi di formazione professionale e cooperative di ex-pazienti con disabilità[2]. Per avere un’idea delle dimensioni dell’attività, basta considerare che dal 2001 a oggi negli ospedali di Emergency nel mondo sono stati effettuati oltre 150.000 interventi chirurgici, circa 20 al giorno.

Per Gino Strada non è vero nei fatti che la cura è un diritto umano universale. C’è chi vive in un paese ricco e ha aspettative di sopravvivenza alte e chi non sa nemmeno che cosa sia un ventilatore. Gli è ben chiaro che la cura non deve essere un privilegio, la fornitura di un servizio, ma un diritto elementare, decisivo e irrinunciabile di ogni uomo e di ogni donna e che pertanto non può esistere una medicina per cittadini di serie A e un’altra per cittadini di serie B, C, D eccetera.

La salute, come recita l’art. 32 della nostra Costituzione, è un fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, infatti senza la salute si muore e allora non ha più senso parlare di diritti, chiosa Gino Strada e fissa un principio inderogabile per l’etica professionale del chirurgo di guerra: curare tutti, senza discriminazioni, curarli al meglio e gratuitamente[3], dimostrando con la pratica che siamo tutti uguali in dignità e diritti, rivendicando la coerenza tra parole e azioni, senza parteggiare per nessuno dei contendenti. Questa è una impareggiabile conquista di civiltà.

Perché il diritto umano alla cura sia davvero indiscutibile e non negoziabile, bisogna prendersi cura di tutti i feriti senza distinzione, una persona alla volta; i feriti in combattimento in realtà rappresentano una percentuale esigua del totale, fatto in gran parte di civili, bambini, anziani e donne, che sono vittime incolpevoli di violenze assurde: la guerra altro non è che una carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti[4].

Oltre all’impegno instancabile in sala operatoria di Gino e di tanti suoi collaboratori e volontari di Emergency, al primo posto viene la militanza contro ogni guerra, con la convinzione che l’abolizione della guerra sia la scommessa più grande per l’umanità. Per chi condivide l’appello di Emergency, la guerra non può in alcun modo essere regolata o umanizzata, può soltanto essere abolita.

Che abbia il tratto della disperazione e dello strazio di Guernica, o l’aspetto curato di un prato affollato di croci, la guerra non è altro che morte. Nel mondo atomico in cui viviamo non possiamo più permetterci la guerra. La tecnologia della distruzione di massa ha prodotto armi in grado di cambiare radicalmente, forse anche di annullare, le possibilità della vita stessa sul pianeta Terra.  Sta a ciascuno di noi portare avanti l’impegno per rifiutare la guerra. Non quella in Iraq o in Afghanistan, ma la guerra in sé e il suo unico, vero contenuto: morte, sofferenza, disumanità. Immaginare un mondo senza guerre è il compito più ambizioso che la specie umana si possa dare. Pensare, disegnare, attuare le condizioni che facciano diminuire – fino a far scomparire – il ricorso all’uso della forza e della violenza di massa è la scommessa più grande che ci attende. L’abolizione della guerra è un progetto indispensabile e urgente se vogliamo che l’avventura umana continui.

Questo testamento del fondatore di Emergency suona quanto mai attuale in questi mesi di guerra alle porte dell’Europa: lavorare per un mondo di pace, rimboccandosi le maniche, perché non esistono scommesse impossibili, anche se vincere in una sfida come questa non è facile. Serve un salto etico per imparare a pensare in un modo diverso e l’importante è cominciare ad andare in questa direzione, essere architetti del cambiamento, dicendo NO a tutte le guerre, quelle di oggi e quelle di domani.

Metteremo fine alla razza umana, andremo incontro alla distruzione totale, o sceglieremo di abolire la guerra?

Siamo tutti in pericolo e, parafrasando Bernard Russel, nel suo Manifesto[5], tanto caro a Gino Strada, soltanto se il pericolo sarà collettivamente compreso, sarà anche possibile che lo si possa evitare.

 

[1] G. STRADA, Una persona alla volta, Feltrinelli, 2022.

[2] https://www.emergency.it/

[3] Manifesto per una medicina basata sui diritti umani, in G. STRADA, Op. Cit., pp. 167-69

[4] Dal discorso pronunciato da Gino Strada nel corso della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015”, il “premio Nobel alternativo”.

[5] Il Manifesto Einstein-Russell è un appassionato appello agli scienziati di tutto il mondo a mobilitarsi contro i rischi di una guerra nucleare. https://www.raicultura.it/storia/accadde-oggi/Il-Manifesto-Einstein-Russell-49254304-bb4b-48a8-bbe0-597db7c11d53.html

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One thought on “Ricucire corpi e diritti strappati dalla violenza della guerra

  • Grazie Rita. Ho il libro Gino Strada. Una persona alla volta. L’ho letto con molto interesse. Grande Gino Strada. Utopia realizzata. Privo di retorica nonostante la grandiosità dei fatti

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One thought on “Ricucire corpi e diritti strappati dalla violenza della guerra

  • Grazie Rita. Ho il libro Gino Strada. Una persona alla volta. L’ho letto con molto interesse. Grande Gino Strada. Utopia realizzata. Privo di retorica nonostante la grandiosità dei fatti

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