Le ragioni sociali che legano l’intercultura alla cittadinanza

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di Sandra Chistolini | del 04/02/2010 |commenta

Le ragioni sociali che legano l’intercultura alla cittadinanza
Perseguire la pace è una utopia necessaria, una aspirazione universale che Kant indicava come compito della civiltà di ogni popolazione, di ciascuna persona, di qualsiasi Stato. Le riflessioni di Sandra Chistolini dall’intervento alla Tavola Rotonda delle Organizzazioni Non Governative Gruppo “Scuola” della Piattaforma Educazione allo Sviluppo sul tema “Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione. Quali orientamenti, quali metodi, quali buone pratiche a confronto”, presso Palazzo Valentini a Roma il 4 giugno 2009.



Quali sono le radici interculturali della cittadinanza? Vi sono ragioni sociali nelle quali si può ritrovare il senso di un nuovo impegno al rispetto della Costituzione che ci unisce, come partecipi di una stessa comunità senza confini, e si può delineare la proposta di una educazione alla cittadinanza mondiale a carattere culturale.

1. La prima ragione riguarda il Sud del Mondo, per geografia fisica più vicino a noi come i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, e più lontano da noi come l’Africa Subsahariana. Questioni come la gratuità e l’obbligatorietà della scuola, l’analfabetismo adulto, sono alcuni tra i maggiori temi tradizionalmente considerati “tipici” del Sud del Mondo, e poi diventati la massa critica della pedagogia mondiale, vale a dire sono questioni aperte in tutti i Paesi.

2. La seconda ragione riprende il tema della progressione storico-politica quale processo che muove dalla multicultura alla cittadinanza, in transito sulla globalizzazione. La stagione della decolonizzazione ha significato abbandono dell’idea di colonizzazione e avanzamento dell’idea di emancipazione con proposte interessanti di educazione della leadership dei governanti, e della formazione dei quadri dirigenti. La multicultura si è confrontata in Africa, prima dell’Europa, con i processi che ne minacciavano l’esistenza. Pensiamo alla trasmigrazione della cultura della colonizzazione nella cultura della globalizzazione.

3. La terza ragione approfondisce il dialogo tra le università, le ONG, l’associazionismo degli insegnanti. Come coordinatore nazionale della rete europea CiCe (Children’s Identity and Citizenship in Europe) che agisce nell’ambito del cosiddetto Lifelong Learning Programme europeo, ho segnalato l’UCIIM e l’AIDU, due associazioni di docenti italiani, quali interlocutori importanti per la formazione degli insegnanti, secondo le nuove indicazioni che rendono la Cittadinanza e la Costituzione disciplina, o quasi, di insegnamento e di sperimentazione. Le ONG di vari Paesi europei collaborano con la rete CiCe per lo sviluppo di programmi educativi intesi alla comprensione internazionale, alla tolleranza e al rispetto dei diritti umani.

4. La quarta ragione riconduce al compito di fare chiarezza intorno a molte questioni, delle quali una supera le altre, vale a dire la questione dello sviluppo ampiamente inteso, della persona, della società, delle istituzioni. Non ci può essere sviluppo nella povertà, nella tristezza, nell’ignoranza, nella negligenza. Ognuno può riferire questi indicatori a se stesso e capire se sta contribuendo alla formazione di una cultura della cittadinanza e alla realizzazione della Costituzione.

Le quattro ragioni sociali illustrate rappresentano la smitizzazione del primato dell’Occidente, messo in crisi dall’intercultura e in cammino verso una nuova identità da formare con l’educazione della volontà. Scriveva Maurice Blondel “Ora qualunque sia il regime politico (monarchia, repubblica o qualsiasi altro tipo di organizzazione costituzionale), il vincolo civico è essenzialmente costituito dalla fiducia e dalla amicizia, una amicizia che non si fonda soltanto sopra un’associazione di interessi, che non è soltanto la consuetudine di piaceri comuni, ma che è una unione delle volontà nella ragione e nella virtù, basate sul permanente e sul bene” (in “Lotta per la civiltà e filosofia della pace”, 1946 p. 70). In “I gradini dell’ascesa” (2004, p. 82) il pedagogista Mauro Laeng notava: “…solo la morale dei diritti inviolabili può porre dei limiti, ma ben definiti dal consenso generale”. Perseguire la pace è una utopia necessaria, una aspirazione universale che Kant indicava come compito della civiltà di ogni popolazione, di ciascuna persona, di qualsiasi Stato.

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