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Prove Invalsi: un abbraccio ci salverà

Pubblicato il: 18/04/2011 16:52:16 -


Vi sono ragazzi che in “cuor loro” sono infelici, tristi, a cui manca ancora quell’equilibrio umano e culturale che consente di affrontare con più serenità e consapevolezza una prova, uniforme(fatta per tutti) e discriminante (taglia fuori i più deboli) qual è la prova Invalsi.
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Ma siamo proprio sicuri che il sistema di valutazione proposto dall’Invalsi, che si intende diffondere e far divenire prassi nel nostro Paese, sia quello giusto? Siamo sicuri che un metodo di valutazione “snello e freddo” (per esempio le domande a risposta multipla e del tipo vero-falso) sia proprio quello che ci vuole per identificare i punti di criticità e valorizzare il merito e per rendere più efficaci e appropriate le politiche educative e formative del sistema scuola?

Vorrei, brevemente, evidenziare la solitudine affettiva di tanti ragazzi e ragazze che vivono in condizioni “disperate” a casa e a scuola. Genitori che, per vari motivi, hanno ormai rinunciato a consolidare un vero rapporto educativo simbiontico con i propri figli che vada nella direzione dell’ascolto, del sostegno e dell’incoraggiamento. Insegnanti che, attraverso atteggiamenti perbenistici e di distacco, considerano i propri discenti soltanto dei soggetti a cui inculcare (il contrario di educare) un sapere che è poco formativo, che non autentica, che non dà dignità alla persona. Come possiamo pensare di valutare in modo sereno e obiettivo i nostri bambini e i nostri ragazzi senza tener conto del loro vissuto, della loro situazione di partenza?

La solitudine affettiva dei nostri giovani, tipica dei tempi che stiamo vivendo, è una condizione che può influenzare negativamente l’acquisizione delle conoscenze, delle abilità e delle competenze necessarie per esercitare consapevolmente i diritti e i doveri di cittadinanza attiva. La scuola deve rimettere al centro del suo ruolo civico e istituzionale il bene e il valore dell’unicità della persona.

Ho avuto modo di osservare direttamente quanto i bambini di una quarta primaria, dopo una verifica, esprimano felicità allorché la loro maestra li gratifica con un bel voto accompagnato da un abbraccio, un sorriso, un gesto di affetto. I bambini sono allegri, motivati, interessati, anche se, talvolta, provengono da famiglie “difficili”.

È proprio vero che i bambini italiani della scuola primaria sono bravi, persino nelle prove internazionali (IEA-TIMSS). Ora ne capisco il perché. Ho potuto constatare che i maestri e gli insegnanti hanno realmente, in molti casi, la possibilità di ridurre “i disastri” che alcune famiglie spesso compiono nei confronti dei loro bambini.

Un abbraccio, un sorriso, un gesto d’affetto potranno salvare l’umanità?

La scuola non può “far parti uguali tra disuguali”. I discenti hanno punti di partenza differenti. Vi sono ragazzi che in “cuor loro” sono infelici, tristi, a cui manca ancora quell’equilibrio umano e culturale che consente di affrontare con più serenità e consapevolezza una prova, uniforme(fatta per tutti) e discriminante (taglia fuori i più deboli) qual è la prova Invalsi.

Non si possono “bocciare” i ragazzi infelici, che vivono una solitudine affettiva a casa e a scuola. Mettetevi nei loro panni!

Bisogna “promuoverli”, incoraggiarli e motivarli, disporsi dalla loro parte, riconoscendo e rimuovendo le loro difficoltà di partenza onde favorire comportamenti etici ispirati ai valori.

Dobbiamo fare in modo che la scuola diventi finalmente il luogo delle pari opportunità.

Se, con metodologie appropriate, si saprà infondere negli alunni la gioia di apprendere, innescando processi inclusivi positivi, specie in coloro che vivono un condizione di infelicità e di fragilità affettiva, potremo permettere a tanti ragazzi di riscattarsi riducendo così il grave fenomeno della dispersione e dell’abbandono scolastico molto precoce.

La scuola diverrà così il luogo dell’esercizio della libertà e della democrazia autentiche.

Saverio Fanigliulo

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