Profonda... mente

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di Saverio Fanigliulo | del 30/07/2012 |1 COMMENTO |commenta

Profonda... mente
Come sono cambiati i miei alunni di terza che hanno concluso la scuola del primo ciclo, non solo fisicamente, ma nella relazione con i compagni, con i genitori, con i professori.


Li ricordo uno per uno, quando arrivarono in prima media. Alcuni di loro erano dei bambini insicuri, disorientati, timorosi, disorganizzati che, nel corso dei tre anni, hanno fatto passi da gigante nella scoperta di un grande interesse e impegno per le diverse aree di studio insieme a una rinnovata autostima per il proprio talento e per la propria personalità. Altri che apparivano molto più espansivi e vivaci che, nel corso degli anni, hanno raggiunto un maggiore equilibrio, dando un senso e un significato etico di valore ai loro interessi e alle loro motivazioni.

Tutti, però, si sono distinti come persone uniche e vere, dimostrando, al di là dei voti, interesse e disponibilità all’ascolto e al dialogo educativo, indispensabili per acquisire personalità e proseguire gli studi con successo e passione.

Eppure alcuni ragazzi che si sentivano inadeguati, che si mostravano, ancora, un po’ più fragili non venivano valorizzati adeguatamente, ma giudicati frettolosamente ed etichettati come svogliati, sfaticati, disimpegnati, per non dire altro.

I ragazzi incompresi che facevano sforzi enormi per adeguarsi e farsi accettare nella classe, con un sorriso o una battuta di troppo o fuori luogo, o con atteggiamenti e comportamenti inattesi, ben presto venivano offesi, scoraggiati o imputati di essere infantili, poco intelligenti.

Ma, per fortuna, nessuno è rimasto indietro, opportunamente sollecitati, tutti ce l’hanno fatta, tutti hanno acquisito quelle competenze chiave di cittadinanza necessarie per diventare cittadini adulti, etici e legali.

Quest’anno scolastico è stato molto particolare, nella relazione educativa con i miei alunni di terza ho cercato di privilegiare il dialogo interattivo, simmetrico e costruttivo. Prima di svolgere una determinata unità di apprendimento, mi assicuravo che tutti i ragazzi stessero bene e fossero nelle condizioni di seguire, mostrando attenzione e disponibilità alla persona. Laddove c’era qualche difficoltà se ne discuteva, tutta la comunità classe se ne occupava, sperimentando, nel confronto, coinvolgimento emotivo, sensibilità, solidarietà, valorizzazione delle diversità, spirito cooperativo, vicinanza, comprensione (nel senso di prendere a sé!).

Ho fortemente voluto che la mia classe partecipasse attivamente a tutte quelle attività espressive e culturali proposte dalla scuola da cui ne scaturissero delle discussioni (in contrasto con chi, ancora, insegue “il programma”), in particolare alla visione di due film eccezionali, profondamente umani e altamente formativi: “Basta guardare il cielo” e “Il Circo della Farfalla”.

Devo confermare che il mio rapporto con loro è diventato via via sempre più “adulto”, più comprensivo e maturo, e ho potuto constatare che anche i miei alunni si aprivano sempre più al dialogo autentico, riponendo, nell’insegnante-educatore, più stima e fiducia.

Li ho visti da vicino i miei alunni, uno per uno, quando si commuovevano o esprimevano sentimenti di gioia, quando si rattristavano, quando mostravano un alto senso e amore per la giustizia, rifiutando ogni sorta di sopraffazione, di egoismo e di volgarità, quando sbagliavano ed erano pronti a riflettere e a correggere gli errori, quando suonava la campana per la fine della lezione ed erano ancora fortemente motivati, ripiegati su sé stessi, intenti a chiarire, con profondità d’animo, dubbi e incertezze.

Ho potuto verificare più da vicino la profonda umanità che ogni ragazzo ha dentro di sé e che, opportunamente stimolata e sollecitata, può essere una precondizione per far scoprire loro vocazione e passione.


“E che cos’è la vocazione d’un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? Avere una vocazione, conoscerla, amarla e servirla con passione: perché l’amore alla vita genera amore alla vita”.

Questa è la via.


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Profondamente di Savifani, pubblicato il 01/08/2012

PROFONDA....MENTE

Ho potuto verificare più da vicino la profonda umanità che  ogni ragazzo ha dentro di sé  e che, opportunamente stimolata e  sollecitata,  può  essere una precondizione per far scoprire  loro  vocazione e passione. “E che cos’è la vocazione d’un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? Avere una vocazione, conoscerla, amarla e servirla con passione: perché l’amore alla vita genera amore alla vita.”

 

L'insegnante ha bisogno di conoscere la domanda ontologica dei ragazzi, la quale domanda non si riduce alle attitudini, alle possibilità-capacità; sta alla base di esse, si manifesta in esse, ma esprime quell'irripetibilità' di cui ogni ragazzo è portatore . Solo in un rapporto  autenticamente intersoggettivo, che privilegi un dialogo-vita, si può costituire l'ambiente adeguato per l'emergere della domanda di libertà e per l'attuarsi dell'edificazione libera di ogni cittadino. La formazione alla libertà, che genera vocazione e passione, richiede una disposizione culturale e un impegno axiologico che affermino  l'emergere della persona sul reale, una persona in cui si radica il momento relazionale e la responsabilità-compito dell'autorealizzazione.

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