Perché tanta violenza

“Educare i desideri, le speranze, le angosce, le paure, l’amore e l’odio, la passione e il dolore. A chi lasciamo questa educazione? Al caso, all’amico di strada, alla televisione, al cinema, alla discoteca, alla droga? Una bella anarchia da cui non esce nessuna educazione sentimentale ma il caos dei sentimenti e la paura per i propri sentimenti. L’educazione è innanzitutto compito del padre, poi della madre. La scuola, a sua volta, è chiamata a dare lo spessore culturale ai sentimenti di ogni singola persona.
Non ci sono scorciatoie”. (da ” I barbari della porta accanto”- Stefano Zecchi )

Per cercare di comprendere il dilagare della violenza bisogna analizzare i cambiamenti radicali della società e il fenomeno che il professor Stefano Zecchi (ordinario di estetica) chiama “laicizzazione” dei rapporti interpersonali.

Le relazioni sociali non hanno più l’impronta del valore religioso dei sentimenti, ma sono ridotte a oggetti concreti e per questo, come le cose delle quali ci serviamo quotidianamente, possono essere possedute, usate e distrutte.

L’educazione in ambito familiare riveste un ruolo importante e insostituibile, perché offre modelli di riferimento fondamentali per lo sviluppo della personalità.

Se la figura femminile ha il compito di proteggere i figli, il padre è colui il quale rappresenta un modello e un esempio da imitare, l’anticamera per l’ingresso nella società.

Purtroppo il nucleo familiare è attualmente l’anello debole; separazioni e divorzi hanno compromesso il tessuto di relazioni sul quale la famiglia costruisce e alimenta i rapporti interpersonali.

Le figure genitoriali, che un tempo costituivano un polo di aggregazione e di stabilità per la famiglia autogestita, hanno perso la loro rilevanza sociale, i membri che la rappresentano sono diventati “isole” separate da incomunicabilità e spesso indifferenza.

I figli sono sempre più soli, e questa solitudine si amplifica quando non ci sono prospettive per il futuro, anche perché il mercato del lavoro è in fase di stallo e soprattutto i giovani sono penalizzati.

La crisi economica si aggiunge alla perdita dei valori, e tutto questo degenera in violenza che spesso si traduce in atti lesivi contro la propria vita o contro quella dei familiari.

Non si può certamente generalizzare spiegando in modo semplicistico le cause della violenza, è certo comunque che la società sta attraversando un periodo molto critico, una fase storica in cui la resilienza, cioè la capacità individuale di reagire di fronte alle avversità, non sempre costituisce una efficace risorsa per poter contrastare gli eventi.

***
Immagine in testata di pixabay (licenza free to share)

Laura Alberico