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La misura delle distanze

Pubblicato il: 25/09/2012 11:05:42 -


La prossemica studia il modo in cui gli uomini occupano il proprio spazio in relazione agli altri. Fra territorialità e condivisione, cambia la misura delle distanze fisiche e psicologiche
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Il termine “prossemica” è stato introdotto dall’antropologo E.T. Hall nel 1963 per definire lo spazio di relazione (fisico, psicologico, emotivo) tra gli esseri umani. Questo concetto di spazio si estende anche agli altri esseri viventi in termini di “territorialità”, luogo d’incontro e di comunicazione mediata dai cinque sensi.

Hall definisce la prossemica “lo studio dei metodi con cui l’uomo acquista conoscenza del contenuto delle menti di altri uomini attraverso giudizi su modelli di comportamento associati a gradi di vicinanza a essi”. Ed è su questo assunto che definisce quattro tipi di distanze che caratterizzano il comportamento non verbale dell’uomo:
– la “distanza intima” che indica una stretta relazione tra due persone (madre-figlio o fidanzati) è quella che viene misurata nel raggio di 15-45 cm;
– la “distanza personale” è quella più frequente nelle relazioni tra amici e parenti (45-75 cm);
– la “distanza sociale” si instaura nelle relazioni professionali (da 1,20m a 3,50m) nelle quali anche la voce aumenta di tono per essere recepita in modo appropriato (insegnante- alunni)
– la “distanza pubblica” (da 3,60m a 7,50m) nella quale, assieme alla voce, cambia l’atteggiamento, che risulta più formale e distaccato (lezione di un docente universitario, discorso di un politico).

La tassonomia di Hall ha il compito di analizzare e catalogare il comportamento non verbale e certamente questi criteri hanno basi empiriche affidabili. Esistono, tuttavia, distanze incolmabili che non possono essere misurate, vicinanze false e apparenti che vorremmo dilatare all’infinito.

Con la razionalità l’uomo misura se stesso e gli altri mentre con le emozioni e i sentimenti si misura ogni giorno, accomodando l’obiettivo tra le luci e le ombre della sua vita. Forse è una questione di metodo o di esperienza, una personale ricerca empirica soggetta a variabilità e per questo impossibile da misurare.

D’altronde entrambi gli emisferi cerebrali “lavorano” insieme: la logica e la creatività possono diventare i pesi di una bilancia a due braccia che non raggiunge mai un perfetto e statico equilibrio. Per questo motivo lo spazio interpersonale (la “bolla prossemica” di Hall) si espande o si restringe a seconda delle situazioni e dipende in gran parte dalle caratteristiche psicologiche individuali e dal contesto sociale di appartenenza. Lo spazio mentale, più di quello fisico, è un territorio che va difeso e coltivato per colmare quelle distanze che hanno radici e convinzioni nei pregiudizi e negli stereotipi, distanze che ci allontanano da tutto quanto dovrebbe essere “a misura dell’uomo”.

Laura Alberico

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