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Ma Pisa 2009 serve a qualcosa?

Pubblicato il: 05/01/2011 15:02:00 -


L’articolo riporta l’intervento dell’autore al convegno “L’Educazione Fisica (o le Scienze motorie) di domani”, organizzato dal Centro Studi “Eugenio Enrile”. Dopo una sintetica presentazione della ricerca Pisa 2009, vengono formulate tre proposte per l’istruzione nazionale.
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Argomento di attualità dell’educazione mondiale è l’analisi della ricerca Pisa 2009. La lettura dei risultati dell’indagine Ocse-Pisa per il 2009 è particolarmente articolata e impegnativa. Sono stati recentemente pubblicati in lingua inglese 5 volumi, mentre un sesto sarà pronto per il mese di giugno 2011. Per una sintetica rassegna è disponibile un efficace sunto in tre lingue (oltre che in inglese anche in francese e in tedesco). L’Invalsi ha pubblicato proprie elaborazioni, in attesa delle traduzioni integrali in italiano.

La ricerca viene condotta ogni tre anni sui quindicenni dei 34 paesi OCSE, a cui si sono aggiunti 41 altri paesi, in tre ambiti: 1) comprensione del testo, 2) capacità matematiche e 3) conoscenze scientifiche. I dati hanno dimostrato di essere validi e attendibili, per cui meritano di essere opportunamente considerati.

Classifiche e paragoni non possono essere operati, perché i campioni e i riferimenti cambiano a ogni rilevazione, ma a ogni costo i giornalisti preparano comunque graduatorie, anche perché fanno più notizia. Che senso ha confrontare popolazioni italiane disomogenee, quelle del 2000, del 2003, del 2006 e del 2009, formate con criteri diversi (per esempio il campione italiano 2006 è stato costituito su 12 regioni, quello 2009 comprende tutte le realtà nazionali e anche i corsi regionali professionali), e con riferimenti altrettanto variati (per esempio, i paesi partecipanti da 35 nel 2000 sono cresciuti progressivamente fino a 74 nel 2009)?

Senza dubbio tale tipo di valutazione non è esaustiva della ricchezza e dell’autenticità degli studenti. Sarebbe interessante integrare la ricerca con test motori del tipo Eurofit. Forse in questo modo si evidenzierebbe ancor più la distanza degli europei dai sistemi formativi orientali, che adottano curricoli olistici, i quali curano equilibratamente corpo e mente. I paesi orientali (Shangai-Cina, Corea, Hong Kong, Singapore, Giappone ecc.) occupano i primi posti delle graduatorie 2009 anche per l’attenzione che hanno a una testa ben fatta in un corpo ben fatto, che si concretizza in un’ora di educazione fisica ogni metà mattina.

Gli studenti andrebbero monitorati, inoltre, seguendoli con rilevazioni preliminari a 7 e 11 anni, per esempio, come in Inghilterra, decontestualizzando il risultato, cioè depurandolo degli effetti del contesto socioculturale di provenienza. In tal modo emergerebbe il valore aggiunto determinato dall’azione della scuola.

La ricerca è utilissima soprattutto, però, a mostrare le debolezze dei sistemi nazionali. In primo luogo, la principale criticità dell’istruzione italiana è costituita dalla varianza tra scuole dei risultati, ovvero dalla loro dispersione, misura dell’equità del sistema. In Italia scuole anche dello stesso tipo che appartengono allo stesso territorio ottengono risultati molto diversi, mentre è relativamente ridotto l’intervallo di confidenza dei risultati all’interno delle singole scuole (varianza nelle scuole). La scuola e la società italiane sono davvero poco mobili e poco eque. In questa speciale classifica siamo purtroppo primi al mondo. Le competenze per la vita, decisive per tutti, in Italia non sono acquisite in modo omogeneo dagli studenti. In Canada, in Finlandia e a Shangai, paesi con risultati superiori alla media OCSE, la varianza tra scuole è particolarmente bassa, il che dimostra che la qualità non è incompatibile con l’equità: si possono preparare le eccellenze senza sacrificare i più deboli e viceversa.

In secondo luogo, un anello debole del sistema d’istruzione italiano è costituito dalle scuole paritarie, la cui performance è più bassa rispetto a quella delle scuole statali. In tal modo si evidenzia la necessità di rafforzare l’azione di controllo e di supporto della qualità in favore di questo segmento dell’istruzione pubblica, che è stato danneggiato dalla riduzione del numero dei dirigenti ispettori tecnici in servizio, tutti ormai in quiescenza o prossimi. Altrettanto critico è il risultato dei corsi professionali, superato, nell’ordine, da istituti professionali, tecnici e licei, i quali ottengono performance via via superiori.

L’urgenza di un rinnovamento dell’insegnamento tecnico-professionale (vocational), nei termini di innovazione metodologica e didattica, appare in tutta la sua drammaticità. Gli alunni che approdano alle scuole secondarie superiori paritarie e ai corsi professionali provengono principalmente da percorsi accidentati e problematici, che incidono pesantemente in modo negativo sul rendimento scolastico. Ciononostante, queste aree costituiscono fondamentali linee di sviluppo potenziale.

Nell’ottica dell’efficacia del sistema d’istruzione, ulteriore impulso dovrebbe ricevere, infine, l’istituzione di un istituto superiore polispecialistico a indirizzo sportivo in ogni capoluogo di provincia, in modo da facilitare agli studenti atleti la prosecuzione di studi di qualità.

I documenti citati sono disponibili agli indirizzi web:
PISA 2009 Results

Pisa 2009, documentazione in italiano sul sito dell’INVALSI

Gennaro Palmisciano

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