Lettera a una professoressa, perché conto su di lei!

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di Martina Di Perna | del 05/12/2012 |2 COMMENTI |commenta

Lettera a una professoressa, perché conto su di lei!
“Perché chiamiamo la Storia maestra di vita se l'uomo non impara mai la lezione?”

Gentile professoressa,

chi le scrive in questo giorno di domenica non è una ragazza, non è un ragazzo, non è un suo studente di oggi, né del passato. Posso solo dire che io le scrivo dal futuro, ma vengo dal passato. Sempre sono stato/a e sempre sarò, perlomeno finché la razza umana vivrà.
Le do un indizio.
Io sono l'adolescenza, io sono quel vento di primavera che ci accompagna per mano dallo stato infantile a quello adulto.

Io non ho un corpo ma sono una condizione psicologica. Io sono fragile e ho tanta voglia di indipendenza, ma ho un gran bisogno di una persona di riferimento. Ecco perché, professoressa, ho scelto lei, lungo il fiume dei secoli, per farle una domanda.

Chiedo a lei, come chiederei a Socrate o a un insegnante del prossimo millennio come dell'antica Roma:

“Perché chiamiamo la Storia maestra di vita se l'uomo non impara mai la lezione?”.

È forse l'uomo, da sempre, un cattivo alunno? È possibile che, nonostante tutte le ripetizioni che il generoso tempo gli fa, non impara la lezione?

Perché, professoressa, ci sono ancora le guerre se la Storia ci ha insegnato che dipendono sempre da motivi economici? Perché c'è ancora chi muore di fame se le superpotenze potrebbero tutte insieme, volendo, risolvere questo problema?

Perché gli studenti devono tornare ad occupare le scuole a causa di cattivi governi che bistrattano la gioventù e dilaniano i settori più importanti di una nazione, come la scuola e la sanità?

Ho altre mille domande, ma il mio tempo è finito, devo andare. Non lo chiedo per me, professoressa, ma per quei mille volti, quei milioni di volti che da millenni io vedo, ragazzi e ragazze, rattristati, malinconici, incerti del futuro.

Ma forse una cosa l'ho capita. Io, professoressa, io sono quell'incertezza.

Io conto su di lei perché la storia, la storia no, non è maestra!


Dal Futuro



Domenica 25/11/2012



Nota: la lettera è destinata alla prof.ssa Campolongo, docente di lettere, oltre che a Education 2.0.

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anche noi saremo STORIA di Filomena Rocca, pubblicato il 04/09/2013

Anche noi stiamo scrivendo la storia; la storia, da sempre, è fatta da uomini e donne: dai loro pensieri, dalle loro azioni, dagli scritti, dai fatti, dalle opere, dai compromessi, dai ricatti e chi ne ha più ne metta, ma è sempre fatta dagli uomini e dalle donne che hanno studiato la storia e da questa hanno imparato che chi fa sbaglia ma chi non fa non corre il pericolo di sbagliare. Non è qualunquismo ma voglia di fare con entusiasmo, di reagire e di non farsi passare tutto sulla testa. è l'insegnante che deve provocare il contagio dell'ENTUSIASMO!  è l'unica chiave per imparare a vivere e fare la storia. Quindi il commento alla "lettera" che io non definirei amara ma disorientata e alla ricerca di punti di riferimento, io rispondo che è bello che un/a adolescente cerchi il confronto con la professoressa che rappresenta una di quelle donne che insieme agli uomini stanno facendo la storia, che vive nella scuola e che nella scuola prova a fare la storia. Io sono una professoressa e sono orgogliosa che questa lettera si rivolga a NOI in quanto donne ed insegnanti insieme.

Lettera amara di Maurizio Tiriticco, pubblicato il 07/12/2012

E' una lettera molto amara! Non abbiamo imparato nulla, non siamo capaci, noi umani, di imparare qualcosa dalla storia che noi stessi facciamo giorno dopo giorno! E allora dov'è l'Intelligenza, quella con la I maiuscola, che dovrebbe caratterizzare gli umani, al vertice di tutto il mondo animato, vegetale e animale? La storia dovrebbe e potrebbe essere maestra di vita, come dicevano i Romani, e non solo loro, ma il problema è un altro: sono gli alunni che non vogliono imparare! Ma si tratta di una affermazione che tutta la pedagogia ha sempre rifiutato! In effetti, un buon maestro riesce sempre a catturare l'attenzione e l'interesse dell'alunno, quindi a provocarne l'apprendimento! E allora, forse è la storia stessa una cattiva maestra? Questo mi sembra il pensiero nascosto, ma non troppo, della nostra alunna! Insomma, materia per riflettere c'è! E' un paradigma millenario che la nostra studentessa liquida in poche righe! E allora non c'è speranza? Siamo solo in presenza di Una pessima maestra e di pessimi alunni?!?! Siamo condannati allora  a preparare il peggio? E a prepararci al peggio? Stiamo uccidendo il pianeta e noi stessi e andiamo alla ghigliottina danzando? La storia come il pifferaio magico dei Fratelli Grimm? E allora diventa anche difficile capire se la favola è la metafora della Storia o è la Storia stessa la metafora della favola! Di qui il pessimismo più nero! Ed è preoccupante! Vorrei sperare che non tutti i compagni di classe della nostra studentessa la pensino così! Non so! Ma una società che produce le follie dei Vaffa e dei Casaleggio non è affatto rassicurante... e allora tutti a tuffarsi nello Stretto di Messina... e ad affogare?  

 

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