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Il drago

Pubblicato il: 29/11/2010 14:42:00 -


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Spesso nella vita scolastica ci troviamo di fronte ad alunni con storie personali diverse che ci inducono a pensare e a riflettere su cosa significhi la diversità. In questa visione si riscoprono canali di comunicazione che hanno il pregio di essere unici perché attraverso la scoperta si riescono a canalizzare quelle energie positive individuali che altrimenti non potrebbero emergere né esprimere la loro potenzialità.
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“Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri” (Oscar Wilde). Dicono che i bambini si assomigliano tutti, ma non è vero. Ci sono quelli a cui la normalità ha regalato l’aura dignitosa dell’ingenuità e dell’incoscienza, della vivacità o della timidezza, sorrisi ed espressioni dell’età in cui si scopre pian piano il senso della vita con tutti i suoi interrogativi e necessità. E poi ci sono gli altri, quelli nati sotto una cattiva stella che li seguirà per sempre con il distintivo della diversità. La diversità riesce solo a far rima con la normalità. Tutto ciò che non è normale distingue e attira l’attenzione degli altri quando la natura sconvolge e rimescola disordinatamente quelle carte in cui è custodito il nostro destino, senza chiedere il permesso, come un ospite indesiderato che spalanca la porta di casa e con prepotenza impone la sua volontà e stravolge l’equilibrio familiare.

Piccolo di statura e non particolarmente bravo a scuola C. manifestava evidenti tic motori che si accentuavano quando l’emotività lo stringeva forte in una morsa tenace. La calma apparente spesso era l’anticamera del disordine interno che affiorava prepotentemente nei gesti convulsi e incontrollati che lui conosceva bene e con i quali doveva convivere accettando quella parte di sé sconosciuta, un bagaglio di tensioni e di pulsioni la cui origine era in un organo complesso come il cervello. Una diversità congenita, una malattia rara e ancora in parte sconosciuta che domina la volontà e costringe a movimenti ripetitivi ed espressioni che somigliano a versi quasi animaleschi.

Credo mi abbia studiata attentamente prima di mostrarmi i suoi disegni. Tratti decisi e lineari in immagini fantastiche di cavalieri su cavalli imbizzarriti e un drago crestato che io gli ho chiesto come regalo. Nelle favole il drago è il simbolo della forza maligna, quella potenza oscura che bisogna distruggere per ottenere la libertà e gli onori. Perché la vita è sempre una lotta, immaginaria o reale, contro i fantasmi e la natura, un percorso accidentato in cui si cade per volontà o casualità. Si lotta con la mente e con il corpo, con il dolore e l’innocenza per diventare protagonisti e attori di una storia e, anche solo con l’immaginazione e la fantasia, essere capaci di sconfiggere il male. Il drago ha ingoiato le paure che ci separano, guardiamo insieme nella stessa direzione accogliendo i segni di un linguaggio speciale e unico che riesce a superare e vincere gli ostacoli della diversità.

Laura Alberico

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