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Didattica e apprendimento

La valutazione tra passato e futuro

di Maurizio Tiriticco, pubblicato il 13/03/20092 commenti |

Una splendida carrellata sulla storia e il significato della valutazione in questo saggio di Maurizio Tiriticco.

La valutazione degli apprendimenti non è affatto indifferente né ai processi di insegnamento né alle finalità che una classe politica assegna a un sistema di istruzione. In una società e in una scuola selettiva, la valutazione sarà finalizzata in primo luogo a discriminare gli alunni cosiddetti “migliori” dai “peggiori”. Invece, in un sistema di istruzione democratico e inclusivo, la valutazione costituisce uno strumento di promozione e di orientamento per garantire a tutti, non uno di meno, quello che il nostro dpr sull’autonomia definisce il suo personale “successo formativo”. Nella storia del nostro Paese la valutazione, con alterne vicende, è servita nella scuola di base a socializzare i nuovi nati alla lingua e ai valori del Regno d’Italia, a orientare i “migliori” a studi fortemente intellettuali e i “peggiori” a studi tecnici e professionalizzanti. Con il fascismo la valutazione divenne uno strumento di vera e propria acculturazione al credo imposto dal regime fascista. Con l’Italia repubblicana, dalla fine degli anni Settanta la valutazione nella scuola di base obbligatoria ha assunto un ruolo promozionale, che nel corso degli anni ha conosciuto diverse forme e stagioni. Attualmente, con la scelta operata dall’attuale governo di ritornare ai voti, si corre il grosso rischio di tornare a una valutazione selettiva e discriminante nell’intero primo ciclo di istruzione. Il fatto che l’innalzamento dell’obbligo fino ai 16 anni di età possa effettuarsi non solo nell’istruzione, come si è scelto con lo scorso governo, ma anche nella formazione professionale, costituisce un vulnus che tenderà ad abbassare i livelli di conoscenze e di competenze dei nostri giovani. Il voto costituirà il volano per orientare i nostri quattordicenni all’istruzione o alla formazione professionale: un ritorno alla scelta operata dalla Moratti.


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Maggiore di 7! di carlottarossi, pubblicato il 21/07/2009 Esame di stato:Perchè i commissari esterni sono più equi nella valutazione?E` questo il motivo - ormai si sa ... - per cui non e` possibile una valutazione "oggettiva", ma (con molta, molta fatica, competenza, ecc.) del tutto "approssimata" all'oggettivita`?.. Ne ho avuto prove evidenti sia come docente che come genitore. E' la profezia che si avvera e la valutazione conferma il pregiudizio che ha il docente sull'apprendimento conseguito, oltre quel limite l'alunno non potrà migliorare...nemmeno con una prestazione eccellente perchè ne verrà messa in dubbio l'autenticità. Certi docenti non utilizzano i voti superiori al 7!

Valutazione nella primaria di alice66, pubblicato il 22/04/2009 Noi dobbiamo convincere , noi stessi prima di tutto, e le famiglie che il ritorno alla valutazione in decimi cancella decenni di studi e lavori e discussioni in sede di scrutini. Da docente non trovo sia giusto " liquidare" tutto il mio percorso educativo di trasmissione di conoscenze e competenze e il faticoso percorso dei miei alunni e delle mie alunne per costruirsi il patrimonio di conoscenze e competenze con un numero. E poi Quanto vale il ....6 o il 10. Dice un numero se ho imparato o meno ,se adesso sono capace di fare o meno ?

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